GEAPRESS – Dopo l’esponente dell’ex guerriglia maoista arrestato in Nepal, con l’accusa di essere a capo di un banda di bracconieri di rinoceronti indiani (vedi articolo GeaPress), il nuovo colpo di scena arriva ora dal Sudafrica. Ad essere arrestato, infatti, è un titolare tainlandese di licenze di caccia che mascherava, con i permessi forniti ai cacciatori, un traffico di corni di rinoceronte.

Anzi, a dire il vero, la notizia non dovrebbe poi sorprendenre neanche tanto, considerato che meno di un anno addietro, un caso analogo portò alla sbarra veterinari e titolari di licenze di caccia colti con le mani nel sacco del commercio internazionale di corni di rinoceronte (vedi articolo GeaPress).

Nel caso del bracconiere tailandese, secondo notizie circolate negli ambienti degli investigatori sudafricani, il suo nuovo ordinativo, comprendeva ben 50 corni di rinoceronte. Falsificando le licenze di caccia, sarebbe riuscito, probabilmente, ad esportarli. Ora è finito in carcere.

Il problema della falsificazione dei certificati potrebbe trovare una facile spiegazione nella possibilità che si ha in Sudafrica di uccidere legalmente animali rari. Per quest’anno, ad esempio, le Autorità della Convenzione di Washington sul commercio di specie minacciate di estinzione, consentono di uccidere cinque rinoceronti neri, 150 leopardi e 150 elefanti.

Nonostante il numero relativamente basso di licenze concesse, nel caso del precedente cacciatore di trofei, si era già nel passato riscontrato un traffico di pelli di leopardo verso gli Stati Uniti, reso possibile proprio grazie alla falsificazione dei certificati. Secondo il WWF, già nel solo 2011, ben 200 rinoceronti sarebbero stati uccisi in Sudafrica.

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