GEAPRESS – Erano probabilmente destinate alla Cina le due tigri e la pantera surgelate rinvenute nelle scorse ore dalla Polizia Ambientale vietnamita. Assieme ai resti surgelati, pure una cinquantina di chili di ossa di tigre. Per le tigri surgelate gli inquirenti sospettano che potessero servire non più per la medicina cinese, come nel caso delle ossa, ma bensì direttamente i salotti dei nuovi ricchi cinesi, i quali manifesterebbero il nuovo status, stendendo le pelli nel salotto di casa.

Rimangono poche decine di tigri in tutto il Vietnam e poco più di 3000 nel mondo allo stato selvatico. Salgono così in tutto a sei i resti delle tigri sequestrate in Vietnam a partire dal 2009, ma probabilmente il paese potrebbe essere solo un punto di passaggio per la Cina. L’altro paese di transito è invece il Tibet dove operano trafficanti indiani con un modello organizzativo molto simile alle ‘ndrine calabresi (vedi articolo GeaPress).

La pelle di tigre, può essere venduta, a secondo dei luoghi di provenienza, ad un prezzo compreso tra i diecimila ed i ventimila dollari, ma stiamo parlando solo dei primi anelli della catena la quale, se prima poteva coinvolgere esclusivi acquirenti occidentali, oggi ha ampliato le sue possibilità di vendita nella nuova Cina non più solo importatrice di merce base per la sua ricca medicina tradizionale.

La famelicità dei trafficanti non si ferma neanche innanzi alle tigri detenute negli zoo. Recentemente è stato bloccato un trafficante che aveva tentato di avvelenare le tigri di uno zoo di Sumatra (vedi articolo GeaPress).

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