GEAPRESS – Gli animali sequestrati dallo Stato italiano perchè maltrattati o illegalmente commerciati, rischiano di venire battuti all’asta per la gioia di commercianti ed allevatori, nonchè per volontà del Ministero dell’Ambiente. L’ipotesi è allo studio del gruppo di lavoro istituito dalla Direzione Generale del Ministero, oltre che ad essere spalleggiata da alcuni settori in seno all’Autorità Cites dello stesso Ministero. Si tratta, in quest’ultimo caso, di un Ufficio preposto all’adempimento di importanti obblighi spettanti agli Stati aderenti alla Convenzione di Washington sul commercio di specie rare e minacciate in estinzione.

Gli animali che dovrebbero finire sul tavolo del battitore, sono quelli appartenenti alla seconda lista della Convenzione. Si tratta della cosiddetta Appendice II, ovvero l’Allegato B del regolamento comunitario valido per i paesi dell’Unione Europea. Animali commerciabili all’interno di quote, e se in possesso di regolare documentazione.

Il problema per cui si sta studiando di metterli all’asta è, almeno formalmente, la carenza di fondi, ed il metodo che il Ministero si appresterebbe ad approvare, è previsto dalla legge.

A caldeggiare la proposta, sarebbero state alcune associazioni di commercianti e di allevatori di animali esotici, già incontrati in sede ministeriale.

Pappapagalli, tartarughe, e tanti altri animali divenuti oggetto di loschi traffici o di maltrattamenti, rischiano così di essere battuti all’asta grazie al Ministero dell’Ambiente. Più o meno come un quadro o altra cosa divenuta oggetto di confisca definitiva. Il rischio è che gli animali con alle spalle una esperienza già drammatica, possano tornare nelle mani di prestanomi facenti capo agli stessi soggetti ai quali sono stati tolti. E’ già successo con l’avorio battuto all’asta in Africa e, notoriamente, con i beni di mafia. Chi controllerà ora che gli “oggetti” viventi dei quali il Ministero vorrebbe sbarazzarsi, non finiscano di nuovo nelle mani dei trafficanti?

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