pelli III
GEAPRESS – Nei giorni scorsi, presso l’aeroporto di Venezia, è avvenuto un importate sequestro di  oggetti in pelle di Varano e più specie di Pitone (vedi articolo GEAPRESS). Si trattava di due diverse importazioni probabilmente destinate alla vendita  per boutique ed a quella  in spiaggia. Secondo la Forestale, però, ogni anno vengono importate in Europa circa mezzo milione di pelli di Pitone che, acquistate a circa 100 euro l’una, possono fruttare sul mercato dell’alta moda fino a 30.000 euro. E’ facile intuire, riferiva sempre la Forestale, che simili guadagni possono favorire il traffico illegale; acquistare partite di pelli senza passare dagli esportatori regolari garantisce alle ditte guadagni enormi.  Si stima che la componente illegale del volume del commercio di pelli vada dai 5 agli 8 miliardi di dollari.

Quante pelli sono importate ogni anno in Italia?

I riferimenti principali sono due. I dati della Convenzione di Washington (CITES) sul commercio di flora e fauna in via di estinzione, e quelli relativi all’attività dei PIF (Posti di Ispezione Frontaliera) ed UVAC (Uffici Veterinari per gli Adempimenti Comunitari). La differenza tra dati Cites e quelli di PIF ed UVAC, è sostanziale. I dati della Convenzione di Washington valgono per le specie tutelate, escludendo pertanto le importazioni di pelli appartenenti a specie esotiche non  considerate in pericolo di estinzione e quelle domestiche. PIF ed UVAC sono invece dati relativi alle categorie merceologiche. I PIF sono deputati alla verifica delle importazioni dai paesi terzi verso quelli UE. Gli UVAC, invece, riguardano i controlli degli scambi tra paesi comunitari.

Per quanto riguarda il database della Convenzione di Washington è possibile attingere direttamente alla categoria “pelli” ma solo per gli anni compresi tra il 2007 ed il 2011. Si considerano in tale arco temporale, quelli realtivi alle pelli di rettili, che rivestono una significativa importanza nel settore della pelletteria italiana.

Secondo gli Uffici della Convenzione di Washington, i principali paesi dai quali importiamo  sono l’Indonesia, l’Argentina, il Vietnam, la Bolivia, seguiti da Malesia, Colombia, Venezuela, Tailandia, Mali e Panama.

Le pelli sono tutte appartenenti a specie animali considerate nell’Appendice II della Convenzione di Washington, ovvero commerciabili ma nell’ambito di quote prestabilite. In  sostanza, per ottenere il bando, occorre che una specie sia in estinzione. Un dubbio che è stato più volte sollevato da ONG internazionali che si occupano della repressione dei traffici illeciti, è quello relativo alle produzioni in allevamento. Gli animali, o loro parti, potrebbero cioè provenire dalla natura e poi riciclati come allevati in cattività.

Messo da parte il dubbio ed evitando considerazioni sulle condizioni di benessere degli animali allevati, ad esempio di un paese del terzo mondo, questi i dati ufficiali.

La specie maggiormanete importata nel periodo 2007-2011, è il Tupinambis merianae ovvero il Tegu bianco e nero argentino, noto per il suo uso in pelletteria. Ne sono stati importati circa 230.000. Segue il Pitone reticolato con circa 170.000 pelli e, poco distante, il Pitone brongersmai, ovvero il Pitone corto. Ci sono poi le pelli di Pitone moluro (150.000), di Caimano yacare (poco meno di 150.000), ed un’altra specie di Tegu (Tupinambis rufescens) con circa 85.000 pelli. Segue il Varano fasciato (poco più di 75.000) e, poco distanziato, il Caimano scuro, il caimano dagli occhiali (intorno ai 40.000) ed il cobra indonesiano. Ad essere importati anche serpenti della famiglia dei Boa, colubridi ed elapidae.

Aggregando invece per famiglie tassonomiche anche le specie sopra non considerate per i minori valori di importazione, abbiamo come primi della lista i Pitoni, assestanti ben oltre il milione. Seguono i Tegu con poco meno di 700.000, gli appartenenti alla famiglia degli alligatori con poco meno di 500.000 pelli, ed i varani con circa 250.000 pelli.

Molto meno specifici per specie animale sono invece i dati dei PIF (2013) ed UVAC (2012).

Molto indirizzati per categorie merceologiche, ben specificano sui quantitativi di “sperma di tori” e “budella, vesciche, e stomaci di animali, interi o a pezzi” così come altre parti. Le pelli (non considerando solo quelle trattate di uccelli) che  danno una dimensione del settore sono considerate in tre categorie: “pelli”, “partite miste di pelli (diverse da quelle per pellicceria) e cuoio”, “pelli di bovini, ovini, equini ecc…”.

Per quanto riguarda le spedizioni dai Posti di Ispezione Frontaliera comunitari verso l’Italia (ovvero importati da paesi terzi verso l’Italia) le pelli di bovini, ovini ed equini sono pari a 9.620.382 chilogrammi. 84.050 chilogrammi sono invece le partite miste di pelli diverse da quelle per pellicceria ed il cuoio.

Di molto inferiori, invece, le importazioni dai PIF italiani verso la UE. Si tratta, infatti, di pelli di bovini, ovini ed equini pari a 219.769 chilogrammi

Ci sono poi i PIF italiani che operano per le importazioni di pelli nel nostro paese.

A farla da padrone è il porto di Livorno con 17.112.067 chilogrammi di pelli di bovini equini ed ovini. Segue poi, per la stessa categoria merceologica, il porto di La Spezia (10.803.868 chilogrammi), il porto di Bari (2.814.481 chilogrammi), mentre più distanziati sono il porto di Venezia (801.364), Ancona (579.549) e Genova (297.950).

Tutti inferiori ai 100.000 chilogrammi, sono le importazioni, sempre per pelli di bovini, ovini ed equini, che si registrano nei porti di Gioia Tauro (63.012), Napoli (30.785) e Salerno (19.041).

Da segnalare con la dicitura “pelli”, l’aeroporto di Milano Malpensa (60.630 chilogrammi), l’aeroporto di Roma Fiumicino (43.336) e quello di Venezia (5.789). I primi due aeroporti registrano anche “pelli di bovini, equini e ovini” pari rispettivamente a 45 e 709 chilogrammi.

Altra dicitura è quella di “partite miste di pelli (diverse da quelle per pellicceria) e cuoio”. Il principale PIF ad aver operato in tal senso è quello portuale di Genova (49.990 chilogrammi), seguito da quello di Napoli (30.785), La Spezia (26.344 chilogrammi)  e Bari (9.070 chilogrammi).

Nel complesso, riferisce il Ministero, le pelli costituiscono la voce più importate tra quelle relative ai prodotti di origine animale. Si pongono al secondo posto anche i gettonassimi alimenti per cani e gatti per la vendita al minuti.

Circa l’attività degli UVAC, invece, il Ministero riporta i quantitati di “pelli”  dai paesi UE verso l’Italia nel corso del 2012. Sono pari a 368.835.145 chilogrammi e sono classificati come “partite prenotificate e controllate”.

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