GEAPRESS – Tartarughe e Marlboro. Sono ormai i sequestri più comuni che vengono operati all’arrivo di navi provenienti da tratte particolari. Come quella da Tunisi che attracca a Palermo, dove domenica scorsa l’Ufficio delle Dogane, insieme alla Guardia di Finanza, ha sequestrato 49 stecche di sigarette estere e, in collaborazione con il Nucleo Operativo Cites del Corpo Forestale dello Stato, sette tartarughe della specie hermanni. A completare l’esoticità dalla tratta, pure 150 chilogrammi di alimenti vietati e due cassette di datteri.

E dire che la nave da Tunisi non era piena. Appena 90 autovetture, dicono all’Ufficio delle Dogane. Le tartarughe erano poste sotto il sedile posteriore di un’autovettura guidata da un tunisino. Sequestri ormai continui e giustificati dai trafficanti più o meno con la stessa scusa, sia che trattasi di sigarette come di tartarughe. Non appartengono a loro, ma ad un introvabile amico che gli aveva passato il bagaglio. Negli scorsi sequestri, a Palermo, sono state trovate pure tartarughe nascoste all’interno delle ruote di scorta. Chissà quale è stata la scusa in questi casi. Poi vi furono anche diverse centinaia di tartarughe sequestrate alcuni anni addietro. A gestire il traffico era una banda ben ramificata a livello nazionale che si trasferì poi in Sardegna. Alcuni elementi della stessa banda furono trovati implicati nel commercio di Suv rubati.

Secondo il Corpo Forestale dello Stato, il vero e proprio stillicidio di tartarughe sequestrate che ormai si verifica con frequenza preoccupante in diversi porti italiani, è la conseguenza di un vero e proprio boom di vendite via internet che starebbe danneggiando pure i commercianti regolari. Le tartarughe illegali trovano un facile sbocco sia in mercatini che in siti di annunci on line. A complicare le cose, pure la natura contravvenzionale del reato che punisce questi fenomeni. Niente reati gravi, dunque, che potrebbero invece fornire quegli strumenti investigativi utili a scoprire la natura associativa di tali traffici. I commerci illeciti di fauna esotica, come dichiarato più volte dalla stessa Forestale, sono di valore rilevante, tanto da poterli paragonare a quelli di droga ed armi. Nonostante l’enormità del giro di soldi coinvolti, però, si affronta il commercio di animali esotici con reati, quali quelli contravvenzionali, che rappresentano poco più di una sanzione amministrativa pennelata di una scoloritura di penale.

Tra le indagini relative al traffico di tartarughe via internet, si segnalano, per dimensioni e coinvolgimento delle persone, un sequestro operato all’incirca un anno addietro in Sardegna (le tartarughe finiva pure in Giappone per il famoso broso) al quale conseguirono numerose perquisizioni domiciliari in giro per l’Italia ( vedi articolo GeaPress) ed una importante operazione recentemente conclusa a Massa Carrara. Quest’ultima è partita da un sequestro di tartarughe operato a Genova, poi, via internet, si ricostruì un tassello infinito di contatti sul web che portò all’albergatore ed allevatore (illegale) di tartarughe (vedi articolo GeaPress). 

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