GEAPRESS – Vietnam, Laos e Mozambico. Sono questi i paesi maggiormente accusati dal WWF di non impegnarsi nel reprimere il traffico internazionale di avorio, corni di rinoceronte e parti di tigre. I dati, presentati nel dossier ‘Wildlife Crime Scorecard’, sono stati resi noti in occasione del meeting degli esperti della Convenzione di Washington che da oggi e fino al 27 luglio si riuniranno a Ginevra.

Il Vietnam viene accusato, in particolare, di avere incrementato il bracconaggio dei corni di rinoceronte ottenuti uccidendo i rinoceronti Sudafricani. Il tutto con lo scopo di rifornire l’inutile, quanto costosa, polverina a base di cheratina (la comune proteina che costituisce anche unghia e peli) per la medicina tradizionale. Il Mozambico sarebbe invece il principale paese di provenienza dei bracconieri che, sconfinando in Sudafrica, si sono resi responsabili di vere e proprie stragi di rinoceronti. Ben 448 animali nel 2011. Il Laos, invece, è accusato anche del traffico di avorio. Sia il Laos che il Vietnam non hanno inoltre ottemperato a quanto disposto in merito all’allevamento in cattività delle tigri. Per alcuni, veri e propri centri di riciclaggio.

Il mercato del corno di rinoceronte vietnamita ha stimolato negli ultimi anni anche un traffico di corni rubati da musei o collezioni private” dichiara Massimiliano Rocco Responsabile del Programma Specie del WWF Italia “problema che è emerso anche nel nostro paese con il furto avutosi in alcuni musei e il rischio che la criminalità arrivasse addirittura ad uccidere animali in zoo per impossessarsi dei loro corni. Per gli elefanti, poi, la situazione è più che mai critica e si deve porre sempre più attenzione anche ai nostri mercati europei e a quello italiano dove le offerte di oggetti in avorio o zanne sono sempre più frequenti anche sui siti online.”

Un mercato che ha nel suo complesso come principale cliente la grande Cina. Quest’ultima, però, non compare nella maglia nera almeno per quanto riguarda i controlli su corni di rinoceronte e parti di tigri. Diversa situazione per l’avorio, dove la Cina riceve una sonora bocciatura.

Non mancano i paesi che si sono impegnati in favore della repressione dei reati legati al bracconaggio e contrabbando delle parti di animali. India e Nepal, sono stati promossi a pieni voti.

Inoltre, va ricordato il caso del Gabon. “Anche se la maggior parte dei paesi dell’Africa centrale ricevono punteggi gialli o rossi per gli elefanti, ci sono alcuni segnali incoraggianti – ha sottolineato Massimiliano Rocco – Il Gabon nel mese scorso ha bruciato la sua intera riserva d’avorio, per garantire che le zanne non sarebbero tornate nel commercio illegale, e il Presidente Ali Bongo si è impegnato ad aumentare la protezione nei parchi del paese e ad assicurare che i crimini della fauna selvatica vengano processati e mandati in prigione. Bruciare gli stock di avorio come di corni o di pelli illegali è un passo essenziale ed importante per dire un netto NO al commercio ed al consumo di queste risorse, una scelta che dovrebbero fare molti dei paesi anche occidentali coinvolti in questi traffici“.

Nel complesso, però, il quadro che se ne ricava non è positivo. 23 Stati, africani ed asiatici, presi ad oggetto della ricerca ed un giudizio complessivo che mette in evidenza come gli sforzi sul controllo dei traffici e la lotta del bracconaggio, sono ancora insufficienti.

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