GEAPRESS – Sulla pantera di Via Bronte si è detto un pò di tutto. Mai, come in questo caso, tante persone disposte a parlare, eccetto, però, nell’indicare la casa dove sarebbe stata detenuta. Via Bronte conduce grosso modo ad una decina di ville, e niente più.

La caccia alla pantera è partita con le battute e l’esperto dello zoo di Carini (struttura priva di grandi felini) che avrebbe dovuto sparare l’anestetico. Siccome il personale dello zoo dava la disponibilità, ma ovviamente non poteva essere sempre presente, il rischio che l’animale potesse finire a pistolettate non era affatto marginale. GeaPress, a questo punto, apprende che il Corpo Forestale dello Stato, da Roma, si mette in movimento, ma poi non se ne fa niente. Spuntano i fucili con l’anestetico del Corpo Forestale della Regione Siciliana. Ieri la notizia della gabbia-trappola e l’agnello cavia (vedi articolo GeaPress) che sarà rinchiuso in una gabbia più piccola all’interno di quella che dovrebbe catturare la pantera. Dietro ci sarebbe il consiglio di un non specificato esperto.

Mettiamo da parte il terrore dell’agnello, e proviamo invece a pensare alle persone che abitano in quel posto. L’unica cosa che crediamo colmare la nostra ignoranza è l’aver sentito parlare di esce vive nei romanzi di Wilbur Smith ed i suoi racconti di caccia ottocenteschi (i safari attuali si fanno con carne morta. Più si sente e meglio è … dicono i cacciatori).

GeaPress ha intervistato l’unica persona che è riuscita in Italia a recuperare grandi felini ed altri animali pericolosi per l’incolumità pubblica. Interventi congiunti al Corpo Forestale dello Stato conclusi, tra i tanti, anche con il recupero di un orso, di una lince e proprio di una pantera.

Il dott. Rudi Berti (nella foto insieme alla moglie  Mirka Negrini nel Centro specializzato di Monte Adone) è stato consulente del Ministero dell’Ambiente nonché attuale Direttore del Centro Tutela e Ricerca Fauna Esotica e Selvatica di Monte Adone, Sasso Marconi (BO).

GeaPress – Dott. Berti, in base alla sua esperienza quali speranze ci sono di riuscire a recuperare la pantera di via Bronte?
Berti – Direi che prima dobbiamo appurarne l’esistenza. Mi risulta che il Corpo Forestale non l’ha mai vista, ne tanto meno sono state portate prove fotografiche. Molti dei miei interventi hanno riguardato falsi allarmi. Ad ogni modo, al momento dell’intervento, poteva essere un falso allarme anche quello poi concluso con il recupero dell’animale. Detto questo. Ho visto alcuni filmati sia nei telegiornali che da altre fonti. Ho visto un elicottero e più uomini impegnati nella ricerca. La pantera, però, è un animale elusivo ed in questo caso, essendo cresciuta in cattività, spaventata della nuova situazione. Troppo rumore rischia di farla allontanare o abituarla a nascondersi, anche se non è da escludere che l’animale tenti di tornare nei paraggi dell’abitazione che la teneva prigioniera. Tenterà comunque di nascondersi, come tutti i grandi felini.

GeaPress – Vi sono ore della giornata più probabili per incontrarla?
Berti – La pantera si muove all’imbrunire, come prevalentemente fanno i grandi felini. Di giorno è più probabile che stia nascosta, forse in cima agli alberi. In un mio precedente intervento, conclusosi con il recupero di una pantera, mi sono imbattuto in una squadra che la stava cercando mentre l’animale, seminascosto tra i rami, la guardava tranquillo e silente.

GeaPress – Qual è, secondo lei, la migliore strategia?
Berti-La pantera va cercata nel bosco da pochissime persone esperte. Una o due al massimo, mettendosi sottovento per impedire che l’animale percepisca l’odore, ed evitando anche il minimo rumore. Ove possibile, delle pattuglie dovrebbero essere collocate intorno al bosco. La loro attività dovrebbe essere solo quella di segnalare la fuga dell’animale dall’aria circoscritta. Non conosco, però, la situazione di Palermo.

GeaPress – E’ quella da lei descritta. Una strada alle falde della piccola collina ed un piccolo bosco di pini domestici.
Berti – Certo se così è, dovrebbe essere tutto relativamente più facile. Occorrono piccole pattuglie ai margini del bosco, sia superiormente che nella strada; comunque se ne deve completare l’intero perimetro. Nel bosco, invece, massimo due persone che devono essere in grado di diventare quasi invisibili. Viceversa il felino scappa o si nasconde. Se trattassi, poi, di pini domestici, è la situazione ideale. La pantera, se non è stata deungulata, si arrampica facilmente e trova un’ ampia chioma a fungo dove nascondersi.

Geapress – Va bene, ma per catturala quale il metodo migliore? Anestetico o gabbia?
Berti – Dipende. Se si riesce ad essere a tiro, sicuramente l’anestetico. La presenza delle pattuglie attorno è importante. L’animale ha a disposizione un paio di minuti prima di addormentarsi e di sicuro non li occuperà ad aspettare che venga presa. Cercherà anche lì di scappare e nascondersi.

GeaPress – E la gabbia?
Berti – La pantera verrà attirata dalla carne. Più se ne sente l’odore e meglio è. Teniamo in considerazione che non è un animale abituato alla selvaticità. Verosimilmente ha sempre mangiato carne morta.

GeaPress – E l’agnello?
Berti – Non credo che la pantera, ancorchè affamata, ne farà una questione di gusto …

GeaPress – No ci scusi, intendevamo l’agnello vivo dentro la gabbia.
Berti – Come un agnello vivo?

GeaPress – Si un agnello vivo al chiuso di una gabbia dentro quella che dovrebbe catturare la pantera.
Berti – Se vogliamo adottare le misure meno probabili può andar bene, ma l’esca viva non si utilizza più per i safari di caccia, figuriamoci con un animale nato e cresciuto in cattività. Un agnello, o altro animale vivo, la pantera non l’ha mai visto. Può darsi che possa addirittura spaventarsi. L’agnello inizierà a lamentarsi. L’unica cosa sicura è il suo spavento, ma per il resto non servirà molto. La pantera non è abituata. Non è l’agnello, in altri termini, un grande stimolo per lei. L’agnello, inoltre, dovrà essere mantenuto. Qualcuno dovrà portargli da bere e mangiare. Si dovrà pulire la gabbia. La pantera sentirà sempre l’odore fresco dell’uomo, al quale è sicuramente abituata ma probabilmente in questi giorni sarà stata anche abituata a scappare. No guardi, mi creda, la soluzione migliore è la carne morta. Più puzza e più si sente. E’ un richiamo irresistibile. Se poi attorno alla gabbia è stata sparsa della sabbia, si dovrebbero iniziare a vedere le tracce.

GeaPress – Si crediamo che questo sia stato fatto …
Berti – Meno male …

GeaPress – … anche se ieri abbiamo notato che dalla villa più vicina sono usciti dei grossi Pit bull …
Berti – Si, guardi, se ora le persone, di cui posso capire l’angoscia in cui vivono, si mettono a sgiunzagliare i cani, la pantera non credo proprio verrà mai catturata. Magari la gabbia con l’agnello che bela attirerà i Pit bull, ma di sicuro non la pantera.

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