GeaPress sarà la prima agenzia di informazione a trattare specificatamente di cosa succede agli animali al verificarsi di una emergenza.
L’approccio sarà biocentrico. Sarà Gaia a stabilire le sue priorità, le sue stagioni, il suo modo di vivere. Il Pianeta Terra ancora oggi è in via di formazione, ha iniziato a “farsi” alcuni miliardi di anni fa ma ancora non ha ben deciso cosa vorrà diventare da grande; è pur vero che questa decisione non dipende solo da Lei ma anche dal Sole e dagli altri pianeti e persino dalle traiettorie di milioni di asteroidi vaganti. Ma la Terra ci mette del suo a stare sempre in movimento, in bilico tra le stagioni, ad attivare le “precessioni”.

Terremoti, alluvioni, vulcani attivi, glaciazioni e lunghi periodi caldissimi hanno sempre coinvolto TUTTI i viventi delle aree dove si sono verificati e si verificano. Negli ultimi dieci milioni di anni sono comparsi anche gli “umani” ad incrementare i “disturbi”. Per un gran numero di specie di esseri viventi gli ultimi secoli di “convivenza” con gli umani rappresentano l’avvio della vera catastrofe. Gli allevamenti intensivi di animali a fini commerciali e produttivi sono una permanente emergenza per tutti quegli animali che vi nascono e soprattutto che vi muoiono; negli allevamenti di terra e di mare la morte arriva sempre violenta e prima del termine del proprio ciclo vitale. Miliardi di animali, di terra e di mare, sono ammazzati con crudeltà ogni giorno per soddisfare i piaceri dell’uomo.

Ecco, in questa pagina, non leggerete di questi animali, potrete farlo nelle numerose e documentate altre parti del sito. In questa pagina si leggerà solo di animali che sono coinvolti nelle emergenze a “prescindere” dall’uomo o quand’anche siano provocate dagli umani.

Al termine del racconto di una alluvione, durante una lezione di protezione civile, chiedevo ai ragazzi se immaginavano dove andavano a finire le vipere o le formiche durante la piena di un fiume che invade una vasta area per parecchi giorni. Risposta difficile. Proviamo a rifletterci un po’. Le vipere sono piuttosto lente nei movimenti e difficilmente abbandonano un buon territorio, raramente utilizzano gli alberi – a differenza dei biacchi ottimi arrampicatori-  e non amano troppo le tane scavate dalle talpe, per il letargo volentieri scelgono anfratti profondi (a tenuta termica garantita) nelle pietraie. Una piena può essere letale per molti serpenti della zona, si salvano quelli che trovano una tana plurisifonata e quelli che riescono a nuotare sino all’asciutto. Le formiche hanno sviluppato nel tempo di milioni di anni una grande capacità ingegneristica nella realizzazione delle loro tane e sono in grado di reggere le piene per molti giorni; succede che al ritiro dopo due settimane delle acque da una golena, passino poche ore e sgambettino fuori da buchini nel fango centinaia di formiche super attive.

E tutti gli animali piccolissimi e grandissimi che vivono nelle aree del Pianeta con ricorrenti inondazioni? In genere fanno i migratori parziali, ottimi meteorologi, si spostano dalle zone più esposte verso aree “storicamente” meno investite. Lo stesso vale per i terremoti. E’ ormai letteratura umana la diversa sensibilità e capacità di molte specie di animali di avvertire “prima” gli eventi sismici; i geologi cinesi stanno imparando molte cose dalle carpe e dai topi. Potrebbe tornare utile, per ridurre i danni anche agli umani, osservare con rispetto ed attenzione i comportamenti naturali degli animali.

Durante il grande terremoto di Sumatra del dicembre del 2004 ed il conseguente tsunami furono documentati i comportamenti previdenti di fuga di molti animali. Tutti di animali tenuti in cattività dagli uomini morirono e le cause della loro morte fu attribuita al sisma e non alle catene che impedivano loro di trovare uno scampo.

Ogni estate, ma è estate in qualche parte del Pianeta sempre, si susseguono gli incendi. Di certo il 95% degli incendi sono appiccati dagli uomini, in maniera cosciente o per stupidità; le conseguenze di un incendio sono drammatiche per la vegetazione e per gli animali in diretto rapporto con la superficie bruciata e la velocità di propagazione dell’incendio stesso. In questa estate del 2010 nell’emisfero Nord un vasto e durevole incendio percorre migliaia di ettari dei boschi nella Russia. Sono milioni e milioni di alberi e cespugli che muoiono prima del loro tempo, sono miliardi di piccoli e grandi animali che intossicati, bruciati, assetati muoiono prima del loro tempo.
Animali e piante convivono con la Terra e le sue “evoluzioni”, le conseguenze drammatiche derivanti dai fenomeni catastrofici naturali potrebbero, per TUTTI, essere minori se gli umani non ci mettessero del loro per incrementare i danni.

Edward Goldsmith, nel suo “Il Tao dell’ecologia” (1997 Franco Muzzio editore) indica nel disclimax la fase più positiva per la vita, per il bios; il periodo della competizione tra TUTTI i viventi per il nutrimento, la fase di maggiore attività e miglior utilizzo della biocenosi.
La fase di ripopolamento biologico di una area investita da un evento catastrofico è di certo una grande prospettiva di futuro per i viventi che vi si affacciano.
La Terra ha anche maturato una sua capacità di “espulsione” dei parassiti dannosi, gli uomini  stanno facendo di tutto per essere i primi in questa lista.

Pio Acito  –  disaster manager

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