GEAPRESS – Continua la guerra pericolosamente a cavallo tra i confini di Ruanda e Repubblica Democratica del Congo. Nei giorni scorsi, nel corso di un violento conflitto a fuoco tra bracconieri e rangers nel Parco Nazionale dei Monti Virunga (Repubblica Democratica del Congo), si è apertamente riferito di un appoggio esterno alla guerriglia che si finanzia con il traffico di fauna selvatica.

La situazione sembra ora presentare pericolose analogie in Ruanda dove un campo antibracconaggio della Fondazione Dian Fossey è stato saccheggiato da uomini armati. Un rangers ruandese è morto, mentre altri sembrerebbero essere stati feriti. Tutti hanno comunque abbandonato il campo. Secondo alcune fonti ruandesi, responsabili dell’assolto armato potrebbero essere uomini armati appoggiati dal Congo. Forse intenzionati ad appropriarsi di apparecchiature per le telecomunicazioni, ma che non hanno comunque risparmiato anche le installazioni con pannelli solari. Tutto è stato distrutto.

Il Governo del Ruanda non ha ritenuto di dovere reagire militarmente e, per ora, sembra aver scelto una iniziativa diplomatica.

I conflitti, in quella zona della valle del rift (l’imponente fossa tettonica che dalla Siria raggiunge il Mozambico), sono più volte sfociati in bagni di sangue di vaste proporzioni, come nel caso del genocidio avvenuto nel 1994, proprio in Ruanda, tra Hutu e Tutsi. Si tratta in realtà di una presunta individuazione di gruppi etnici, voluta in modo particolare dai colonizzatori belgi. Le leve del potere volute dagli europei ed affidate prevalentemente nelle mani dei Tutsi, hanno generato una spirale di violenza che non si è mai sopita. Proprio lungo i confini di questi Stati, vi è la nota popolazione di gorilla di Montagna, tanto cara alla ricercatrice americana Dian Fossey, che proprio in quei luoghi venne uccisa.

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