GEAPRESS – Secondo quanto riportato dall’Agenzia AFP, potrebbero finire nei tavoli delle principali località turistiche della Tailandia i resti dell’elefante trovato a pezzi vicino al confine meridionale con il Myanmar (Birmania). E che piatti poi, visto che le parti amputate riguardavano anche la coda ed il pene. A non essere state trovate, ovviamente, anche le preziose zanne, destinate verosimilmente alla produzione locale dell’avorio come all’esportazione verso la Cina.

Difficile arginare il fenomeno dell’uccisione degli ormai rari elefanti selvatici tailandesi. Le bande di bracconieri sono formate da persone senza cittadinanza, che vivono nelle numerose aree di difficile accesso tra la Birmania e la Tailandia. Proprio quest’ultimo paese può contare, poi, su ben collaudati canali di commercializzazione di prodotti di contrabbando derivati dalla fauna selvatica.  Animali vivi o loro parti. Tartarughe dal Madagascar e dal Pakistan. Avorio e corni di rinoceronte dall’Africa. Rettili, mammiferi e uccelli dalla Malaysia e dall’Australia. Gli animali vengono venduti sia in mercati locali della stessa capitale Bangkok che, in varia maniera contrabbandati all’estero.

Tailandia, Malaysia e Vietnam, rappresentano sicuramente un nodo cruciale del contrabbando mondiale di fauna esotica. La Malaysia, poi, ha un numero molto elevato di specie, per le quali il commercio è lecito. Fatto questo che, grazie alla falsificazione dei certificati di esportazione Cites (ovvero quelli relativi alla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione) complica ulteriormente le cose.
 
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