GEAPRESS – Il primo intervento scaturito dall’attività investigativa del NIPAF (Nucleo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) di Brescia del Corpo Forestale dello Stato, coordinato dal Commissario Capo Giuseppe Tedeschi, è avvenuto venerdì scorso presso la fiera zootecnica di Montichiari. Una delle più grandi del nord Italia, dicono dal Corpo Forestale. Un venditore ambulante con esperienza ventennale che nella famosissima cittadina sede del noto allevamento di cani beagle di Green Hill, vendeva a prezzi stracciati animali di varie specie, soprattutto esotiche. Ad attirare l’attenzione dei Forestali sono stati proprio i prezzi particolarmente bassi. Nella fiera è stata riscontrata la vendita di una cinquantina di pappagalli tropicali e tortore autoctone, ovvero appartenenti alla fauna italiana, e per le quali, anche alla luce della mancanza della documentazione attestante il lecito possesso, si presume siano tutte di cattura.

Il venditore non era originario del bresciano, ma bensì di Villa d’Almè, un Comune del bergamasco. Qui, presso la stessa abitazione, il totale degli animali posti sotto sequestro dalla Forestale è velocemente lievitato a 510. Il valore stimato è di oltre 200.000 euro.

Tutti gli animali erano pronti per essere venduti nelle diverse fiere del Nord Italia. Lo stesso venditore ha poi un fratello ed un figlio, proprietari di negozi di animali a Bergamo, anche se non è appurato l’esistenza di un collegamento diretto tra le diverse attività.

Gli spazi per la detenzione risultavano ricavati in uno scantinato dell’abitazione dell’uomo e sembra che gli ambienti non venissero puliti forse, sospetta la Forestale, per il veloce smercio degli animali ivi detenuti. Condizioni aggravate dalla scarsa illuminazione e ventilazione. Un turnover veloce, agevolato dai bassi prezzi di vendita ai quali, in mancanza di documentazione di lecita provenienza, consentivano al commerciante di mantenere un tenore di vita particolarmente elevato.

Luoghi, quella della detenzione degli animali, con incrostazioni e vistose ragnatele. Pappagalli di varie dimensioni e provenienza. Conigli, scoiattoli, canarini, tartarughe, sia della specie Hermanni che Graeca (nella foto in alto), poi finanche un Gabbiano comune. Esseri viventi in buona parte circondati, sia dentro che fuori le gabbie, da sporcizia e polvere. Impressionante, in alcuni casi, l’accumulo delle feci, mentre le ciotole dell’acqua e del mangime apparivano vistosamente imbrattate di escrementi così come i posatoi degli stessi uccelli. Particolarmente raccapriccianti le incrostazioni di escrementi nelle zampette delle quaglie, divenute di fatto informi. Una vera abnorme zavorra, fatta di deiezioni e resti di mangime che impediva, secondo il Medico Veterinario che ha coadiuvato l’intervento della Forestale, la stessa deambulazione. Rinvenuti anche animali deceduti ed uccelli con evidente deplumazione.

Tutti gli animali, affermano dalla Forestale, erano pronti per essere venduti sebbene il commerciante non ha saputo fornire alcun documento che giustificasse l’origine di ben 130 grandi pappagalli, appartenenti a specie particolarmente protette, tra cui Ara, Amazzoni, Cenerini, Cacatua. Sembra che il soggetto si sia giustificato asserendo di non sapere degli obblighi, in realtà entrati in vigore da ben oltre un quarto di secolo.

La Forestale ha ora in corso le indagini volte a scoprire le rotte commerciali che hanno consentito l’ingresso illegale in Italia di ingenti quantità di animali. Il sospetto degli inquirenti è che gli uccelli possano arrivare da rotte di commercio illegale che parrebbero ricondurre alla Germania e all’Olanda. Già l’anno scorso, sempre il NIPAF della Forestale di Brescia, sequestrò una Rosella comune ad un allevatore sprovvisto di documentazione. La provenienza era proprio l’Olanda (vedi articolo GeaPress) e le spiccate caratteristiche di selvaticità hanno fatto supporre un commercio di fauna esotica prelevata in natura.

Il venditore ambulante è indagato per i reati di maltrattamento, detenzione incompatibile e commercio di esemplari di animali tutelati dalla CITES.

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