coyote
GEAPRESS – Una sentenza che merita di essere segnalata, non solo perché rare sono le pronunce in tema di importazione di pellicce, ma soprattutto perché è stata rigettata la richiesta di applicare la “particolare tenuità del fatto”. Si tratta, come è noto, della nuova disposizione del Governo che, per diversi reati e ad alcune condizioni, prevede la non punibilità del soggetto che era stato denunciato.

Così commenta la dott.ssa Annalisa Gasparre, redattrice della rivista giuridica “Persona e Danno” ed esperta di diritti animali, dopo che la Corte di Cassazione ha confermato la Sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Milano contro un importatore di pelli dalla Cina.

In particolare, in merito alla “tenuità del fatto”, la Cassazione ha rilevato come alla luce del fatto che “la quantità di pelli importate, il fatto che si tratti di importazioni avvenute in tempi diversi e l’attività professionale svolta“, l’imputato non poteva ignorare le prescrizioni normative poste alla base dell’importazione dei beni che erano divenuti oggetto di denuncia. Tutti fatti che hanno permesso di escludere che ci si possa trovare in presenza di un fatto-reato di “particolare” tenuità”.

Nonostante la condanna sia stata una semplice ammenda senza concessione di attenuanti, ma con pena sospesa e confisca, non assume lo stesso “i connotati della particolare tenuità che ne determinano la fuoriuscita dal circuito penale”.

I fatti, risalenti ad alcuni anni addietro, riguardavano un sequestro di pelli ricucite di specie animali considerate nell’allegato I del Regolamento CEE nr. 3254/91. Si tratta delle disposizioni relative alla Convenzione di Washington, valide per i paesi UE. In particolare si trattava di pelli di Ondatra zibethicus (Topo muschiato), per le quali occorreva la certificazione, nonchè pelli di Canis latrans (Coyote) per le quali il reato si è perfezionato con la mera importazione.
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