GEAPRESS – Presentati oggi a Roma i dati del rapporto annuale della Cites, la Convenzione internazionale che riguarda i traffici di specie animali e vegetali protette. Un business illecito con cifre da capogiro, che si stima sia secondo solo a quello degli stupefacenti, nel cui contrasto in Italia sono coinvolti 24 Nuclei operativi della Forestale che svolgono attività presso le Dogane e 27 Servizi territoriali. Quest’anno, a fronte di un lieve calo nel numero dei controlli complessivi effettuati, gli agenti hanno registrato all’opposto un allarmante incremento dei sequestri: il 90% in più rispetto al 2009 per un valore complessivo di 2 milioni e 950 mila euro. Le regioni italiane maggiormente tenute sotto controllo sono state la Toscana e la Lombardia, dove si concentra il più alto numero di aziende manifatturiere che conciano pelli di animali a volte protetti, quasi sempre rettili, ma anche mammiferi come i procioni, che spesso vengono catturati in Cina fuori dalle rigide norme che ne regolano la cattura a livello internazionale.

Tra gli interventi più significati presentati, l’attività investigativa e di intervento svolte nell’ambito dell’operazione Tram (tradizionale Medicine) che, con l’azione di coordinamento dell’Interpol e la collaborazione del programma Traffic del Wwf, ha portato al sequestro di 30.000 confezioni tra integratori alimentari, cosmetici e prodotti della medicina alternativa orientale ed europea importati nel continente. Tra le specie tutelate che tuttavia sia usano massicciamente per la preparazione di tali prodotti, figurano sopratutto piante, come orchidee, aloe, ginseng, legno della vita e Pygeum, ma anche grossi mammiferi, come tigri, orsi, rinoceronti e squali.

E proprio i mammiferi continuano ad essere in cima alle preferenze dei trafficanti e dei collezionisti, seguiti da rettili, invertebrati e uccelli. Tra questi, anche esemplari della fauna autoctona italiana, come rapaci rarissimi (aquile del Bonelli, capovaccai e falchi lanari) catturati in Sicilia, oltre a testuggini della Gallura, in Sardegna, sono stati tratti in salvo nell’ambito delle operazioni “Bonelli” e “Tostoino”, che hanno portato a scoprire l’esistenza di bande ramificate sul territorio italiano e collegate anche con destinatari in Belgio, Austria, Spagna e Germania che vendevano gli animali via internet con certificati contraffatti. Anche nel caso dell’operazione siciliana, il Corpo Forestale dello Stato si è avvalso dell’appoggio dell’associazionismo, in questo caso del Wwf, sempre più spesso nel ruolo di soggetto chiave per le fasi che seguono i momenti operativi dei sequestri: nel corso dell’anno due pantere e un orso sequestrati a Terrasini, in provincia di Palermo, sono stati sistemati in centri di recupero grazie all’intervento dell’associazione Animalasia.

E mentre buona parte dell’azione di prevenzione dei reati contro la fauna protetta si svolge alle dogane e sul territorio, una delle frontiere che si rafforza come maggiormente a rischio è quella di internet: la Forestale denuncia infatti che sono ancora moltissimi gli italiani che acquistano animali vivi o derivati animali per via telematica, rischiando di incorrere in denunce penali e finendo spesso vittime di vere e proprie truffe legate alla vendita di animali di cui è vietato l’acquisto e la detenzione. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).

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