GEAPRESS – Potrebbe essere un medico veterinario dell’ASP il soggetto al quale, in un terreno di sua proprietà, sono stati sequestrati 550 uccelli nel corso dell’operazione denominata “Corvo Imperiale”. L’intervento, condotto dalla Forestale siciliana il 16 febbraio scorso nelle campagne di contrada Colavecchio nel Comune di Scicli (RG), è stato presentato ieri presso i locali del Tribunale di Modica. Ad essere presenti il Capo della Procura della Repubblica di Modica, dott. Francesco Puleio, ed i Commissari Ciaravino e Cafiso, rispettivamente del Servizio Cites e del Nucleo Operativo Provinciale del Corpo Forestale della Regione siciliana.

Secondo il Procuratore Capo, tutti gli animali erano tenuti in condizioni incompatibili con una corretta gestione degli stessi. Nell’allevamento sarebbero risultati visibili gli stati di sofferenza, animali feriti, con acqua scarsa o del tutto assente, e cibo non a sufficienza. Le reti delle gabbie, a quanto pare, risulterebbero in presenza di punte arrugginite in direzione degli spazi degli animali, mentre l’acqua a loro disposizione, quando presente,  sporca e satura di materiale vario. Nei luoghi era inoltre presente eternit.

Secondo il Commissario Ciaravino, del Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione siciliana, gli animali sono ora sottoposti a quarantena e accertamenti veterinari. Questo proprio alla luce delle condizioni, anche di incuria, nelle quali sono stati ritrovati. Non è tra l’altro escluso, ha precisato il dott. Ciaravino, che dall’esame documentale potrebbero derivare altre ipotesi di reato.

Per il Procuratore della Repubblica di Modica, inoltre, il numero degli animali è tale da ipotizzare  che trattavasi di una attività di commercio. Probabile, sulla base delle indagini, il collegamento con punti vendita. L’allevamento, sempre secondo il Procuratore, sarebbe stato basato su “pseudoautorizzazioni” che non erano neanche più tali fin del 2000. Il luogo, pertanto era “totalmente assente di qualsivoglia autorizzazione”. Questo, sempre, in base a quanto riferito in conferenza stampa. Con la Forestale che lo scorso 16 febbraio ha raggiunto l’allevamento, c’era a sua volta un consulente Medico Veterinario. La struttura è composta da tre locali tipo “serra fredda”, con assi portanti in metallo, sottostrutture in legno e teli di plastica solo parzialmente ricoprenti le superfici esterne.

Secondo notizie pervenute a GeaPress l’Avvocato difensore potrebbe a breve presentare la richiesta di dissequestro degli animali, verosimilmente supportata dal parere di un consulente della difesa. Gli animali, nel frattempo, sono stati trasferiti in strutture autorizzate tra cui il Centro di Recupero di Comiso. Secondo indiscrezioni circolate si tratterebbe di persona conosciuta nel mondo degli ornicoltori, essendo stato espositore e probabilmente anche giudice di gara nelle mostre con migliaia di uccellini sistemati nelle gabbiette per concorrere nelle diverse categorie che competono.

Secondo il Commissario Cafiso, del Nucleo Operativo Provinciale di Ragusa del Corpo Forestale della Regione siciliana, il sequestro non è avvenuto casualmente. I luoghi erano già stati attenzionati nel corso delle indagini. Numerosi, inoltre, i riscontri documentali. Poi macchine civetta ed eliveivoli, per una operazione iniziata già un anno addietro e che parrebbe interessare un campo d’azione ben più ampio rispetto a quello del sequestro di contrada Colavecchio. Un maxi sequestro, con pochissimi precedenti anche al di fuori della Sicilia. Lo stesso Commissario Cafiso ha inoltre rilevato l’importante ruolo di coordinamento con il Corpo Forestale dello Stato.

L’allevamento sarebbe ricavato all’interno di una delle cave (canyon in roccia calcarea) tipiche del ragusano. Per raggiungerlo occorre pure attraversare un torrente ed il luogo sarebbe privo di corrente elettrica. La strada, anch’essa privata, sarebbe inoltre bloccata a valle da una sbarra metallica. Una sorta di nicchia, insomma, dove l’allevatore aveva ricavato il suo allevamento nel quale ora pesa come un macigno l’accusa di aver tenuto gli animali in condizioni inidonee e produttrici di gravi sofferenze, in violazione della legge sulla caccia e senza le necessarie autorizzazioni per gli animali esotici.

Nei prossimi giorni, così come riferito nel corso della conferenza stampa, si valuterà la possibilità, previa visita veterinaria, di liberare alcuni animali, fatto questo che fa presupporre che essi possano essere stati catturati illegalmente.
Un bel grattacapo per l’allevatore ornicoltore che dovrà adesso dimostrare la sua innocenza.

Purtroppo, però, le zone d’ombra tra gli ornicoltori (al di là della valutazione etica che gli si vorrà dare) e le catture illegali, ovvero i casi di bracconaggio, sono già apparse nel corso degli interventi di polizia nei mercati di fauna selvatica. Nel quartiere palermitano di Ballarò, i Carabinieri hanno più volte sequestrato, assieme alla fauna selvatica, anche centinaia di canarini e pappagallini, oppure incroci tra canarini e cardellini. Un cardellino privo dell’obbligatorio anello inamovibile venne inoltre sequestrato, sempre dalla Forestale siciliana, nel corso di una mostra mercato, attigua ad altra degli ornicoltori, pochi mesi addietro a Carini (PA). (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).  

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