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GEAPRESS – Seicento rettili ed almeno 18.000 roditori. Questo quanto la scorsa estate ebbe modo di filmare un investigatore di PETA in un grosso allevamento californiano che avrebbe dovuto rifornire migliaia di “appassionati” di rettili tenuti in casa.

Topini colorati, albini, neri, ratti e poi ancora lucertole, pitoni ed altri rettili filmati in condizioni disastrose. Animali in alcuni casi morti o brutalmente uccisi, per essere poi  assaliti dai vermi. Addirittura la traccia di quello che doveva essere un grosso serpente, intuibile dalla lunga striscia di larve di ditteri intenti a divorarlo. Ratti e cucciolate immersi nell’acqua e rettili agonizzanti, come la lucertola tropicale fotografata da PETA più simile ad una delle strane figure che di tanto in tanto vengono proposte come presenze aliene, che invece animali di questa Terra. La lucertole nella foto, si può vedere dal filmato, erano ancora in vita.

La condanna è arrivata in queste ore e PETA, giustamente esulta. Solo la somma che i condannati dovranno pagare a PETA è pari a 158.000 dollari, mentre di due responsabili, arrestati nello scorso luglio, sono stati condannati a cinque anni di libertà vigilata. Inibizione, inoltre, di continuare l’attività

Tutte pene inimmaginabili per l’Italia, dove, al di là di facili spot, le pene reclusive per l’uccisione o maltrattamento di animali, non forniscono elementi utili per l’esecutività della stessa. Pene, cioè, ben al di sotto della soglia di punibilità. Quanto alle multe (pene pecuniarie dei reati -delitti) il massimo finora contestato non  supera i 14.000 euro. Non previsto, inoltre, l’arresto in flagranza di reato.

Senza distinzioni di confini, invece, il desiderio di vedere interrotto il commercio di animali esotici. Negli USA, però, le pene indirizzano in maniera più decisa. In Italia, riportano alcune note piccate dopo l’ultima proposta di legge animalista, ci sarà forse la  solita presentazione che rimarrà per sempre nei cassetti parlamentari.

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