GEAPRESS – Chissà cosa direbbero gli amministratori di condominio che ancora perdono tempo con le richieste di non consentire la presenza di cani negli appartamenti. Se ancora occorresse una prova di come sono tenuti i “nuovi” animali da appartamento (che non si vedono ma ci sono), ecco cosa è successo oggi a Palermo, in via del Carabiniere. Un box auto sottostante il civico 32, prende fuoco. Intervengono Carabinieri, Polizia Municipale e Vigili del Fuoco. Il pericolo è serio, visto che gli altri box sono pieni di autovetture e loro combustibili ….

Appena entrati nel box, ecco la sorpresa. Decine di teche con prede e predatori. Se qualcuno pensa di trovarsi di fronte ad un losco trafficante di fauna esotica si sbaglia di grosso. Il box appartiene ad una famiglia normalissima della Palermo bene. Madre e due figli, di cui uno con la “passione” degli animali. “Una passione – dice la zia del giovane – che ha coinvolto anche noi; io e mia sorella. Mio nipote è un vero amante degli animali“. Forse la donna cercava solo di giustificare il giovanissimo detentore di rettili, di fronte alle facce perplesse di Carabinieri e Polizia Municipale. Si tratta di uno studente di vent’ anni che, con il maglione dello stesso colore delle pareti affumicate, si agitava freneticamente da una punta all’altra del box. Uno dei tanti che acquistano animali da conservare sotto vetro (vivi). E’ ancora lui a precisare ad un funzionario del Servizio Cites della Regione siciliana, nel frattempo intervenuti, che potrebbero mancare (perchè bruciati dall’incendio) alcuni certificati attestanti la regolarità dell’acquisto. Altri, però, potrebbero essere in casa. Ad ogni modo è visibilmente agitato e per questo la mamma si preoccupa. Non sappiamo se i certificati siano poi stati ritrovati.

Alcuni rettili, comunicano i Carabinieri, si salvano. Altri, tra la puzza indicibile di plastica bruciata ed il nerofumo che ha avvolto tutto quanto contenuto nel box, vengono estratti dagli esperti del Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione Siciliana, già morti. Rotolano in terra quasi fossero di gomma. In tutto una decina di serpenti più altre piccole teche contenenti verosimilmente le prede (in genere topi o, a secondo delle specie, insetti).

In questa situazione, ovvero sotto un palazzo dove abitano decine di famiglie, venivano detenuti i rettili. In terrari (così come in genere sono) incredibilmente piccoli. La natura chiusa in una scatola. In Italia, salvo i necessari documenti (ove occorrono) della Convenzione di Washington, non vi sono norme che regolano la detenzione di questi animali, in buona parte ancora prelevati in natura e vendibili, senza particolari costrizioni, anche a giovanissimi che si avvalgono spesso di un ricchissimo mercato di scambisti e venditori. Poi, di tanto in tanto, l’imprevisto. Come il Boa constrictor del giardino romano di questo estate, o il Pitone reale napoletano che ha morso, fuggiasco, una vicina di casa del detentore. Una infinita serie di fughe ed incidenti documentati nella sezione esotici di GeaPress. Un vuoto legislativo enorme ed a volte pericoloso, proprio per la tipologia di alcune specie detenute. Sempre su GeaPress (vedi articolo) è disponibile, a tal proposito, un’ intervista rilasciata dal prof. Vincenzo Ferri, erpetologo di fama internazionale, sui danni della terraristica.

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