GEAPRESS – Normativa carente, lacunose regole sulla caccia ed aumentata richiesta di polvere di corno di rinoceronte nei mercati del sud est asiatico. Nel complesso, un mix esplosivo che costa due rinoceronti al giorno. Tanto si evince dal nuovo report pubblicato dal WWF che mette in evidenza come la sussistenza stessa del rinoceronte sulla faccia della terra, continuando di questo passo, sarà molto breve.

Vere e proprie organizzazioni criminali, ben ramificate in Sudafrica, che operano tramite battute di caccia offerte, in modo particolare, a presunti cacciatori vietnamiti. Un canale, all’apparenza, legale ma che nasconde, grazie a complicità e corruzione, un florido mercato di corni di rinoceronte di contrabbando. Un meccanismo innescato fin dal 2003, salvo poi scoprire, denuncia il WWF, che alcuni partecipanti a queste pseudo battute di caccia, non sapevano neanche sparare.

Un decennio fa si iniziavano a intravedere i primi segnali dell’emergenza bracconaggio al rinoceronte che si stava approssimando, ma allora pochi avevano previsto la portata e le ramificazioni che oggi abbiamo chiare davanti a noi – ha detto Massimiliano Rocco, Responsabile dell’Ufficio TRAFFIC in Italia – Tuttavia, con l’aumento della domanda dall’Asia, persone disposte a pagare molto per mettere le mani sui corni di rinoceronte e contrabbandieri poco timorosi di essere perseguiti, era probabilmente inevitabile che questa “commodity” attirasse l’attenzione di una comunità criminale sempre più forte, creando una “tempesta perfetta” per il bracconaggio al rinoceronte e il commercio dei corni.

Per evitare le nuove norme varate dal governo sudafricano con il fine di bloccare i presunti cacciatori, le organizzazioni internazionali si sono rivolti ad altri sparatori, meno riconoscibili. Tra questi, si è scoperto, anche attori del turismo sessuale.

Nel 2007 i rinoceronti per i quali si era avuta notizia certa di uccisione, erano tredici. Nel 2011, invece, ben 448, mentre, dall’inizio del 2012, quasi 2 rinoceronti al giorno. Come se ciò non bastasse i procacciatori di corni di rinoceronte, ricorrono ora anche alle ruberie. Ad esempio esposizioni museali e collezioni private. Un fenomeno, quest’ultimo, che non esclude neanche l’Italia.

Secondo Massimiliano Rocco, “la ramificazione e organizzazione del traffico dei corni ha raggiunto livelli impressionanti”. Una vera e propria ragnatela che unisce proprietari di ranch, cacciatori professionisti e veterinari. Come combattere un sistema così ramificato? Secondo il Responsabile dell’Ufficio Traffic In Italia “non si combatte più solo sul campo in Sudafrica ma anche con un puntuale lavoro di intelligence e più che mai con la vera volontà politica di tutta la comunità internazionale di contrastare questi fenomeni ”.

Fino al 17 luglio di quest’anno in Sudafrica ci sono stati più arresti (176) per reati legati ai rinoceronti che in tutto il 2010 (165), con il fermo di persone attive ai livelli mediani o superiori della catena commerciale, compreso un buon numero di arresti di alto livello tra i vietnamiti a partire dal maggio 2012. Le associazioni criminali legate ai rinoceronti in Sudafrica si sono connesse ad altre attività criminali, come il contrabbando di droga e diamanti, il traffico di persone e il commercio illegale di altri prodotti di natura, come l’avorio di elefante e gli abaloni.

Su 43 arresti documentati di asiatici per crimini legati ai rinoceronti in Sudafrica, 24 erano vietnamiti (56%) e 13 cinesi (28%), i restanti tailandesi e malesi. Inoltre, è emerso che almeno tre ufficiali con sede all’ambasciata vietnamita a Pretoria partecipavano al commercio illegale di corno di rinoceronte, sebbene l’ultimo di questi casi risalga al 2008.
All’altro capo di questa illecita catena commerciale, il rapporto identifica il Vietnam come il mercato principale, dove la domanda di corno di rinoceronte continua a crescere è dove i macinini seghettati per trasformare in polvere i corni sono ampiamente disponibili per la vendita.

In Vietnam sono stati identificati quattro gruppi di utenti principali: il primo è rappresentato da chi crede nelle proprietà disintossicanti del corno di rinoceronte, specialmente dopo un’eccessiva assunzione di alcol, cibo e “bella vita”. Gli utilizzatori macinano abitualmente il corno e mischiano la polvere ad acqua o alcool come cura per le sbornie e più generalmente come tonico. Poi i malati di cancro ai quali viene proprinata una impossibile cura a base di corno di rinoceronte, che non funzionerà mai. L’unica maniera, secondo il WWF, per debellare il bracconaggio è abbattere la richiesta.

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