GEAPRESS – Più che a una pantera, l’animale da condurre sotto il tiro di un fucile, poteva al massimo corrispondere ad una pecora. La pantapecora ricercata, già probabilmente spaventata dal via vai di cani randagi attratti dal sangue e dalla carne di cavallo sminuzzato per i viottoli di via Bronte, chissà dove era.

La notte dei vampiri (vedi articolo GeaPress) non poteva che fallire.

Se qualcuno, però, dovesse trovare la pantapecora, ce lo faccia sapere. Vorremmo intervistarla. Ci piacerebbe sapere perché venendo meno alla tipica etologia delle pantapecora, abbia preferito al cavallo spezzettato abbondanti chili di bocconcini per gatti che ogni sera signore encomiabili distribuiscono per i piccoli cuginetti del rione. Oppure, sporcacciona, abbia preferito al cavallino a pezzettini appositamente acquistato per lei, addirittura una intera discarica di rifiuti, come Bellolampo, dove si ipotizza sia stata. Già, che ignoranti, non ci avevamo pensato. La pantapecora potrebbe essere vegetariana! Le vorremmo allora chiedere perché una pantapecora si sia ostinata a non farsi condurre dalle squadre di forestali siciliani sotto il tiro di un dardo anestetico che probabilmente nessuno, prima d’ora aveva forse mai utilizzato. Eppure la pantapecora, abituata a pascolare tranquilla nonostante l’erbetta un po asciuttina del boschetto di via Bronte, doveva essere lì, pronta ad aspettarli! Probabilmente oltre alle decine e decine di uomini in straordinario impegno notturno, ci mancava un cane pastore da pantapecora.

Se invece si trattasse di una pantera, per quanto gattona possa essere stata, dopo un mese di inutili ricerche il boschetto di via Bronte lo deve conoscere per benino. Quanto basta, al primo rumorino forestale, per saltare veloce su un albero a farsi quattro risate, nera come è, nel buio della notte. Oppure farsela a … zampe, sempre lungo il bosco che corre ininterrotto in un’unica fascia pedomontana che va da Sferracavallo fino a Monreale. E poi, perchè scappare nel bosco? Tutto attorno vi è una bella campagna rocciosa, ricca di anfratti ed immediati nascondigli che le aprono la strada per l’intera Sicilia. Basta non spaventarla e non perdere tempo.

Comunque sia, provando a tradurre la macchia nera immortalata nella foto di un cittadino che poi l’ha passata alla Forestale siciliana, che poi l’ha utilizzata per una conferenza stampa, che poi non ha diffuso la foto ai giornalisti mentre spuntava su un unico organo di informazione, dicevamo … si evince una cosa sola. La più bella del reame di Via Bronte (non ce ne vogliano le Signore dei castelli inerpicati tra i boschi demaniali di Palermo) è lei. L’ineffabile affascinante pantera che senza tante difficoltà si prende beffa di persone inesperte ed affannate a trovare una soluzione forse coincidente nei tempi con il rinnovo delle cariche dirigenziali che la scadenza dei contratti dell’amministrazione forestale imporrà a breve. Giorni di gloria e di passione passati spedendo le proprie giornate con elicottero e tenendo impegnati decine di uomini, finanche nella stagione degli incendi.

Quanto è costato tutto questo? La gabbia, l’andirivieni con il maialino, le telecamere attorno all’inutile gabbia, gli straordinari che dovranno essere pagati, l’impegno distolto ad altre indagini? Chi pagherà per la mancata sicurezza degli abitanti del posto, pur di non chiamare il Corpo Forestale dello Stato ed il suo esperto (vedi intervista GeaPress), che già da un pezzo ha dato la disponibilità ai colleghi della Forestale della Sicilia autonoma?

Eppure durante l’incredibile conferenza stampa del 15 luglio scorso (vedi articolo GeaPress) dove si è negata la visita di due funzionari del Corpo Forestale dello Stato (GeaPress continua, invece, a confermarla) si è pure detto che non risulta la presenza di un esperto. Mancanza pericolosa e dagli effetti scontati. Gli abitanti di via Bronte, vittime di tale inefficienza, facciano allora una proposta, tanto siamo arrivati a Ferragosto. Si prendano una vacanza e cedano la loro abitazione, attenzionata da macchia nera, a chi sta dirigendo le ricerche. La Forestale siciliana si trasferisca nei bei castelli piantati nei suoi boschi demaniali. Approfitti del bel posto e dell’aria di collina, con macchia nera al crepuscolo vicino la ringhiera di casa, languidamente distesa su un soppalco di roccia concessa, per quattro interminabili minuti, a meno di sette metri dai forestali siciliani.

Non fatevi, però, idee sbagliate. Macchia Nera è una vera Regina. Come riferito durante la conferenza stampa della Forestale siciliana, man mano che i Forestali increduli aumentavano il gruppetto, lei si è alzata e tranquillamente è rientrata nel suo regno.

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati