GEAPRESS – Secondo uno studio pubblicato su PLoS ONE, non ci sarebbe da stare molto allegri sul prossimo futuro degli oranghi. Almeno per le popolazione della Malesia, ivi compreso il Borneo indonesiano. Secondo lo studio promosso dalla Scuola di Scienza Naturali di Liverpool e che ha coinvolto decine di ricercatori di tutto il mondo, la deforestazione e la riconversione ad usi agricoli rappresenterebbe uno dei principali fattori di depauperamento delle popolazioni selvatiche di oranghi.

L’area di distribuzione degli oranghi, presa in considerazione dallo studio, interessa il 21% del territorio del Borneo con quattro diverse sottoaree di presenza della grande scimmia. Solo il 22% dei territori ove risulta la presenza dell’orango, si trova in aree protette, mentre il 29% riguarda concessioni forestali. Il 19% del territorio sarebbe interessato poi da progetti di coltivazione di palma da olio, mentre il 6% riguarda lo sviluppo di essenze legnose per la produzione di derivati. Il 24% del territorio, poi, è del tutto esterno ad ogni tipo di protezione

Con l’attuale ritmo di crescita il 49% degli oranghi sarebbe destinato a sparire.

Il modello preso in considerazione non include, però, la “variabile” caccia. Questa viene in realtà riconosciuta come una delle cause rilevanti di distruzione degli oranghi. Una previsione ottimistica, dunque, proprio perché esclude dalle sue considerazioni l’impatto della caccia oltre che quello derivante dalle estrazioni minerarie.

Proprio alcuni giorni addietro l’Orangutan Foundation aveva diffuso le fotografie relative alle lastre radiografiche di un orango centrato da 40 proiettili di piombo. L’animale, una femmina di 15 anni, è stata rinvenuta all’interno di una piantagione di palma da olio del Borneo. Secondo quanto riferito dalla stessa Fondazione, l’orango ha perso un occhio mentre l’udito risulta fortemente compromesso. Ad ogni modo, non si dispera di salvarlo. Secondo le ultime stime, nel mondo, rimangono ancora liberi poco più di 50.000 oranghi.

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