GEAPRESS – Ritrovato a Bagheria, alle porte di Palermo. Il Pitone reale era in via Giovanni XXIII e di lui non si conosce nulla, se non che si tratta dell’ennesimo abbandono di animali esotici che ormai quasi quotidianamente, si registra in Italia. Il ritrovamento è avvenuto pochi giorni addietro e per recuperare il serpente è intervenuto il Servizio Cites del Corpo Forestale della Regione siciliana. L’animale è stato assicurato alle cure della Forestale che ha provveduto ad attrezzargli una teca climatizzata.

Per il resto, non si è potuto far altro che elevare, contro ignoti, la denuncia per abbandono di animali. In Italia, infatti, non esiste alcun obbligo di microchippatura di questi animali, così come nessun controllo sugli acquirenti, viene posto in essere. Basta che gli animali siano in regola con la certificazione Cites e chiunque può acquistare un Pitone reale, per poi magari ritrovarselo mordace nel balcone del vicino di casa (vedi articolo GeaPress). E dire che il Pitone reale è meno pericoloso di un suo “parente”, ovvero il Pitone moluro o il Boa constrictor. Di fatto, in Italia, la vendita è tollerata anche via internet, dove chiunque, in barba anche alle normative fiscali, può inserire un annuncio di vendita di questi animali.

Ma da dove provengono questi animali?
A volte nati in cattività, ma in generale ancora in grandi quantitativi importati dall’estero. Sono tanti, anzi tantissimi i Pitoni reali, importati ogni anno in Italia. Secondo gli uffici della Convenzione di Washington, ovvero la normativa internazionale che dovrebbe tutelare le specie rare, il nostro paese è il nono importatore mondiale di rettili. A ciò deve aggiungersi come gli animali possono transitare da altri Stati membri dell’Unione Europea per poi rinchiudersi nelle scatole di vetro dei nostrani terraristi. Spagna, Germania e Gran Bretagna sono rispettivamente terzo, quinto e decimo importatore mondiale.

Sempre secondo gli Uffici della Convenzione di Washington (CITES) l’Italia è il quinto importatore mondiale dei 280.000 Pitoni reali smerciati dal solo Ghana ed in appena quattro anni. Non tranquillizza il fatto che al secondo, terzo e quarto posto dell’infelice classifica, vi sono altri paesi della UE dai quali transitano molti dei pitoni che si smerciano nel nostro paese. L’Italia è inoltre il quarto importatore mondiale dei 145.000 rettili, la quasi metà Pitoni reali, importati dal Togo il quale registra la percentuale più bassa di quelli nati in cattività, appena lo 0,1 %. Seguono, poi, altri quattro paesi della UE tra i primi sei importatori mondiali.

Sebbene le percentuali di catture in natura, come nel caso del Togo, siano ancora decisamente elevate, molti dubbi sorgono anche sulle cosiddette “farm”, ovvero luoghi dichiarati come di riproduzione in cattività ma dalle discutibili condizioni di benessere. In realtà il sospetto è che siano facili luoghi di riciclaggio di animali prelevati in natura. A sostenerlo sono autorevoli esponenti del mondo dell’erpetologia (vedi articolo GeaPress) oltre che recenti studi internazionali, i quali hanno rilevato macroscopiche discrepanze nei dati complessivi di importazione di rettili tra più Stati (vedi articolo GeaPress). In alcuni casi, poi, singoli trafficanti, dal bilancio annuale da decine di milioni di dollari, hanno installato in paesi del terzo mondo (dove quasi sempre vi sono questi “allevamenti”) farm … riciclanti. (vedi articolo GeaPress).

Il tutto per un hobby senza controlli, alimentato in buona parte da animali di cattura ancora molto più convenienti, economicamente, rispetto alle spese di allevamento delle farm (almeno quelle che lavorano “onestamente”). 

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