GEAPRESS – Nuova scoperta nel mondo degli escamotage utilizzati dai trafficanti di fauna esotica. La truffa, perchè di questo esattamente si tratta, coinvolge interi Stati. Difficilmente, infatti, è credibile che le autorità governative non si accorgano di non possedere allevamenti di animali esotici, sebbene ne accettino il commercio sulla base di dichiarazioni attestanti la nascita in cattività.

Un recente studio ha provato a raffrontare la documentazione che dovrebbe accompagnare rettili ed anfibi commerciati in Tailandia. Si sono così rilevate macroscopiche discrepanze tra i numeri degli animali effettivamente nati in cattività, è quelli in tal modo documentati nei certificati che li accompagnano nei commerci.

In Tailandia, ad esempio, sono importati migliaia di animali, tra tartarughe, lucertole, camaleonti e rane, tutte certificate come nate in cattività. Proverrebbero dal Kazakistan se non fosse che da questo paese la documentazione non coincide affatto con quella tailandese. Si tratta, in entrambi i casi, di documentazione Cites, ovvero relativa alla Convenzione di Washington che regola i commerci di specie rare e minacciate di estinzione.

I commerci dovrebbero essere vietati se le popolazioni sono particolarmente depauperate, salvo se gli animali sono nati in cattività. Oppure il prelievo è consentito nell’ambito di quote per singolo paese stabilite, peraltro, sulla base di censimenti in natura. La quota può comprendere un prelievo parziale in natura (ovvero integrato da nascite in cattività) o esclusivamente di cattività come di cattura.

Di fatto, però, gli allevamenti richiedono alti costi, niente affatto sostenibili dalle fragili economie di molti paesi esportatori inseriti in circuiti commerciali caratterizzati da una elevata competitività. Molto meglio, allora, costruire un allevamento e riempirlo non di nati in cattività ma di prelievi in natura. Oppure semplicemente dichiarando gli animali come nati in cattività, quando interi paesi non hanno neanche un allevamento.

Ritornando alla Tailandia, l’aspetto ancora più surreale riguarda la triangolazione commerciale in alcuni casi messa in atto. Chissà perchè gli animali passerebbero, prima di arrivare nel sud est asiatico, dal Kazakistan al Libano, ovvero un paese che non aderisce neanche alla Convenzione di Washington.

Secondo Vincent Nijman della Oxford Brookes University e Chris R. Shepherd dell’Ufficio Traffic del sud est asiatico che hanno pubblicato il lavoro su PloS One, la Tailandia tra il 1990 ed il 2007 ha importato 75.594 animali, tra anfibi e rettili. Quattro su cinque erano dichiarati come nati in cattività.  (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).