GEAPRESS – Ancora nessuna novità della pantera. Dalla Procura si attende l’input decisivo alle indagini: la casa zoo da dove sarebbero scappati gli animali, forse provenienti da uno zoo fattoria. GeaPress ha provato a chiedere, stamani, agli abitanti di Borgo Nuovo i quali, però, non hanno alcuna intenzione di aggiungere particolari. O quasi.

Iniziamo il nostro tour proprio da via Bronte. Nessuna macchina della Polizia o del Corpo Forestale, o almeno non si vedono. Via Bronte è una sorta di fortino. Una stretta strada ad anello costruita sulla collina di San Isidoro, tra Borgo nuovo e Passo di Rigano. Da un lato una vecchia cava sopra Passo di Rigano, dall’altro un bosco di pini domestici appena lambito, stranamente, dai disastrosi incendi estivi. Non più di una decina di ville. Colonnati e scale che sembrano uscire dal film di Scarface, poi un convento di suore. Un luogo calmo, immerso nel verde, uno stacco irreale dal caos della città . Alcune ville assumono un aspetto quasi condominiale. Enormi scale esterne congiungono i piani dove, verosimilmente, abitano i componenti di una stessa famiglia. Via Bronte, un tempo, era inaccessibile. Vi sono ancora le tracce di un cancello, poi rimosso. Non sembra, ma siamo in una pubblica via della città di Palermo. Il bosco incupisce tutto. Ma della pantera, ovviamente, nessuna traccia.

Abbiamo una mappa. Pochi metri sotto dovremmo incontrare alcune traverse di via Castellana che portano proprio lo stesso nome. All’angolo con via Misilmeri, gli avvistamenti della pantera nei giorni scorsi. Qui, però, gli alti cancelli sono ancora presenti e dobbiamo fermarci. Scendiamo, perché più o meno questa è la sensazione che imprime il luogo, nel quartiere di Borgo Nuovo.

Si inizia a sentire il caldo. Il bosco di pini lascia spazio a stradoni immersi nell’edilizia popolare ove vennero destinati gli abitanti del centro storico, ora venduto a fette per abitanti di altro rango. Borgo Nuovo ha una piazza, a ridosso della chiesa, ma lì non ci sta nessuno. Gli abitanti preferiscono i porticati della via principale. Niente, nessuno sa niente. Bene che vada alzano gli occhi e guardano verso la misteriosa collina. Ma possibile che non sia arrivata voce di questa pantera? “Qua – ci dice un ragazzo su uno scooter – l’unico rivugghiu che si sente è quello della mia fame.” Il ragazzo si tocca la pancia tra le risate generali ed aggiunge: “Non abbiamo lavoro, cosa vuole che ne sappiamo della pantera. Prima andavo nella taverna sopra via Erice, ma ora non ho più neanche i soldi per quella. Gli unici animali che conosciamo sono i cavalli e le pecore di via Erice”.

Raggiungiamo un panificio e li vicino le sgangherate sedie in plastica di un bar. Sono seduti tre uomini i quali, però, appena proviamo a chiedere, si alzano e vanno via. “Cosa vuole – ci dice una signora appena andata dal medico – Ognuno si deve fare gli affari suoi. Ci sono tanti problemi, ci mancava solo la pantera. L’altro giorno sono arrivati con la telecamera. Ma quale pantera dovevo indicargli, io ho già problemi con mio marito che si ubriaca la sera, mi manca solo la pantera”.

Continuiamo la nostra ricerca e proviamo a chiedere dell’altra voce, ovvero del leone scappato quindici anni addietro. “Vero è – ci risponde un’altra signora – ma quello era vicino a via Casalini, più sotto. Nella scuola li vicino andava mio figlio. Ma il leone non è mai scappato – continua la signora – e poi mi sembra che era una leonessa. Comunque quello non contava niente, era uno che era fallito. Se la teneva nel giardino di casa. Se la portò via Quatra, quello dello zoo fattoria. Se lo portò a Terrasini. Se la portò assieme a Ciccio il leone della villa Giulia”.

Ciccio? “Si Ciccio, il leone della Villa Giulia, prima c’era pure una leonessa che è morta – continua la Signora – Ci lavorava il padre di mio cognato, era impiegato comunale. Poi Ciccio rimase solo e Quatra se lo prese assieme alla leonessa di via Casalini. Per Ciccio, mi diceva mio cognato, dette l’okappa il Sindaco Orlando. Per un certo periodo mio marito l’andava a trovare, il leone. Poi è morto, il leone, soffriva di reumatismi, che vuole l’umido di Villa Giulia. Ma prima Quatra gli fece fare i cuccioli. Lo fece accoppiare. Credo che i cuccioli siano stati venduti ai circhi. Si ruppe una cassa in aeroporto o al porto, non ricordo, ed uscirono i cuccioli del leone. Ciccio era di un circo. I Togni, o gli Orfei, lo regalarono al Comune. All’inizio erano in quattro, poi due li mandarono via o morirono, non ricordo. Rimase poi Ciccio e la leonessa, che morì. Di questo ne sono certa. Ho visto le foto. Di sicuro furono regalati dai circhi perché era morto il leone, quello di prima, ed in quel periodo c’era il circo al Foro Italico, a Villa Giulia”.

Rischiamo di non capirci più niente. Possibile che a Palermo ci siano tanti leoni, leonesse, zoo, circhi e zoo fattoria, e nessuno sa niente della pantera? Salutiamo le signore che nel frattempo iniziano a parlare delle tigri dello zoo fattoria e dell’orso di Striscia la Notizia, della scimmia di Villa d’Orleans e del pitone trovato non capiamo dove.

Arriviamo alla fine della via. L’enorme piazza asfaltata, vero e proprio inno alla desolazione. Di fronte la grande chiesa. Due piccoli pini sul marciapiede occupato dalle automobili, concedono un poco d’ombra. Il tempo di aprire una lattina e riprendiamo.

Incontriamo un signore. Era andato a pregare. “Lo faccio ogni mattina, anche se non sempre posso andare in chiesa”. All’inizio è ironico ma sembra sincero. “Se siete di Palermo, non vi dovete meravigliare. Noi stiamo sotto i potenti. Guardate lassù. Non lo sapete chi ci abita?”

Il signore guarda la collina dei misteri. I cancelli di via Castellana che precludono gli accessi. “E’ la stessa cosa, lì abitano gli Inzerillo”. Ma gli Inzerillo chi? Proprio loro? I superstiti della guerra di mafia degli anni ottanta. I graziati di Bernardo Provenzano e Salvatore lo Piccolo. I nemici di Rotolo che appena sotto Borgo Nuovo aveva il suo quartiere generale che la Polizia imbottì di microspie. “Proprio loro, il figlio è costruttore ha fatto le ville dello Zen”. Come le ville dello Zen? “Si, si le ville”. Da un lato i casermoni dello Zen 2 e dall’altro le ville da centinaia di migliaia di euro. Almeno a Borgo Nuovo c’è la collina; allo Zen, territorio dei Lo Piccolo, sono separati appena lo spazio di una carreggiata. Da un lato la biancheria stesa dei disperati dello Zen 2 lavata con l’acqua erogata dalla mafia, dall’altro la stessa acqua serve le piscine dei privilegiati dello Zen.

Cerchiamo di tornare con i piedi per terra. Lo Zen, per ora, ci sembra lontanissimo. Ma la pantera chi c’è l’ha? “E chi lo sa? – si domanda il signore che nel frattempo si avvia verso la macchina – Chissà se poi questa pantera è vera. Ma se c’è deve essere di uno ‘intiso [n.dr. di rispetto]. Se non contava, forse già si saprebbe chi è”. Spiegato tutto, inutile tornare in via Bronte. Speriamo nella Procura.

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