GEAPRESS – Sequestrata al porto di Hong Kong una tonnellata e mezzo di avorio, imballato all’interno di scatoloni contenti acciughe essiccate. L’avorio, equivalente alle zanne di 384 elefanti, proveniva dalla Tanzania e sarebbe stato solo momentaneamente conservato nel porto di Hong Kong. La destinazione finale, infatti, era ancora una volta la Malesia. Il sud est asiatico, pertanto, si conferma ancora una volta come una tappa irrinunciabile per i trafficanti. La richiesta di avorio è infatti particolarmente elevata in Cina, sebbene i clienti finali di statuine ed altri manufatti sono molto spesso i paesi occidentali, Italia compresa.

Purtroppo la Cina è stata incredibilmente autorizzata all’importazione di avorio legale, fatto questo che agevola, tramite il facile meccanismo delle false certificazioni, anche i commerci illegali. Non solo. Proprio il paese esportatore di quest’ultimo avorio, ossia la Tanzania, è stata oggetto nel recente passato di forti discussioni sull’autorizzazione al commercio di grosse partite di avorio accumulate nei magazzini quale frutto di sequestri o delle cosiddette cacce di selezione. All’interno dei canali legali dove viene commerciato, è facilissimo mimetizzare zanne provenienti da atti di bracconaggio. Si calcola che solo il 10% viene intercettato dalle polizie dei vari paesi di transito. La sola Tanzania deve ora registrare il sequestro di una tonnellata e mezza di avorio ad Hong Kong.

La Tanzania è un paese dove è ancora consentito sparare legalmente agli elefanti. Alla base delle mattanze vi sono criticatissimi censimenti delle popolazioni di pachidermi che li darebbero in esponenziale aumento. Cacciatori occidentali, italiani compresi, si divertono così ad abbattere gli elefanti, mentre i cuccioli superstiti vengono destinati ai circhi e zoo di tutto il mondo. Anche i circhi italiani costringono nei loro serragli numerosi elefantini di origine africana. La realtà, però, è che l’elefante africano è avviato verso l’estinzione. Dei circa due milioni di animali di venti anni addietro, ne sarebbero rimasti, secondo gli ultimi censimenti, meno di cinquecentomila. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).