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		<title>Il dramma dei cani di Mirabello Sannitico</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 16:03:55 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-23847" title="rifugio di mirabello" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/rifugio-di-mirabello-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />GEAPRESS &#8211; Altri 30 centimetri di neve che stanno rendendo complicato, tra gli innumerevoli problemi sollevati dall&#8217;ondata di maltempo, spalare le strade di Mirabello Sannitico (CB). Lo stesso paese è di fatto intasato dalla neve. A riferirlo a GeaPress è lo stesso Sindaco Luciano Di Biase, da noi contattato a seguito della drammatica situazione nella quale si è venuto a trovare il rifugio di Maria Rosaria Romano (vedi <a href="http://www.geapress.org/randagismo/i-cani-di-mirabello-sannitico-rifugio-crollato-moriremo-con-i-cani/23824" target="_blank">articolo</a> GeaPress).</p>
<p>Poi ci sono gli oltre sessanta chilometri di strade interpoderali, tra cui quella del rifugio. In tutto i mezzi che ha a disposizione il Comune sono solo tre spalaneve. Neanche il tempo di liberare una strada e già poco dopo è di nuovo bloccata dalla neve.</p>
<p>Stamani, alle 12.15, dopo una notte drammatica, il Sindaco stesso ci ha comunicato che lo spalaneve è finalmente arrivato al rifugio di Maria Rosaria. Peraltro, nella zona, vi era una famiglia isolata.</p>
<p>Ieri sera, dopo le telefonate intercorse con l&#8217;Ufficio di Gabinetto della Prefettura di Campobasso e con la Protezione Civile, due Vigili del Fuoco hanno potuto raggiungere a piedi il rifugio sommerso dalla neve. Tutto quello che però hanno potuto fare è stato impilare le pedane di legno nella stanza dove già era ceduta una trave. Un recinto, invece, era già crollato, mentre altri quattro presentano ora le travi gravemente danneggiate sotto il peso della coltre nevosa. Il manto bianco sta aumentano di ora in ora e nessuno è riuscito a porre rimedio. Gli stessi Vigili del Fuoco hanno rilevato come senza mezzi adeguati, non vi sia molto da fare. Qualora fossero saliti sul tetto, ne avrebbero provocato il crollo a causa del loro stesso peso.</p>
<p>Maria Rosaria Romano, lancia una appello a chi può, tra le ditte o semplici privati del posto, a fornire le impalcature necessarie a puntellare i tetti. Occorrerebbe anche particolare attrezzatura, tipo bobcat, per consentire il veloce accesso nello stesso rifugio di fatto sommerso anche nelle parti interne dalle neve. GeaPress mette a disposizione la sua mail (<a href="mailto:info@geapress.org">info@geapress.org</a>) pregando di utilizzarla solo per disponibilità concrete. Niente auguri o domande su come stanno gli animali; rischiano solo di intasare la mail. Per chi volesse invece contribuire con una donazione di denaro è disponibile la pagina (<a href="http://www.geapress.org/cani-mirabello-sannitico/" target="_blank">VEDI PAGINA DEDICATA</a>) che GeaPress già nelle scorse settimane aveva messo a disposizione per il Rifugio di Mirabello Sannitico.</p>
<p>Allo stato tutti i cani sono salvi, mentre i gatti che si era riusciti a far fuggire prima del crollo del tetto, sono stati avvistati. Solo per due, però, si è arrivati a sistemarli in un locale sicuro.</p>
<p>Purtroppo i prossimi giorni non prevedono nulla di buono. Altre nevicate e, secondo alcune previsioni, a partire dalla seconda metà della settimana, pure pioggia. L&#8217;ammasso nevoso diventerebbe a quel punto insostenibile.</p>
<h3><strong><a href="http://www.geapress.org/cani-mirabello-sannitico/" target="_blank">PER AIUTARE I CANI DI MIRABELLO SANNITICO CLICCA QUI</a></strong></h3>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>L&#8217;Aquila – emergenza al rifugio della Lega Nazionale Difesa del Cane</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 15:11:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-23843" title="simbolo lega del cane" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/simbolo-lega-del-cane1-218x300.jpg" alt="" width="218" height="300" />GEAPRESS &#8211; Appello della Lega Nazionale per la Difesa del Cane di L&#8217;Aquila, per i 400 ospiti del rifugio di Paganica. La scena che si è presentata stamani ai volontari, giunti sul posto dopo due chilometri e mezzo percorsi a piedi tra la neve alta, era particolarmente grave. Il manto bianco ha bloccato tutto. Non è possibile neanche aprire i cancelli dei box. Cani bloccati tanto da rendersi impossibile lo stesso recupero delle ciotole.</p>
<p>Nonostante già ieri la situazione fosse particolarmente critica, i volontari erano riusciti a somministrare cibo e terapie, ma oggi è tutto bloccato. Di fatto non si riesce ad operare in alcuna maniera.</p>
<p>La Lega Difesa del Cane lancia pertanto un appello al Comune ed ai Vigili del Fuoco che nelle scorse ore avevano già risposto di avere tutte le squadre impiegate nell&#8217;emergenza neve. Stamani i volontari hanno altresì denunciano come nessun numero del &#8220;piano neve&#8221; di Comune e Prefettura, è disponibile.</p>
<p>La Lega Difesa del Cane sta in queste ore rinnovando l&#8217;appello alle autorità competenti, ed in particolare ai Vigili del Fuoco affinché si attivino urgentemente con una squadra. </p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Piglia la pistola – il filmato di Striscia e gli uccellatori campani</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 13:48:06 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-23836" title="bracconaggio striscia" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/striscia3-300x223.jpg" alt="" width="300" height="223" />GEAPRESS &#8211; &#8220;<em>Piglia la pistola</em>&#8221; gridava il bracconiere inseguito da Edoardo Stoppa nei vicoli di Casavatore, in provincia di Napoli. Un momento di nervi oppure una esagerata manifestazione di potenza? Di sicuro non c&#8217;è da scherzare visto che la cosiddetta primula rossa del bracconaggio, alias Giovanni Alleluia, al quale parrebbe potersi addebitare la mente che gestisce il bracconaggio, era agli arresti domiciliari con l&#8217;accusa di essere uno dei componenti del clan Moccia. Le accuse rivolte al clan, sono quelle di racket, usura ed anche, tanto per rimanere in tema di pistola, gambizzazioni.</p>
<p>Una nutrita schiera di affiliati, tra cui i cosiddetti &#8220;senatori&#8221;, ovvero una ristretta cerchia di accoliti, in diretto contatto con il capoclan. Uno schema, questo, più tipico delle organizzazioni mafiose siciliane che dei clan napoletani. Una mega retata ai danni del clan Moccia, venne eseguita dalla Polizia di Stato nel corso di una ampia operazione condotta nell&#8217;estate 2010. Poco prima, una persona mandata da Striscia La Notizia, aveva ripreso il sig. Alleluia nel suo negozio di animali di Afragola. Sono il primo bracconiere, diceva, e ti procuro scimmie (scontate) a 3500 euro, giraffe e zebre a 10.000, mentre cardellini, fanelli, fringuelli a blocchi di cento animali. &#8220;Te li porto lì&#8221;, diceva all&#8217;infiltrato di Striscia (<a href="http://www.striscialanotizia.mediaset.it/video/videoextra.shtml?14644" target="_blank">VEDI VIDEO</a>).</p>
<p>Ma lì dove? Quello che sembra venire fuori dal mondo degli iperattivi bracconieri napoletani, è una vera e propria organizzazione verticistica che ricetta fauna selvatica ed è in grado di consegnarla in ogni parte d&#8217;Italia. Gli uccellatori partenopei arrivano a piazzare le loro reti dalla Calabria fino alla Toscana, quasi al confine ligure. Importano dalla Sicilia soprattutto Fanelli e Cardellini, due piccoli uccelli protetti dalla legge. La Sicilia è però terreno di caccia inviolabile. Operano diversi gruppi, sopratutto palermitani e catanesi. Questi ultimi, in sinergia con messinesi e siracusani, riforniscono anche Malta. E di poche ore addietro la denuncia da parte dei Carabinieri nei confronti di due uccellatori sorpresi a Catania mentre avevano appena rifornito un camionista maltese. Nel passato sono avvenuti anche sequestri maggiori come quello operato nell&#8217;approdo di Portopalo (SR) di Capo Passero, di migliaia di piccoli uccelli di cattura, pronti ad essere prelevati da un peschereccio.</p>
<p>Secondo Antonio Colonna, Responsabile del Nucleo Operativo Antibracconaggio della Le.I.D.A.A., l&#8217;Associazione animalista presieduta dall&#8217;ex Ministro del Turismo Michela Brambilla, quello sventato ad Afragola (vedi <a href="http://www.geapress.org/zoomafia/afragola-na-il-traffico-di-uccelli-protetti-in-mano-alla-camorra/23606" target="_blank">articolo</a> GeaPress) si prefigura come una sorta di vera e propria organizzazione impostata secondo schemi tipici dei clan camorristi.</p>
<p>&#8220;<em>Ci sono gli uccellatori sul campo, ovvero, come dicono loro, quelli che sono sempre in mezzo alla terra, e i ricettatori </em>– riferisce a GeaPress Antonio Colonna – <em>Poi le persone che consegnano, ma non solo a Napoli e dintorni, ma anche in nord Italia, dove erano sicuramente destinate le allodole trovate ad Afragola e che, per un uccellatore meridionale, non hanno significato. Questi uccelli </em>– aggiunge il Responsabile Antibracconaggio della Le.I.D.A.A. &#8211; <em>servono invece per i cacciatori del nord Italia e posso dimostrare, dai numerosi sequestri penali eseguiti, come su questi animali vengono poi applicati gli anelli che ne attestano la nascita in cattività</em>&#8220;.</p>
<p>Gli uccellini, stante così le cose, verrebbero riciclati nel mondo degli allevatori ufficiali che, nel nord Italia, potrebbero rifornire i cacciatori di capanno.<br />
 <br />
&#8220;<em>Non solo allodole per il nord Italia </em>– aggiunge Antonio Colonna – <em>ma anche cardellini, fringuelli ed altri appartenenti all&#8217;avifauna protetta. Un commercio </em>– spiega Colonna – <em>che movimenta tanti soldi e giustifica evidentemente il costituirsi di una vera e propria organizzazione criminale, con i suoi capi, gli affiliati, i ricettatori. Un cardellino dal buon canto, può essere venduto anche alcune centinaia di euro, e stiamo parlando di decine di migliaia di animali e solo per alcuni di questi gruppi</em>&#8220;.</p>
<p>Poi c&#8217;è Afragola e il sig. Alleluia. Edoardo Stoppa ha mostrato come nella sua casa tenesse una sorta di allevamento personale. Stante lo stesso comunicato della Polizia di Stato, a lui, nonostante gli arresti domiciliari, parrebbe tutt&#8217;ora ricollegarsi l&#8217;attività del negozio di animali di Afragola. Lo stesso documentato da Stoppa già due anni addietro.</p>
<p>La consegna dei cardellini all&#8217;infiltrato di Striscia è, invece, avvenuta a Casavatore, sempre in provincia di Napoli. Poi la corsa tra i vicoli ed il fermo dei bracconieri, ivi compreso quello che voleva una pistola, appena accortosi del tranello teso da Stoppa. Una operazione alla quale hanno dato un contributo fondamentale le Guardie della Le.I.D.A.A. (Lega Italiana per la Difesa degli Animali e dell’Ambiente).</p>
<p>L&#8217;unica cosa che non quadra, considerato il livello criminale cresciuto sul traffico di fauna selvatica, è la riottosità del mondo politico a rivedere i reati venatori, tra cui quello di uccellagione. Tutti reati di contravvenzione che mai potranno far paura a chi viola la legge, sia per la bassezza delle pene di ammenda che di arresto, di fatto di gran lunga inferiore ad ogni possibilità di scontare anche un solo secondo di carcere. In Italia per potere essere condannati ad una pena alternativa al carcere (ad esempio affidamento ai lavori sociali) occorrono tre anni di previsione reclusiva. Per il carcere, quattro. Per i reati venatori, ivi compresi i più gravi, si parla al massimo di un anno di previsione&#8230;</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Vivisezione: l&#8217;emendamento Brambilla e il mal di pancia degli sperimentatori</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Feb 2012 12:15:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[GEAPRESS &#8211; Emendamento Brambilla approvato alla Camera (vedi articolo GeaPress) e pressione più alta in casa degli sperimentatori. Devono ancora esservi gli altri passaggi parlamentari, ma quell&#8217;articolo che vieta in Italia gli allevamenti di cani, gatti e primati, ha inquietato non poco. La proposta emendativa, riportante la firma degli Onorevoli Ceccacci Rubino, Giammanco, Mancuso, Frassinetti, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-17299" title="beagle" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/beagle4-300x231.jpg" alt="" width="300" height="231" />GEAPRESS &#8211; Emendamento Brambilla approvato alla Camera (vedi <a href="http://www.geapress.org/sperimentazione-animale/vivisezione-approvato-lemendamento-brambilla/23743 " target="_blank">articolo </a>GeaPress) e pressione più alta in casa degli sperimentatori. Devono ancora esservi gli altri passaggi parlamentari, ma quell&#8217;articolo che vieta in Italia gli allevamenti di cani, gatti e primati, ha inquietato non poco.</p>
<p>La proposta emendativa, riportante la firma degli Onorevoli Ceccacci Rubino, Giammanco, Mancuso, Frassinetti, Repetti, Mannucci e Catanoso, è stata attaccata poche ore prima del passaggio in Aula, da ben cinque associazioni ricollegabili al mondo della sperimentazione animale oltre che dall&#8217;intera Università di Modena e Reggio Emilia. Non sappiamo se tale prestigiosa Università, con la sua presenza, abbia inglobato un identico pensiero di tutte le Scienze (tutte, al loro interno, egualmente condividenti) che la costituiscono. Certo che, se così fosse, verrebbe da dire che tutte le altre Università italiane non la pensano alla stessa maniera.</p>
<p>Il sunto del documento è stato diffuso da Anmvi Oggi, ovvero il quotidiano dell&#8217;Associazione Nazionale Medici Veterinari Italiani. Quello che più colpisce non sono tanto le accuse ad un emendamento che a loro dire rischia di bloccare la ricerca biomedica italiana e la ricerca su gravi malattie (fatto questo già noto nelle più comuni critiche di chi difende gli attuali metodi sperimentali), quanto il richiamo alla crisi economica e alla perdita dei posti di lavoro. Un quadro a tinte fosche, dunque, che vede accavallarsi le ipotesi più catastrofiche una volta addebitabili alla fine del millennio ed ora alla nota profezia Maya del 2012. Certo che dal loro punto di vista le date coincidono. Questo perché, come ricorda l&#8217;ANMVI, le disposizioni intraprese dagli Stati membri che intendono assicurare una protezione più estesa gli animali, devono essere comunicate alla Commissione entro il primo gennaio 2013. Dunque, per qualcuno, i Maya potevano avere ragione.</p>
<p>Quello che non quadra, però, è come tale buio scenario possa realizzarsi nel momento in cui l&#8217;emendamento Brambilla, purtroppo sfoltito durante i rimaneggiamenti che hanno preceduto i lavori di Commissione, prevede la chiusura solo degli allevamenti di cani (ovvero Green Hill, essendo l&#8217;ultimo rimasto in Italia), di gatti e di primati. Nulla, invece, per topi, ratti, conigli, ed altre cavie.</p>
<p>I cani, dicono il cartello di Associazioni, Istituti e singola Università, verranno acquistati dall&#8217;estero e la ricerca rischierà di essere delocalizzata. Forse, ma se tale rischio è messo in conto, ovvero per i maggiori costi del trasporto, vi è anche quello di ritrovarci non solo Green Hill, ma anche altri allevamenti di cani per non parlare della possibile apertura di gattifici e primatifici pronto consumo. Magari, avremmo risolto anche il problema della disoccupazione &#8230;</p>
<p>Il vero problema, in realtà, potrebbe risiede altrove. Piaccia oppure no, ma il futuro della sperimentazione animale risiede negli Uffici europei. Prima o poi se ne tornerà a parlare ed un paese che ha vietato almeno in parte i suoi allevamenti farà acquisire, nel suo complesso, una valenza politica diversa all&#8217;intero problema.E&#8217; forse questo quello del quale si ha paura?</p>
<p>Non a caso chi ha sottoscritto ora quel documento si fa in quattro nel ribadire che la Direttiva approvata nel settembre 2010 è una buona Direttiva e che tutela il benessere degli animali. La stessa Direttiva per la quale scesero nelle piazze di numerose città italiane, molte decine di migliaia di persone. Cortei e altre manifestazioni animaliste, mal riprese dagli organi di informazione, che dimostrarono come da Bolzano a Palermo, a molti cittadini italiani la vivisezione non piace (vedi <a href="http://www.geapress.org/sperimentazione-animale/vox-populi-no-alla-vivisezione/6014" target="_blank">articolo</a> GeaPress). Addirittura l&#8217;86,3% secondo l&#8217;ultimo Rapporto Eurispes (vedi <a href="http://www.geapress.org/ambiente/eurispes-2012-la-sanita-che-cura-il-reddito-%E2%80%93-no-a-caccia-e-vivisezione-lo-zoccolo-duro-dei-vegetariani/23576" target="_blank">articolo</a> GeaPress). Chissà quanto sarebbe questa percentuale se solo venisse a tutti mostrato cosa succede in un laboratorio. Fosse solo per una equità nelle informazioni fornite a chi poi deve farsi un&#8217;idea.</p>
<p>Secondo il documento di chi sperimenta, la Direttiva europea è però il frutto di anni di comune impegno e delle convergenza di varie entità tra cui associazioni protezionistiche. Del resto la Direttiva venne salutata da un incredibile documento della lobby animalista europea, ben rappresentata in Italia, che definì un buon punto di partenza quello che in realtà l&#8217;On.le Sonia Alfano, in una intervista rilasciata a GeaPress (<a href="http://www.geapress.org/sperimentazione-animale/vox-populi-no-alla-vivisezione/6014" target="_blank">vedi intervista</a>), ricondusse al voto dei colonnelli e dei tanti soldatini della lobby industriale che ha veramente lavorato in favore della Direttiva.</p>
<p>A dimostrazione della bontà della Direttiva e della pericolosità dell&#8217;emendamento Brambilla, il documento di chi sperimenta richiama il divieto di eseguire interventi che non prevedono anestesia e analgesia qualora provochino dolore. Un fatto inspiegabile dal momento in cui, sempre secondo gli sperimentatori, il grado di dolore già è ben definito dalla Direttiva, ovviamente a garanzia degli animali&#8230;</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>I cani di Mirabello Sannitico, rifugio crollato &#8211; moriremo con i cani</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:40:48 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-22686" title="mirabello sannitico" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/mirabello-sannitico.jpg" alt="" width="270" height="265" />GEAPRESS &#8211; Sotto 65 centimetri di neve. Una situazione drammatica quella che si sta vivendo in queste ore a Mirabello Sannito (CB), il rifugio che GeaPress aveva deciso di aiutare con una raccolta fondi. Alcuni reparti sono già crollati sotto il peso della neve, mentre in altre stanze le travi di sostengo scricchiolano pericolosamente. Tutti i cani, per fortuna si è riusciti a spostarli in tempo dai locali già crollati. Dei gatti, invece, anch’essi ospitati nel rifugio si ha notizia certa solo per due animali. Tutti gli altri si spera siano scappati e abbiano in qualche maniera trovato salvezza. Nel rifugio si trovano attualmente la signora Maria Rosaria Romano, la figlia Giusy e, probabilmente, una terza volontaria.</p>
<p>&#8220;<em>Moriremo con i cani </em>- dice in lacrime la Signora Romano da noi raggiunta telefonicamente &#8211; <em>ma da qui non andiamo via</em>&#8220;.  Sebbene siano attesi i Vigili del Fuoco, gli unici in grado di spalare la neve accumulatasi sui tetti,  la struttura è di fatto ancora senza soccorsi.</p>
<p>La nostra Redazione si è messa in contatto sia con gli Uffici della Protezione Civile che stanno ora cercando di raggiungere telefonicamente le volontarie, e con la Prefettura di Campobasso. L&#8217;Ufficio di Gabinetto del Prefetto ci ha assicurato l&#8217;urgente coinvolgimento dell&#8217;autorità comunale al fine di portare i primi soccorsi. In tal maniera è stato contattato il Sindaco, che in questo momento si sta recando al canile.</p>
<p>E&#8217; stato in loco diffuso un appello ai volontari. Si deve però sottolineare la potenziale pericolosità di un aiuto avventato. E&#8217; nel caso opportuno che a recarsi eventualmente nei luoghi siano solo persone esperte ed in grado di affrontare una emergenza che potrebbe riservare gravi conseguenze anche per chi vuole portare soccorso.</p>
<p>Il rifugio di Mirabello Sannitico, gestito dalla Signora Romano e dalla figlia, ospita circa 230 cani, tutti anziani e difficilmente adottabili. GeaPress aveva nei giorni scorsi messo in atto una raccolta fondi (<a href="http://www.geapress.org/cani-mirabello-sannitico/" target="_blank">VEDI PAGINA DEDICATA</a>) da destinare al mantenimento degli ospiti di un rifugio fuori dai normali canali di comunicazione in uso tra i volontari. In cima ad una collina nell&#8217;entroterra molisano. Una prima rata di 3000 euro era già stata consegnata alla Signora Romano che aveva provveduto all&#8217;acquisto di mangime per le particolari patologie che affliggono alcuni dei cani. Riteniamo utile, proprio in queste ore, rilanciare l&#8217;appello che già la Signora Romano aveva fatto dalle nostre pagine, per contribuire, anche con un piccolo versamento, in aiuto dei cani di Mirabello Sannitico.</p>
<h3><strong><a href="http://www.geapress.org/cani-mirabello-sannitico/" target="_blank">PER AIUTARE I CANI DI MIRABELLO SANNITICO CLICCA QUI</a></strong></h3>
<p><strong><a href="http://www.geapress.org/randagismo/il-dramma-dei-cani-di-mirabello-sannitico/23845" target="_blank">VEDI AGGIORNAMENTO 04/02/2012</a></strong></p>
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		<title>Cagliari: le caprette trappolate</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 18:11:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-23821" title="capretta laccio" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/foto29.jpg" alt="" width="300" height="291" />GEAPRESS &#8211; Ci sono pure due caprette tra le vittime dei nuovi episodi di bracconaggio scoperti nel Basso Sulcis, in provincia di Cagliari. Ad intervenire il Corpo Forestale della Regione Sardegna, Ispettorato di Cagliari e Nucleo Investigativo, che hanno fermato due bracconieri rispettivamente in località Is Cabriolus e Is Antiogus, entrambi nel Comune di Assemini. Nel primo caso si trattava di un imprenditore di 31 anni di Capoterra il quale aveva piazzato 70 micidiali lacci-cappio in acciaio, dove hanno trovato la morte un cinghiale e le due caprette. A Is Antiogus, invece, il bracconiere era in possesso di cappi ancora non utilizzati ma pronti ad essere piazzati per la cattura di cervi e cinghiali.</p>
<p>L&#8217;attività del personale della Forestale della Sardegna è proseguita con le perquisizioni domiciliari, nel corso delle quali sono stati rinvenuti e sequestrati 44 uccelli, tra i quali tordi , merli, e pettirossi. Erano stati tutti catturati con il sistema delle reti e dei lacci di crine. Erano in gran parte già conservati e pronti per la vendita. Poi anche tre cinghiali sempre catturati con il sistema dei lacci e ben 170 reti per uccellagione. Incredibile il numero dei lacci-cappio in crine, ben 6000 ai quali devono aggiungersi 70 lacci in acciaio per cinghiali e cervi oltre a vario armamentario per la costruzione e per l’esercizio di caccia con mezzi illeciti.</p>
<p>Nel corso dell’operazione la Forestale ha provveduto anche alla bonifica di ampie zone del territorio dai sistemi di cattura.</p>
<p>Gli interventi della Forestale sono avvenuti nelle giornate tra il 30 ed il 2 febbraio ed hanno portato alla denuncia dei due bracconieri per il reato di uccellagione, cattura di ungulati con mezzi non consentiti, danneggiamento e uso di strumenti illeciti per esercizio venatorio.</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Avellino: trasporta il cane in un vano aperto sotto la neve</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:31:00 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-full wp-image-23816" title="neve moto ape" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/neve-moto-ape.jpg" alt="" width="280" height="236" />GEAPRESS &#8211; I Carabinieri della Stazione di San Martino Valle Caudina (AV) si trovavano sulla Statale per i controlli predisposti dal Prefetto per l’emergenza maltempo. E certamente, sotto la neve incessante e il grande freddo, non si sarebbero immaginati la scena che invece si è mostrata ai loro occhi alle 9:30 di stamattina. Un motocarro Piaggio Ape che portava nel relativo cassone aperto un cane di grossa taglia, meticcio di cane pastore.</p>
<p>Il povero animale non solo era totalmente alla mercé del freddo e della neve, ma era anche mal legato con una catena di ferro tanto che, riferiscono i Carabinieri, ad ogni minimo sussulto del veicolo il cane veniva scaraventato con violenza contro la carrozzeria.</p>
<p>L’uomo, un pensionato del luogo classe 1949, si è giustificato dicendo che il cane non voleva restare solo nel cortile di casa, dove in genere viene tenuto, e che per tale motivo lo stava portando con sé.</p>
<p>I militari hanno denunciato l’uomo per  maltrattamento di animali.</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Abruzzo: sequestrato lo zoo con la tigre del boss (foto)</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 17:16:29 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-23813" title="zoo abruzzo" src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/cop270-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" />GEAPRESS &#8211; Lo zoo in questione è quello de &#8220;La Rupe&#8221; di Civitella Casanova, in provincia di Pescara. La Sezione Investigativa del Servizio CITES di Roma del Corpo Forestale dello Stato ha comunicato oggi il sequestro di ben 110 animali, appartenenti sia a specie autoctone che esotiche. In particolare il maltrattamento è scattato per il coccodrillo nano e i due caimani. Entrambi, secondo quanto comunicato dalla Forestale, sarebbero stati detenuti in una piccola vasca con acqua putrescente a causa di un’interruzione della fornitura elettrica. Non beneficiavano perciò delle condizioni di temperatura e umidità necessarie alla loro sopravvivenza.</p>
<p>L&#8217;inidoneità a non potere ospitare gli animali è però riferita all&#8217;intera struttura, la quale era peraltro priva della necessarie autorizzazioni ministeriali. Giaguari, leoni, tigri, puma, gatti selvatici, linci, bertucce, canguri, coccodrilli, caimani, boa costrittori ed iguane, tutti sotto sequestro.</p>
<p>Singolare la provenienza di alcuni di questi animali, fatto che ripropone ancora una volta la mancanza in Italia di aree sufficienti ad ospitare animali sequestrati a trafficanti ed a chi li maltratta. Nello zoo La Rupe, in base a quanto appreso da GeaPress, era detenuta la tigre sequestrata presso la residenza di un boss della malavita pugliese. Il boss era stato assassinato pochi mesi prima (vedi <a href="http://www.geapress.org/zoomafia/lecce-trasferita-la-tigre-del-boss-morto-ammazzato/19881" target="_blank">articolo</a> GeaPress). C&#8217;era poi la lince sequestrata, dopo il terremoto, ad una coppia aquilana che la deteneva illegalmente.</p>
<p>Luoghi, come lo zoo abruzzese, che a ben guardarli propongono tutti i messaggi tipici dell&#8217;industria della cattività. Azione educativa e salvaguardia delle specie. A Civitella Casanova mancava però l&#8217;autorizzazione ministeriale. Più o meno lo stesso motivo contestato dal NAS dei Carabinieri di Venezia lo scorso dicembre ad uno zoo gestito da un ex prestigiatore. Aveva pure ospitato gli spot girati con l&#8217;europarlamentare Sergio Berlato, strenuo difensore delle ragioni della caccia, in chiave antianimalista. Nel giugno dello scorso anno un altro zoo ancora, questa volta in provincia di Verona e divenuto oggetto di intervento del Corpo Forestale dello Stato (vedi <a href="http://www.geapress.org/zoo/verona-%E2%80%93-lo-zoo-del-sequestro-il-video-della-forestale/16056 " target="_blank">articolo</a> GeaPress). Anche in questo caso non vi era autorizzazione ministeriale. Parte degli animali vennero trasferiti nel Centro di recupero Fauna Esotica e Selvatica di Sasso Marconi (BO).</p>
<p>Forse un giro di vite nei confronti di alcune strutture comunque prive dell&#8217;autorizzazione del Ministero dell&#8217;Ambiente. Come fa notare lo stesso Corpo Forestale, stante il reato di maltrattamento contestato ora nello zoo abruzzese, potrebbero avviarsi le procedure di chiusura nel caso il Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, autorità preposta alla vigilanza, sancirà la mancanza dei requisiti minimi per l’esercizio di tale attività.</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Vico Equense – il Sindaco ci ripensa: subito le ciotole per i randagi</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 15:39:13 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-4641" title="cane randagio " src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/cane-randagio-28-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" />GEAPRESS &#8211; Il Sindaco di Vico Equense (NA) ci ripensa. Niente Ordinanza affama randagi, come comunicato nei giorni scorsi. Anzi, prende carta e penna e scrive ad Enrico Rizzi, Coordinatore del PAE (Partito Animalista Europeo), che aveva minacciato di sporgere denuncia. Gennaro Cinque, questo il nome del Sindaco, ha ora disposto la distribuzione delle ciotole per dare da mangiare ai randagi. Avete capito bene, lo stesso Sindaco predisporrà, tramite il Comando della Polizia Locale, la distribuzione di cinquanta ciotole che riporteranno il logo del Comune di Vico Equense.</p>
<p>Grande soddisfazione viene ora espressa dallo stesso Rizzi secondo il quale &#8220;<em>il Sindaco, con tale gesto ha denotato un&#8217;azione rispettosa nei confronti dei soggetti più deboli ed indifesi. Il Sindaco ha dato un segnale di grande civiltà e sensibilità. Nell&#8217;ultima settimana </em>– ha aggiunto Rizzi &#8211; <em>un&#8217;intensa negoziazione con l&#8217;Amministrazione Comunale era stata portata avanti dal PAE. Credo che i risultati possono definirsi positivi</em>.&#8221;.</p>
<p>La nuova Ordinanza verrà predisposta il prossimo otto febbraio nel corso di una riunione tecnica alla quale sono stati invitati i rappresentanti del PAE. Disporrà anche l&#8217;uso di un lettore di microchip che verrà messo nelle disponibilità della Polizia Locale e sarà utilizzabile in maniera congiunta con i volontari. Questi ultimi sono stati incontrati nei giorni scorsi proprio dal Sindaco. L&#8217;incontro fece seguito alle polemiche sorte dopo l&#8217;emanazione dell&#8217;Ordinanza che vietava la somministrazione del cibo ai randagi. Una sorta di rivolta che sommerse il Comune di proteste pervenute da tutta Italia.</p>
<p>&#8220;<em>Mercoledì prossimo esamineremo la bozza della nuova Ordinanza</em> – ha fatto presente Rizzi – <em>e sarà occasione di confrontarci anche con il Comandante del Corpo di Polizia Municipale, i funzionari incaricati ed i due Medici Veterinari che hanno assicurato la loro presenza. Sono certo che sarà un incontro costruttivo e mi preme ringraziare per questo il Sindaco che ha dimostrato di volerci ascoltare</em>.&#8221;.</p>
<p>L&#8217;unico obbligo che sarà ora disposto per i volontari animalisti è quello di tenere puliti i luoghi e rimuovere la ciotola una volta concluso il pasto del randagio. In progetto pure l&#8217;installazione di dispenser con paletta e sacchetti monouso.</p>
<p>Una rivoluzione, dunque, per i randagi maggiormente tutelati, per i volontari del luogo e forse per la stessa Segreteria del Sindaco, con la quale Rizzi si era sentito quotidianamente. Non vi è alcuna legge che vieta la somministrazione di cibo, aveva detto Rizzi, anzi la giurisprudenza maturata va in direzione opposta, riconoscendo l&#8217;alto grado di civiltà di chi si prodiga per i randagi.</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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		<title>Palio di Ronciglione – va avanti l&#8217;azione penale per la morte della cavalla Tiffany</title>
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		<pubDate>Fri, 03 Feb 2012 14:53:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>redazione</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-12733" title="palio di ronciglione " src="http://www.geapress.org/wp-content/uploads/palio-di-ronciglione-Copia1-300x240.jpg" alt="" width="300" height="240" />GEAPRESS &#8211; Il PM Stefano D’arma incaricato delle indagini sulla morte della cavalla Tiffany, occorsa lo scorso marzo nel corso del Palio di Ronciglione (vedi <a href="http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/tragedia-palio-di-ronciglione-%E2%80%93-video-e-sequenza-fotografica-attenzione-%E2%80%93-immagini-forti/12773" target="_blank">articolo </a>GeaPress) in provincia di Viterbo, ha concluso la fase delle indagini. Ne da notizia l&#8217;Ufficio Legale dell&#8217;ANPANA (Associazione Nazionale Protezione Animali Natura Ambiente ), diretto dall&#8217;Avvocato Maria Morena Sauria, che sta curando la denuncia collettiva firmata da altre duecento persone.</p>
<p>&#8220;<em>Il provvedimento ora comunicato dal PM </em>– ha dichiarato l&#8217;Avvocato Maria Morena Suaria – <em>dimostra che il caso non è archiviato</em>&#8220;.</p>
<p>La conclusione delle indagini ha riguardato la posizione del Sindaco Massimo Sangiorgi, del Presidente della Pro Loco Luciano Camilli, del tecnico comunale Pino Pruciani e del Vice Comandante della Polizia Locale Silvio Gianforte. Oggetto delle indagini dovrebbero essere anche le dichiarazioni rilasciate in merito all’esatta planimetria del percorso da far compiere ai cavalli.</p>
<p>Andrà, pertanto, avanti l&#8217;azione penale e, come sottolinea l&#8217;Ufficio Legale dell&#8217;ANPANA, con altissima probabilità che ci sarà il processo penale. Nel caso, le duecento persone che hanno firmato la denuncia potranno contare sulla successiva costituzione di parte civile nel processo e verranno per questo contattate dell&#8217;ANPANA.</p>
<p>Una notizia positiva, dunque, che si spera farà chiarezza sull&#8217;incredibile performance dei cavalli senza fantino lanciati alla corsa sulla pavimentazione stradale bagnata dalla pioggia.</p>
<p>La cavalla Tiffany scivolò finendo trafitta al petto da un tubolare metallico. La scena sconvolse i turisti presenti, le cui urla rimasero impresse ad accompagnare le immagini dell&#8217;atroce morte della povera cavalla. Filmato che è stato visto in tutto il mondo, una volta inserito su You Tube. Secondo gli strenui difensori della manifestazione la colpa di quanto accaduto è di chi aveva imposto le modifiche al percorso.</p>
<p>Chi però si era fatta portavoce del più profondo e diffuso dissenso contro la manifestazione era stata l&#8217;ex Sottosegretario del Ministero della Salute Francesca Martini. Il Ministero aveva negato il nulla osta alla manifestazione. Il Comune, però, lo impugnò al TAR e la corsa poté svolgersi. Non fu possibile, invece, impugnare l&#8217;Ordinanza. I tempi necessari erano ormai ampiamente scaduti. Secondo il Sottosegretario era stata violato quanto disposto dall&#8217;Ordinanza. Un’aggravante nell&#8217;ipotesi di dolo che contraddistingue l&#8217;applicazione dei reati di maltrattamento ed uccisione di animali. L&#8217;ANPANA annunciò la denuncia collettiva alla quale aderirono 200 persone.</p>
<p>L&#8217;Ordinanza del Ministero della Salute è stata però nel frattempo reiterata e questa volta il Comune non si è fatto trovare impreparato e l&#8217;ha a sua volta impugnata (vedi <a href="http://www.geapress.org/corse-palii-giostre/ronciglione-vt-ritorna-il-palio-della-cavalla-tiffany/23086" target="_blank">articolo</a> GeaPress). Meglio andare sul sicuro e togliere dal percorso ogni impedimento allo svolgimento della corsa. Per i cavalli, si vedrà.</p>
<p>© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati</p>
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