GEAPRESS – La polizia lo aveva notato nei pressi di un negozio della periferia di Bangkok con le mani sporche di sangue. Un fatto preoccupante oppure un comportamento solito che non dava eccessivamente nell’occhio per chi era a conoscenza delle abitudini del soggetto. Seguito fino a casa si è così scoperta l’origine di tutto quel sangue. Deteneva, infatti, i resti di una tigre, più quelli di un secondo animale diviso in più pezzi e sistemati all’interno di contenitori di plastica accanto alle macchine posteggiate.

Si trattava di un tassidermista che agiva nella piena illegalità. Lui come altri cinque lavoratori insieme ai due proprietari della casa hanno dichiarato che lavoravano per alcuni negozi e giardini zoologici, ma non hanno saputo fornire alcuna indicazione utile circa la provenienza dei poveri resti degli animali. Di sicuro nella casa dell’impagliatore vi erano anche pappagalli, serpenti, parti di elefanti, vari pezzi di carne ed interiora per le quali la polizia tailandese sta ora cercando di determinare la specie di appartenenza.

Secondo l’Ufficio Traffic, che ha diffuso la foto del misfatto, quanto scoperto ora a Bangkok potrebbe fornire un’occasione unica per scoprire fornitori ed acquirenti. Animali rari e rarissimi come la tigre, finiti in sorte di contenitori dell’immondizia. Resti di macelleria finalizzata all’imbalsamazione e la probabile vendita di alcune loro parti, come le ossa, per la medicina tradizionale orientale.

Tutte le persone sono state arrestate. Contrariamente a quello che è facile pensare, molti paesi del sud est asiatico, ma anche africani, dove è forte la presenza del bracconaggio ai danni della fauna selvatica, prevedono pene molto forti tra cui l’arresto in flagranza di reato. Una situazione molto diversa dall’Italia, caratterizzata da blandi reati di natura contravvenzionale che non fungono da alcun deterrente e divenuti proprio ieri oggetto di intervento presso la Commissione Europea (vedi articolo GeaPress).

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