GEAPRESS – Centinai di uccelli, tutti di cattura. Sono quelli offerti innanzi ad alcuni templi religiosi in Myanmar (ex Birmania). La loro liberazione, procurerà vantaggi spirituali. Questo è quello che viene fatto credere ai turisti che acquistano e liberano gli uccellini, salvo poi essere recuperati dallo stesso venditore.

Centinaia, forse migliaia di uccellini appartenenti a diversi Ordini tassonomici, fanno ogni giorno questa fine. Anzi, la loro fine arriverà ancor più spesso in anguste gabbie, stressati dalla vicinanza con l’uomo al quale non sono abituati e continuamente maneggiati per le liberazioni e probabili ricatture. Il motore di tutto cioè è solo il turismo.

La vicenda è capitata ad un gruppo di italiani ed altri europei in vacanza in Myanmar. Persone sensibili e non. Uno di loro acquista un uccellino che fugge subito dalle mani. Un turista viene così subito richiamato da un altro nostro connazionale. Quest’ultimo lo accusa di alimentare, in tal maniera, il commercio di uccellini. La risposta, però, è sconfortante: “lo sto facendo per lei“, ovvero per la donna che assieme ad un nugolo di bambini ed una gabbia in testa, si fa trovare innanzi all’entrata del tempio. “Non per gli uccelli, ma per lei” aggiunge il primo italiano. E’ poi la volta di un tedesco. Acquista due civette. Gli animali, dalle abitudini notoriamente notturne, una volta liberate vanno a posarsi in un basso alberello. Verranno così riprese dalla guida del Myanmar e da un bambino che era assieme alla venditrice. Il tedesco insiste e le due civette, una volta recuperate, verranno poi liberate in una area più aperta e con alti alberi. Speriamo bene.

Tra il gruppo di italiani c’è un esperto di ornitologia. Nelle gabbie riconosce un Assiolo macchiato, Gallinelle d’acqua, Barbagianni, Anatra fischiatrice indiana, Cappuccino ventrebianco, Ballerina bianca, Tortore dal collare rossiccio, Civetta maculata e molti altri ancora tra cui Upupe e Nitticore.

E’ bene ribadire – dichiara il gruppo di turisti sensibili una volta rientrati in Italia – che purtroppo gli uccelli ingabbiati sono già destinati a morire in seguito alle modalità di cattura, alla pessima detenzione ed alla inadeguata alimentazione, anche una volta rilasciati. Ma, una volta svuotate le gabbie – aggiunge il gruppetto di rientro dal Myanmar – queste verranno purtroppo nuovamente riempite“.

Molti di questi animali appartengono a specie tutelate a livello internazionale. Il Myanmar è un paese membro della Convenzione di Washington che disciplina, a volte vietandolo, il commercio di specie rare e minacciate di estinzione. Il paese asiatico ha aderito fin dal 1997. Pochi mesi dopo la Convenzione era già in vigore. Non è chiaro, però, se sono già in vigore i reati. Tanto per fare un esempio l’Italia ha aderito negli anni ’70 ma il nostro legislatore ha previsto i reati  solo nel 1992.

Il filmato, comunque, vuole rappresentare una azione di denuncia. “Per ricordare ai turisti che non si deve scendere a compromessi con queste barbare pratiche“. Così riferiscono i nostri connazionali di rientro dal Myanmar.

Il passo successivo, invece, sarà quello di contattare associazioni di protezione animale e conservazione dell’ambiente per tentare di redigere una lettera di protesta da consegnare all’ Ambasciata del Myanmar. “Speriamo – hanno giunto dal gruppetto di turisti italiani – che questo bellissimo paese che si sta emancipando da una terribile dittatura possa e voglia aprirsi al turismo internazionale, mostrandosi attento e rispettoso anche verso la fauna che ospita“.

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