GEAPRESS – Condanna per i tre americani, residenti nello Stato dell’Alaska, che lo scorso maggio (vedi articolo GeaPress) finirono arrestati perché individuati quale nodo di un importante commercio di avorio di tricheco e pelli di orso polare. Fino a 230 zanne di tricheco ed un commercio pagato con la “moneta” in uso dove i soldi servono  a poco, ovvero il baratto. I tre, infatti, usavano servirsi di alcuni natii dell’isola di Savoonga i quali, in cambio delle parti di animali cacciati, ricevevano marijuana, alcool, motoslitte e sigarette. In minor misura, soldi.

I tre sono stati condannati dalla Procura Distrettuale dell’Alaska, anche perché trovati in possesso di armi da fuoco non denunciate. Ma sono proprio i danni arrecati alla fauna selvatica, tutelati dal Lacey Act, a costituire reati gravi. Solo uno dei tre, è riuscito ad essere condannato all’interdizione per tre anni dalle attività di caccia e da altri settori afferenti l’utilizzo della fauna selvatica. Gli altri due, invece, un uomo ed una donna rispettivamente di 42 e 52 anni, oltre a non potere cacciare per  tre anni, dovranno prima scontare nove anni e tre anni e mezzo di carcere.
 
Sicuramente l’aggravante delle armi e della droga, ma molti Stati, non solo americani ma anche africani, puniscono duramente i reati alla fauna selvatica, soprattutto se riguardante animali considerati nella Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Nulla a che fare con i reati contravvenzionali italiani che condannano, bene che vada, ad una ammenda soggetta ad oblazione, ovvero riduzione della quota da pagare, con conseguente estinzione del reato. Le previsioni di arresto, non rappresentano alcun deterrente (salvo, forse, per particolari casi di pregiudicati) essendo tutte ben al di sotto della soglia di punibilità.   

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