GEAPRESS – Erano pigiate dentro un unico contenitore all’interno di un negozio di prodotti per l’acquacoltura in Malesia. 100 testuggini stellate indiane, molto ricercate per il mercato della terraristica. Questo nonostante l’animale appartenga ad una specie protetta e di difficile allevamento in cattività. Chissà come erano poi arrivate in Malesia, visto che l’areale di distribuzione della tartatuga comprende l’India, lo Sri Lanka ed il Pakistan. A questo proposito, però, il WWF e le autorità dell’Ufficio Traffic, hanno più volte rilevato come la penisola indocinese, sia al centro di un intenso commercio clandestino di animali esotici rivolto soprattutto al consumo, così come alla terraristica occidentale.

Intanto, il commerciante di prodotti per l’acquacoltura è stato arrestato e rischia ora una pena pucuniaria pari a 379.000 dollari equivalenti della moneta locale, e fino a sette anni di carcere.

Gli italici trafficanti di tartarughe, invece, sono puniti con un reato contravvenzionale che prevede una pena pecuniaria massima di quasi quattro volte inferire a quella della Malesia, mentre l’arresto è di ben sette volte inferiore. In questo caso, però, si dovrebbe parlare solo di teorica previsione di galera, visto che la pena prevista è di gran lunga inferiore alla soglia di punibilità. In pratica si rischia solo la pena pecuniaria. Il massimo è di quasi 100.000 euro ma il reato contravvenzionale prevede forme alternative che depongono in favore di una forte riduzione della somma da pagare.

In una sola operazione di polizia condotta alcuni mesi addietro in Sardegna depredata della sua tartaruga marginata, è stato segnalato l’invio di animali addirittura in Giappone, per il famoso (sic!) brodo. Ogni animale, veniva venduto per parecchie migliaia di euro.
 
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