peli coda
GEAPRESS – Code di elefanti, per farne bracciali. Per trovarle non c’è bisogno di andare in Africa, ma basta accendere un computer. Numerosi siti web propongono infatti code intrecciate e diciture in  diverse lingue euroopee, tra cui l’italiano.

I prezzi oscillato da poche decine di euro fino a 150-300 in funzione del quantitativo di peli intrecciati e di eventuali aggiunte di oggetti preziosi. Alcuni siti riportano il certificato Cites relativo al regolare “prelievo”, verosimilmente da animale abbattuto. Per altri, invece, basta sapere che trattasi di code di elefanti. La provenienza, legale o non , è un  mistero

Circa 200 di questi bracciali sono stati sequestrati nelle scorse ore in Senegal grazie all’intervento dell’ONG SALF (Sénégal-Application de la Loi Faunique). Sette persone sono state portate in carcere. Un’indagine portata avanti da diverso tempo in collaborazione con il Governo francese. Il tutto, infatti, nasce dopo un sequestro di bracciali avvenuto in Europa. Una rete ben articolata che coinvolge più paesi dell’Africa centrale ed altri di transito.

Quali parti di una specie considerata nella Convenzione di Washington,   anche le code di elefante dovrebbero possedere un certificato CITES (acronimo della Convenzione) attestante la lecita provenienza. I certificati devono poi riportate le vidimazioni dell’Autorità competente sia del paese esportatore che di quello importatore.

Purtroppo, nonostante la sempre più pressante minaccia di estinzione a causa del bracconaggio e dell’alterazione dell’habitat naturale, gli elefanti possono essere uccisi in alcuni paesi africani. I bracciali sequestrati in Senegal erano però commerciati senza la necessaria certificazione

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