tigre sumatra
GEAPRESS – Oltre 150 persone saranno processate per violazione delle pesanti norme federali ed anche statali, dopo che le autorità di polizia statunitensi hanno sgominato un ampio commercio di fauna esotica che avveniva su internet.  A differenza dell’Italia, che prevede per i reati di contrabbando di fauna esotica solo misure di natura contravvenzionale, negli Stati Uniti chi mette in atto simili comportamenti rischia pesantissime sanzioni pecuniarie e lunghi anni di carcere.

Ieri l’Agenzia Federale dell’US Fish and Wildlife Service, ha annunciato gli arresti che hanno fatto seguito a lunghe indagini condotte sotto copertura. Sedici gli Stati della confederazione coinvolti nel lavoro di tre Agenzie federali  oltre che  degli Uffici preposti alla protezione della fauna selvatica di Singapore, Tailandia ed Indonesia. Oggetto delle vendite online erano pelli di tigre, leopardo e giaguaro ed anche animali imbalsamati, pesci, avorio di elefante, rettili,  pellicce ed uccelli vivi.

“Wild Web”, così è stata chiamata l’operazione ora portata a termine e che ha portato al sequestro anche pelli di  animali molto rari come nel caso della  tigre di Sumatra (nella foto di copertina) o pellicce di leopardo russo. Poi anche zanne di tricheco ed uccelli rari non necessariamente appartenenti alla fauna esotica, come nel caso di alcune specie che vivono in California.

Con delle  piattaforme così importanti sul web,  il commercio illegale di fauna selvatica su Internet è diventato un luogo molto pericoloso per gli animali“. In tal maniera ha sintetizzato l’importanza di questa operazione, Jeff Flocken, direttore regionale del Nord America di IFAW (International Fund for Animal Welfare), una ONG che ha lavorato con la Task Force federale.

Come più volte sottolineato, il commercio illegale di fauna selvatica genera nel mondo un giro di affari annuo  pari a  19 miliardi dollari. Una cifra, hanno rilevato gli investigatori statunitensi,  tra le prime della lista delle più lucrose attività criminali mondiali, come il traffico degli stupefacenti, la tratta di esseri umani ed il commercio di armi.

Gli Stati coinvolti nella “Operazione Wild Web” sono: Massachusetts, Pennsylvania, Nebraska, Kansas, Oklahoma, North Dakota, South Dakota, Washington, Oregon, New Jersey e Rhode Island.

Le indagini erano state avviate lo scorso agosto ed hanno ora prodotto la contestazione di ben 30  reati federali relativi alla protezione della  fauna selvatica e 124 violazioni delle leggi statali del settore. Nel corso di un periodo di 14 giorni che va dal 8 agosto fino al 22 agosto 2012, circa 70 tra Agenti speciali ed Ufficiali del servizio di conservazione della fauna selvatica  sono stati impegnati nello studio  del commercio illegale  online  di animali selvatici. All’operazione che ne è conseguita hanno inoltre partecipato gli Agenti del National Park Service e del National Oceanic and Atmospheric Administration.

Sempre secondo  l’US Fish and Wildlife Service, l’intervento si è avvalso del supporto di unità del servizio di intelligence, ed è stato coadiuvato, oltre che da IFAW, anche dalla Humane Society degli Stati Uniti, dalla  Fondazione Freeland e per il sud est asiatico dal  Wildlife Conservation Society.

In Italia il Corpo Forestale dello Stato ha recentemente stipulato un importante accordo con i due principali gestori di piattaforme web di vendite online (vedi articolo GeaPress ). Il vero problema, però, rimane nella natura esclusivamente contravvenzionale dei reati che dovrebbero punire i traffici sia di specie esotiche che autoctone. Reati cosiddetti minori, che consentono limitati strumenti investigativi, pene molto ridotte oltre che gravi menomazioni nelle possibilità di potere contestare forme di reato più significative quali l’associazione a delinquere, valida solo per i reati delitti. Di fatto il nostro paese affronta i comportamenti criminali relativi ad un traffico prossimo per giro di affari a quello della droga ed armi, con reati di sola contravvenzione.

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