GEAPRESS – Statuine, fermacapelli, pure un bocchino per sigarette. Tutto in vietatissimo avorio ed esposto in bella mostra nel mercatino di antiquariato che ogni domenica mattina si svolge in Piazza Marina, a Palermo.

L’intervento del Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione siciliana – Unità 38, è avvenuto stamani intorno alle 9.00. Ad essere denunciati, due venditori. Si tratta di un pensionato che vendeva per conto terzi, ed un facoltoso consulente con l’hobby dell’antiquariato. I manufatti non solo venivano esposti in bella vista con la scritta “avorio”, ma in alcuni casi riportavano una antica scritta in cinese ed uno (facente però parte della decorazione) in arabo. Il valore stimato si aggirerebbe in non meno di 3000 euro. Già un piccolo oggetto veniva infatti venduto per 130 euro. Un valore, forse, anche un po’ basso per non fare pensare ad una provenienza quantomeno dubbia.

Secondo gli investigatori, Piazza Marina è un luogo abituale utilizzato anche da ricettatori. Già nel passato, ad opera dei Carabinieri, vennero sequestrate monete antiche ed altro materiale di valore. Di sicuro un sistema complesso, consolidato negli anni, con le sue regole e le abitudini che diventano legge. La presenza stessa di un venditore per conto terzi dimostra come la vendita di simili oggetti avviene anche tramite veri e propri intermediari in qualche maniera abilitati alla vendita. Venditori che ora rischiano una ammenda fino a 75.000 euro, sebbene riducibili con le forme alternative di giudizio. Nullo il significato della previsione di arresto. Di gran lunga inferiore alla soglia di punibilità. In altri paesi, come gli Stati Uniti, molti stati centroafricani e del sud est asiatico, sempre in materia di vendita e detenzione di animali o parti di essi protetti dalla Convenzione di Washington, per molto meno c’è l’arresto in flagranza e pene detentive in alcuni casi di molti anni.

Purtroppo, contrariamente a quello che può sembrare, in alcuni paesi africani l’elefante è ancora cacciabile. Questo nonostante le popolazioni del pachiderma si siano ridotte dai circa due milioni di venti anni addietro ai 500.000 attuali. La Cina, secondo le  denunce del WWF e gli atti prodotti dagli stessi uffici della Convenzione di Washington, rimane uno dei principali importatori mondiali di avorio. Alcuni aeroporti del sud est asiatico fanno da tappe intermedie. Purtroppo la Cina è autorizzata all’importazione dell’avorio e la documentazione Cites può essere facilmente falsificata.  I traffici legali, cioè, fanno da copertura a quelli illegali. Molto meglio vietare tutto, ancorchè, nel frattempo, l’elefante si avvia sempre più verso la strada dell’estinzione.
Tutto il materiale rinvenuto a Palermo, verrà ora messo a disposizione del Magistrato di turno che provvederà alla convalida del sequestro. Negli ultimi mesi, in Italia, sono avvenuti numerosi sequestri di avorio in case d’asta di prestigio di Trieste, Sarzana e Roma. L’avorio era del tutto privo di ogni documentazione Cites, come quello che qualcuno stamani ha tentato di vendere a Palermo.

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