GEAPRESS – Tutto nasce da un esposto di un privato. Il Nucleo Operativo Cites di Salerno, avviate le indagini, riesce infine a rintracciare l’origine di quei messaggi diffusi con tanto successo nel web. Indagini durate un anno e che hanno presentato subito una complicazione utile a schermare l’autore.

Questo, infatti, utilizzava l’IP di un’altra persona. Incrociando una serie di dati la Forestale è infine riuscita a risalire al soggetto responsabile, un ragazzo di Pontecagnano Faiano, in provincia di Salerno. Nel corso della perquisizione domiciliare, avvenuta nella residenza presso una palazzina ad edilizia popolare, si è rinvenuta significativa documentazione. Il Comandante del Nucleo Operativo Cites di Salerno, Sovrintendente Ambrogio De Santis, sapeva però che ben difficilmente le tartarughe potevano trovarsi in quel luogo.

Il proseguo delle indagini conduce così ad una villa dove, proprio all’ingresso, viene rinvenuto un recinto con venti tartarughe. La villa, a quanto pare, è di proprietà di un manager molto noto nei luoghi. Lo stesso si è giustificato dicendo che nulla sapeva della particolarità di queste tartarughe.

Gli animali, provenivano dalla Sardegna e dalla Tunisia. Salerno, però, è un crocevia commerciale. Per questo gli inquirenti non escludono altre provenienze. Ogni animale veniva venduto ad prezzo che oscillava intorno alle 800 euro. Testudo hermanni, marginata e, fatto preoccupante per il particolare divieto in quanto “animale pericoloso” anche tartarughe azzannatrici. Le indagini sono appena avviate. Il sospetto è che si tratti di un traffico ben più esteso e che coinvolga altre persone.

Ad intervenire il Nucleo Operativo CITES di Salerno del Corpo Forestale dello Stato, coadiuvati nell’intervento di perquisizione sul posto dal personale del Nucleo Operativo CITES di Napoli.

Un commercio, dunque, che non accenna a diminuire quello delle tartarughe per la cattività casalinga. Sul finire dello scorso mese, il Corpo Forestale dello Stato, ha posto sotto sequestro 200 testudo hermanni. In quel caso si è appurato che il luogo del prelievo era il bosco di Manziana e da altre aree naturali laziali come Macchiagrande e Palo Laziale. A gestire il tutto un residente di Aranova.

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