GEAPRESS – Pappagalli che vanno, pappagalli che vengono … trovati caduti tra le abitazioni se non addirittura all’interno di esse. E’ successo quest’estate con un Conuro di Nanday che si intrufolò dalla finestra di casa, nel salotto di una signora di Monreale (PA) (vedi articolo GeaPress). Ora il fenomeno si è ripetuto a Taranto dove, nel cortile di una abitazione della periferia cittadina, è atterrata una Amazona aestiva, comunemente detta Amazzone dalla fronte blu.

L’animale è stato recuperato dal Corpo Forestale dello Stato, Comando provinciale di Taranto, che ha provveduto alla consegna presso l’Osservatorio Faunistico Provinciale di Calimera (LE). In tutto 35 centimetri di lunghezza e circa 400 grammi di peso di coloratissimo pappagallo tropicale protetto perchè considerato nei regolamenti UE che disciplinano, nei paesi comunitari, quanto disposto dalla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare. Potrebbe essere commerciato all’interno di quote di importazione, oppure se nato in cattività. In realtà, dovrebbe vivere libero in alcune regioni brasiliane ed invece viene commerciato per tenerlo in gabbia o su un trespolo delle nostre case.

Nel caso dell’Amazzone trovata ora a Taranto, si tratta probabilmente di un individuo fuggito dalla cattività, ma regolarmente detenuto. In una delle zampe, infatti, vi era l’anello che dovrebbe consentire alla Forestale di rintracciare il proprietario. Non sono però pervenute, fino ad ora, denunce di smarrimento o furto, come già successo, recentemente, per un altro animale tutelato ma detenibile. Un piccolo camaleonte (vedi articolo GeaPress) ritrovato a Genova. Il proprietario venne rintracciato dalla Forestale dopo una ricerca documentale sugli animali dichiarati. Non era stata presentata la denuncia di smarrimento. Il piccolo animale rischiò di finire schiacciato da una macchina.   

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo la precisazione di Cristiana Senni, responsabile del World Parrot Trust-Italy relativa alla frase da noi riportata “Potrebbe essere commerciato all’interno di quote di importazione, oppure se nato in cattività” riferita nell’ articolo di cui sopra. Riportiamo integralmente la precisazione, con appresso nostra nota.

Dal 2006, le importazioni di uccelli catturati in natura non è più consentita dall’Unione Europea. Precedentemente, le quote di uccelli selvatici permesse erano di esportazione e non di importazione. L’Unione Europea consente l’importazione di uccelli riprodotti in cattività solo da un numero molto ristretto di paesi extra europei” Cristiana Senni

NOTA GEAPRESS: la frase in oggetto è riferita proprio allo status attuale dell’ Amazona aestiva, così come disciplinato dalla Convenzione di Washington, richiamata nell’articolo. Il divieto del 2006, valido solo per alcuni paesi che sono anche aderenti alla Washington, è un provvedimento di diversa natura, ovvero sanitaria, e non protegge la specie ma la salute dell’uomo. Non è cioè relativo ai criteri che regolamentano il commercio di specie rare e minacciate di estinzione, di cui alla Convenzione che tutt’ora prevede le sue quote. Il Brasile, almeno fino al 2007, ha esportato proprio questa specie di “Amazona”, intervenendo, poi, sul piano protezionistico bloccando le esportazioni in tutto il mondo. Questo soprattutto per il depauperamento delle popolazioni selvatiche. Altri paesi che non applicano la stessa politica, continuano purtroppo ad esportarle. Il Suriname, ad esempio, ha come quota di esportazione per il solo 2011, 4700 uccelli (solo per citare gli appartenenti al genere “Amazona”) e tutti prelevati in natura. Non è compresa la specie “aestiva”, perchè non fa parte della fauna selvatica locale. Sono, invece, molti di più, tutti gli appartenenti all’intera classe Aves (sempre per il solo Suriname), e comunque tutti di cattura. Circa l’Italia, prima del 2006, da quando, cioè, sono scattare le profilassi sanitarie, le “Amazona aestiva” sono state regolarmente importate. Nel 2005, solo per citare l’ultimo anno prima del divieto sanitario, furono circa 1300.

Sulla quota di esportazione. Sebbene ad una quota di esportazione corrisponda un totale di quota importata relativa alla somma per tutti i paesi richiedenti (così come anche da noi, in tal senso, riferito per l’articolo), quella prevista dalla Convenzione di Washington è unicamente di esportazione. La Convenzione di Washington non stabilisce, mai, quote di importazione. L’Italia, ad esempio, nel 2011 ha una sola quota prevista dalla Convenzione. E’ relativa all’Anguilla anguilla. Nel 2005, per fare riferimento ad una data antecedente alle misure di profilassi sanitarie del 2006 valide per gli uccelli, non vi era neanche quota per l’Anguilla anguilla. Quello stesso anno, però, l’Italia ha importato (in quota Cites) molte migliaia di uccelli, tra cui oltre 2000 Amazona aestiva.

Aggiungiamo in ultimo come in questi mesi, e non solo per l’Italia, numerose pressioni sono giunte per eliminare il divieto di importare uccelli vivi selvatici (quelli morti da paesi extracomunitari, per alimentazione ed anche selvatici, è già possibile). L’italia, inoltre, ha già annullato, quanto di relativo ai richiami vivi, anche di orgine selvatica, per uso venatorio, sebbene alcune di queste specie, se migratrici, potrebbero provenire da paesi dove l’H5N1, ovvero il ceppo di aviaria trasmissibile da animale ad uomo, è ormai probabilmente endemizzato.

Confermiamo pertanto quanto riportato nell’articolo. 

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