GEAPRESS – In occasione della Giornata mondiale degli elefanti, domenica 12 agosto, e a sei mesi dalla strage di centinaia di esemplari avvenuta nel Parco Nazionale del Camerun, il WWF lancia la video denuncia con le sconvolgenti immagini del massacro. Immagini crude, per far si che questa data non si trasformi presto in una celebrazione per una specie estinta, se il bracconaggio e il commercio illegale d’avorio e di fauna selvatica non verranno fermati.

Tra gennaio e marzo di quest’anno, bracconieri armati hanno invaso il Camerun e ucciso più di 300 elefanti all’interno del Bouba N’Djida National Park. A seguito dell’attenzione scaturita dalla strage sui media di tutto il mondo, il Camerun si è mosso per rafforzare la sicurezza nelle aree protette, compreso lo stanziamento di 60 nuove guardie nel Parco di Bouba N’Djida per garantire e monitorare la restante fauna selvatica del parco. Proprio recentemente due ranger, che stavano inseguendo un bracconiere vicino al Parco, sono stati feriti da alcuni colpi di arma da fuoco.

Il Governo del Camerun ha messo a punto un piano per reclutare 2500 nuovi rangers nei prossimi cinque anni. Il paese dell’Africa centrale intende, inoltre, istituire un nuovo parco nazionale, a seguito dell’approvazione da parte del Primo Ministro, di un piano di emergenza per mettere in sicurezza tutte le aree protette di frontiera.

Il Ministro per le Foreste e la Fauna, Ngole Philip Ngwese, durante una recente visita al programma di formazione militare dei nuovi rangers ha incitato le reclute “Il Ministero conta su di voi per affrontare le sfide sul campo, come in particolare il massacro di elefanti nel Parco di Bouba N’Djida. Non vediamo l’ora di vedervi in azione per mettere in atto il percorso che noi tutti condividiamo. Dovete capire che state lavorando per la nazione e per proteggere la nostra biodiversità, che è una delle ricchezze del Camerun “.

Nonostante questi sforzi, la caccia di frodo degli elefanti in Africa ha raggiunto livelli record negli ultimi anni, e gli elefanti di foresta dell’Africa centrale sono stati i più colpiti. Decine di migliaia di esemplari vengono barbaramente uccisi ogni anno per l’avorio delle loro zanne, che vengono per lo più trafficate nei mercati asiatici.

Oggi le tecniche usate dai bracconieri e la criminalità organizzata legata ed essi, sono sempre più sofisticate. Stanno invadendo i paesi africani, causando non solo la strage della fauna selvatica, ma anche l’uccisione dei ranger, terrorizzando così le comunità locali -dichiara Isabella Pratesi, Direttore delle Politiche di Conservazione Internazionale del WWF Italia – Il Camerun ha fatto la cosa giusta assegnando risorse aggiuntive per questo grave problema di sicurezza nazionale. Anche altri paesi dell’Africa centrale dovrebbero seguire l’esempio di questo paese e agire subito per fermare le bande criminali prima che colpiscano con maggiore forza portando alla definitiva estinzione degli elefanti di foresta“.

Uccisioni di elefanti su così larga scala come quello visto nel Parco di Bouba N’Djida possono accadere quasi ovunque regione nei paesi del centro Africa. Recentemente è arrivata la segnalazioni di altri 30 elefanti massacrati in una sola notte in Ciad – afferma Massimiliano Rocco, Responsabile del Programma Specie del WWF Italia – La sola conservazione della specie non è l’unico problema per le istituzioni ambientali. A causa del bracconaggio e del traffico illegale, la vita delle persone e posti di lavoro sono a rischio. Ogni volta che viene ucciso un elefante il paese perde valore economico. Il WWF chiede ai governi dell’Africa Centrale di porre fine al bracconaggio e al commercio illegale di avorio e ai crimini contro la fauna selvatica. Mentre in tutti i Paesi vanno intensificate le attività investigative per contrastare ogni possibile forma di commercio di avorio illegale, un mercato che i sequestri dimostrano essere presente anche in Italia. Il momento per agire è adesso.”

Proprio per porre la massima attenzione sui massacri compiuti nel continente africano, all’inizio di quest’anno il WWF ha lanciato la campagna “Green Heart of Africa”, per i territori del Bacino del Congo che abbracciano 6 paesi del Centro Africa. Le foreste di quest’area rappresentano il secondo serbatoio di assorbimento del carbonio del mondo per importanza, svolgendo le funzioni di “polmone” del clima mondiale e di regolatore del clima della regione. Il taglio illegale e non sostenibile, la costruzione di strade e dighe e le attività minerarie stanno decimando le foreste. Nondimeno, è la caccia alle specie selvatiche – come i gorilla e gli elefanti di foresta – il pericolo più insidioso, in quanto le foreste stanno subendo un progressivo depauperamento della fauna selvatica. Questa combinazione letale di distruzione dell’habitat forestale e bracconaggio sta distruggendo il cuore verde dell’Africa.

Nelle scorse settimane il WWF ha dato le “pagelle” a 23 paesi africani e asiatici che oggi si trovano ad affrontare i massimi livelli di bracconaggio e traffico illegale di avorio, corno di rinoceronte e parti di tigre. Il dossier si può leggere qui.

E in risposta ai crescenti livelli di criminalità nei confronti della fauna selvatica, WWF e TRAFFIC, rete di monitoraggio per il traffico illegale, lanceranno una nuova campagna globale per fermare il commercio illegale di avorio, corno di rinoceronte e parti di tigre.

E’ possibile sostenere l’azione del WWF contro il commercio illegale di natura su wwf.it/TRAFFIC.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati

VEDI VIDEO: