GEAPRESS – E’ cambiato il vento! Torna improvvisamente alla ribalta la pantera ballerina. C’eravamo di nuovo scordati di lei, come già era stato prima della conferenza stampa del 15 luglio (vedi articolo GeaPress), ed invece, forse calmati vento ed incendi, tutto è da poco tornato come prima. Già sul finire della scorsa settimana erano riprese a girare le prime illazioni. Come la misteriosa foto di macchia nera non consegnata alla conferenza stampa mentre compariva in un unico organo di informazione, le novità eclatanti dei veri aggiornamenti erano forse già pronte a partire.

La pantera è apparsa, già poco dopo l’evento mediatico del 15 luglio. Di mezzo, però, c’è stata l’emergenza incendi tra i quali ricordiamo il grande rogo delle Madonie. Dopo qualche dubbia segnalazione in via Bronte, circa una decina di giorni addietro il nero felino è improvvisamente comparso ruggendo al Sig. Onofrio Buzzetta che con il suo trattore era intento a lavorare in un campo in località Vallecorta, nei pressi di Pioppo. Era talmente vicina che il terrorizzato Signor Buzzetta è saltato sul trattore chiudendosi nel cabinato. Per due ore, sotto il cocente sole di luglio, è rimasto chiuso li dentro, impossibilitato a chiamare aiuto perché privo di telefono cellulare. Solo i suoi familiari, preoccupati per il ritardo, hanno poi consentito di “liberare” il sig. Buzzetta dal poco desiderabile esilio e si è così avvisato il Corpo Forestale della Regione siciliana. Ma le segnalazioni non si sono fermate. Sono infatti continuate sempre nei pressi di Pioppo fino all’ultimo ruggito sentito poco prima della mezzanotte del 29 luglio.

Vi sono però altre novità. Dopo le critiche sulla notte dei vampiri (vedi articolo GeaPress) il Corpo Forestale della Regione Siciliana ha deciso di cambiare tattica. Niente più straordinarie operazioni di polizia con carne di cavallo e sangue di bue. Niente più decine di uomini persi nella notte stellata della collina incantata di via Bronte, con una pantera, ma quella della Polizia, ed una gazzella dei Carabinieri pronte a bloccare curiosi. Niente più forestali fatti appositamente arrivare dalle Stazioni di San Martino, Villagrazia ed addirittura Caccamo per la grandiosa ricerca più tipica di un grosso latitante che di una grande felino. Le speranze di beccare a tutti i costi le nera regina di via Bronte si erano poi (ovviamente) infrante.

Forse perché poco amante del trambusto dei comuni mortali, oppure dei volgari cani randagi attirati dalla monnezza da macello che ha ispirato l’inedita affollata strategia. Sta di fatto che la pantera (o presunta tale) ha fatto da allora le valigie. Del resto, dopo intere settimane di vacanza, qualcosa della nuova grande casa di villeggiatura doveva aver imparato a conoscere. Poi la denuncia di Legambiente (vedi articolo GeaPress) sui presunti poteri dei Dirigenti forestali i quali, inseriti in un ruolo civile, probabilmente non avrebbero potuto disporre una operazione se di Pubblica Sicurezza. Maggiore prudenza, allora. L’inizio della stagione degli incendi imponeva del resto alcuni rimescolamenti di personale.

Nel frattempo si è provveduto a nominare ausiliario di Polizia Giudiziaria il prof. Mario Lo Valvo , il quale, stante le indiscrezioni pervenute a GeaPress, parrebbe ora (ri)verificare tutte le segnalazioni pervenute alla Forestale almeno per la zona di via Bronte. Il Docente Universitario starebbe valutando le tante segnalazioni che non sembrerebbero, però, perfettamente coincidenti con la certezza di un grosso felino riferita nel corso della plurimicrofonata conferenza stampa del 15 luglio.

Vi sarebbe inoltre una seconda fotografia (in alto con la “pantera” nel riquadro luminoso). E’ più o meno nello stesso stile macchiforme della prima. Mostrerebbe lo stesso animale fotografato una volta spostatosi di lato. Non è chiaro chi abbia eseguito lo scatto. Se la Forestale o il cittadino impaurito che ha li ha chiamati. Si possono solo azzardare alcune ipotesi.

La prima è sulla “qualità” della foto-macchia. Provando a raffrontarla con il primo scatto, infatti, la nuova immagine potrebbe essere stata ripresa utilizzando uno zoom spinto in funzione tele (ossia a forte ingrandimento di oggetti a distanza). Questa possibilità non solo riduce considerevolmente la luminosità (le due foto, cioè, potrebbero essere state scattate anche a distanza di pochi secondi) ma potrebbe evidenziare uno dei difetti più comuni degli obiettivi zoom così utilizzati. Variando, infatti, la posizione reciproca delle lenti, il diaframma (ossia il meccanismo che controlla la quantità di luce che entra nella macchina fotografica per lo scatto) si dispone in maniera asimmetrica rispetto ad esse. E’ questo il principale motivo per cui utilizzando con uno zoom focali spinte (a grandangolo o, come nel nostro caso, a teleobiettivo) le immagini dello stesso fotogramma appaiono riprodotte con un diverso ingrandimento, falsando tra l’altro la reale distanza tra esse tanto da farle apparire quasi inserite a casaccio. Alla luce di ciò e sempre con un certa benevolenza nei confronti del Corpo Forestale, si può azzardare che l’immagine confermerebbe la bontà della fonte.

La seconda ipotesi è sull’animale immortalato. Parrebbe occupare buona parte del piano del masso, lungo secondo il Corpo Forestale più di un metro. La postura, inoltre, è sicuramente più tipica di un felino che non, ad esempio, di un grosso cane magari a pelo nero. Dimenticavamo: l’osservazione dell’Istituto Zootecnico (l’ultima finora diffusa) si era poi rilevata come quella di un grosso cane nero che puntualmente, ogni mattina, appariva sempre nello stesso posto. Per il resto aspettiamo altri (e)venti.(GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).