bile orso
GEAPRESS – Buona parte degli orsi  vivi sequestrati nei paesi dell’oriente asiatico, sono destinati agli impianti di estrazione della bile. Questo, in sintesi, quanto è possibile desumere dal recente report dell’Ufficio Traffic, che ha considerato lo stato delle cose in dieci paesi dell’area (oriente russo compreso)  investigati nell’arco di dodici anni.

Si ricorda che l’Ufficio Traffic del WWF, è una struttura specializzata nel commercio illegale di fauna selvatica.

Una situazione desolante che oscura altresì il significato dei sequestri che pur vengono effettuati. Orsi dal collare ancora prelevati per la loro bile, ma anche altre specie vengono utilizzate per il commercio delle zampe o come orsi ballerini.

Nel caso della bile si tratta di un fenomeno persistente e dalla denominazione un po’ fuorviante. Per l’Ufficio Traffic, infatti, il termine “fattoria” potrebbe far presupporre un uso zootecnico degli animali, ivi compresa la riproduzione in cattività. Invece, le fattorie della bile continuerebbero ad alimentarsi proprio con il commercio di orsi selvatici smentendo così la teoria secondo la quale  avrebbero contribuito allo stop del prelievo in natura.

I sequestri di orsi vivi avvenuti ai confini di Cambogia (156), Laos (26) e Thailandia (15) erano molto probabilmente diretti proprio verso le fattorie della bile. Una crisi, dunque, che sembra rivolgersi anche al settore dei controlli. In Vietnam, ad esempio, dal 2005 dovrebbe essere obbligatorio il microchip.

Per gli orsi ballerini, almeno in alcuni paesi, come il caso dell’India, si riscontra invece una diminuzione, sebbene il fenomeno sia ancora vivo; in India come nel Nepal.

In dodici anni, nei paesi investigati, è avvenuto il sequestro di 433 orsi vivi, 6624 zampe, 373 cistifellea.  In totale, dall’analisi di quasi 700 sequestri, si è potuto rivelare come almeno 2.801 singoli orsi sono stati contrabbandati per le loro parti o prodotti. La maggior parte degli interventi ha coinvolto la Cambogia (190), Cina (145), Vietnam (102), Russia (59), Malesia (38), Thailandia (29), Laos (29) e India (23).

Russia e Cina rappresentano il 69% del totale degli scambi intercettati, pari a un minimo di 1.934 orsi. Tra le parti di orso da segnalare le 6.000 zampe sequestrate.

Circa l’estrazione della bile, gli orsi che sarebbero ancora detenuti sono, secondo recenti stime, ben 13.000, di cui 2400 nel solo Vietnam (35% del totale di orsi vivi nella regione). Impianti si trovano anche in Cina, Corea, Laos e Myanmar mentre altri paesi contribuiscono a sostenere la domanda. E’ il caso di Singapore, Hong Kong, Giappone.

Ad ogni modo Corea e Vietnam fanno registrare un numero apparentemente alto di sequestri. 499 prodotti a base di derivati di orso per il primo Stato e 364 per il Vietnam. Numeri  che rispetto al totale del commercio illegale vengono considerati ancora troppo bassi. I sequestri, poi, se da un lato vanno a merito degli Stati, dall’altro rappresentano aliquote minoritarie che non incidono in maniera significativa sul mercato.

Un circolo vizioso, quello della produzione della bile, che di fatto alimenta la domanda dei consumatori. Questa, a sua volta, detta l’esigenza di una maggiore produttività. Addirittura, secondo alcuni autori, il fenomeno dell’allevamento di orsi in cattività, comprendendo cioè la riproduzione, viene considerato come “inesistente”.

Si ricorda che gli orsi delle “fattorie della bile”, vengono tenuti con un catetere nell’addome ed all’interno di gabbie poco superiori alle loro dimensioni. Dal catetere gocciola poi la bile.

PDF UFFICIO TRAFFIC

© Copyright GeaPress – Tutti i diritti riservati