GEAPRESS – Continuano in Zimbabwe e Sudafrica le uccisioni di rinoceronti. Nel primo paese dall’inizio dell’anno sono ben sette, un dato preoccupante specie se si considera che nell’intero 2010 furono in tutto 22. Già 21 sono, invece, i rinoceronti uccisi nel 2011 in Sudafrica. Mentre lo scorso anno ne furono abbattuti 333. Cinque dei sette animali uccisi nello Zimbabwe sono stati rinvenuti all’interno del Parco Nazionale di Matopas. Senza tanti mezzi termini si fa esplicito riferimento agli appoggi che i bracconieri avrebbero anche nella polizia locale. Lo Zimbabwe darebbe però solo una utile copertura a quello che appare essere come una vera e propria centrale internazionale del bracconaggio. Appoggio logistico e pericolose compiacenze, ma la testa del sistema malvitoso parrebbe essere del Sudafrica.

In quest’ultimo paese, nello scorso mese di settembre (vedi articolo GeaPress) erano finiti alla sbarra veterinari e gestori di alcune ditte di caccia, con l’accusa di dirigere o aver favorito il traffico internazionale di corni di rinoceronte. In particolare uno degli imputati era stato già nel passato incriminato per avere falsificato la documentazione Cites. Quest’ultima, rilasciata per il commercio di specie rare, era stata invece utilizzata per coprire in un sistema legale alcune pelli di leopardo in realtà frutto del bracconaggio. Lo stesso personaggio, per la sua ditta di safari, possiede alcuni uffici in Europa ed in Spagna in particolare.Una lunga catena di trafficanti fino ai paesi della penisola arabica e dell’estremo oriente dove i corni vengono lavorati o utilizzati per la medicina tradizionale.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).