GEAPRESS – Macellati a colpi di machete, seppelliti vivi, dati alle fiamme dopo avergli gettato addosso un secchio di benzina. Questa la fine degli oranghi indonesiani e della Malesia. Forse gli ultimi 55.000 contro il milione di poco più di un secolo addietro. Secondo una inchiesta del The Star, i colpevoli sono soprattutto agricoltori, e di palme da olio in particolare. Da questa si ricava olio per frittura, componenti per preparati alimentari, ma anche integratori per uso farmaceutico e bio disel.

Recentemente, su GeaPress, ne avevamo parlato a seguito dell’avvelenamento degli elefanti (vedi articolo GeaPress). Enormi rettangoli di palme da olio ritagliati al posto della foresta pluviale e spesso sistemati dentro la stessa foresta. E poi le trivellazioni petrolifere, più o meno autorizzate.

Gli oranghi hanno fame e sconfinano così nelle sempre più invadenti coltivazioni per mangiare i teneri germogli. La morte è tremenda. Spesso direttamente picchiati con spranghe di ferro. Se poi trattasi di femmine con cuccioli, ancor meglio. I piccoli vengono venduti ai trafficanti. Sono almeno tremila gli oranghi che ogni anno fanno questa fine.

Contro le sterminio degli oranghi lavorano in modo particolare due fondazioni specializzate nella loro salvaguardia. L’ Orang Utan Land Trust ed il Borneo Orangutan Survaival Foundation. I piccoli salvati, riabilitati e reimmessi nella foresta se la dovranno poi vedere con le strade di penetrazione di altre multinazionali, come quelle della carta (vedi articolo GeasPress) che operano addirittura nei pressi, se non dentro, i parchi nazionali. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).