GEAPRESS – Poteva sicuramente raggiungere cifre ben più ragguardevoli, rispetto agli 8000 euro di base d’asta. Il corno di rinoceronte di ben 74 centimentri di lunghezza, era stato posto in vendita presso una casa d’aste di Sarzana ( SP ) in maniera del tutto illegale. Mancava, cioè, ogni autorizzazione Cites. Provenienza sicuramente illegale per il pezzo di un povero animale il cui valore, secondo il Corpo Forestale dello Stato, è sicuramente di non poche decine di migliaiai di euro.

A porre sotto sequestro il corno del peso di circa 7 chilogrammi, gli agenti del Servizio CITES Territoriale di Genova e del Nucleo Operativo CITES della Spezia del Corpo Forestale dello Stato. La segnalazione era pervenuta dal Servizio CITES Centrale.

Non è la prima volta che una casa d’asta, di altri paesi europei ma anche italiana, risulti coinvolta in commerci di pezzi di animali protetti in quanto rari e minacciati d’estinzione. Avorio, corni di rinoceronte, ma anche manufatti in guscio di tartaruga, coralli.

Tra i casi più recenti, un sequestro operato in Inghilterra (vedi articolo GeaPress) riguardante un corno di rinoceronte segato ad un animale morto in uno zoo. Vi fu, poi, il caso di una notissima casa d’aste triestina  (vedi articolo GeaPress) trovata in possesso di avorio non dichiarato.

Come confermato ora dal sequestro di Sarzana, i rinoceronti stanno pagando la richiesta scellerata di polvere di corno da utilizzarsi nella composizione di preparati medicinali orientali, di nullo significato scientifico (vedi articolo GeaPress). Il corno di rinoceronte, infatti, è composto da cheratina, una delle proteine più diffuse del mondo animale. Una sostanza del tutto identica a quella delle nostre unghia e capelli.

Solo negli ultimi giorni, proprio a causa dell’intensificarsi del contrabbando messo in atto dai trafficanti, si è avuta notizia dell’estinzione dell’ultimo rinoceronte di Giava appartenente alla popolazione vietnamita (vedi articolo GeaPress), oltre che dell’estinzione del rinoceronte nero occidentale (vedi articolo GeaPress).

Ora il sequestro di Sarzana che ha comportato anche la denuncia del proprietario e del titolare della casa d’aste. Purtroppo, a dimostrazione della loro probabile destinazione, i corni anche se finemente lavorati ad intarsio (quello di Sarzana era grezzo) vengono venduti a peso, non cioè per il loro valore artistico. Dovendosi poi polverizzare … .  

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