GEAPRESS – Venti elefanti uccisi da bracconieri in Ciad. Forse cacciatori provenienti dal Sudan dove l’avorio arriva in cambio di armi. Uno dei tanti mezzi per finanziare le guerra. Dal Darfur come nella Repubblica Centroafricana. Probabilmente nei prossimi giorni si ritroveranno altre carcasse.

A diffondere la drammatica notizia è Stéphanie Vergniault (nella foto), Direttore di SOS Elephants, una organizzazione non governativa francese che si occupa della salvaguardia degli elefanti e del loro habitat. IFAW (International Fund for Animal Welfare) ricorda come l’aumento del bracconaggio ai danni degli elefanti sia dovuto alle autorizzazioni fornite dagli Uffici della Convenzione di Washington per il commercio legale di avorio. Di fatto è quest’ultimo a fornire la copertura legale per quello di contrabbando, grazie alla facile falsificabilità della documentazione che dovrebbe accompagnare le spedizioni.

In Cina il prezzo dell’avorio al chilo ha raggiunto i 1700 dollari, ma una volta lavorato ed inviato in negozi compiacenti di tutto il mondo (Italia compresa), il prezzo lievita enormemente. Secondo la Guardia di Finanza di Desenzano (BS) i sessantaquattro oggetti in avorio lavorato rinvenuti nella disponibilità di una nota casa d’asta di Trieste (vedi articolo GeaPress) valevano ben 30.000 euro. Dovevano, peraltro, essere ancora venduti al dettaglio

Di fatto, secondo le ultime stime, in Ciad sono rimasti circa 2000 elefanti (secondo altri sarebbero già sotto il migliaio). Solo nel 2010 ne sono stati uccisi 250. E pensare che appena nel 2006 erano più di quattromila, mentre venti anni addietro ben 40.000. Praticamente, se non si riesce ad invertire il trend, in Ciad l’elefante è prossimo all’estinzione.

Tutti i venti elefanti uccisi in questi giorni sono comunque stati abbattuti in aree esterne ai parchi nazionali ed il governo del Ciad ha più volte chiesto aiuto per la tutela degli ultimi pachidermi rimasti. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).