GEAPRESS – Le autorità malesi temono che la coincidenza della fine del mese del Ramadan, il mese sacro dei musulmani, e la festa nazionale, possano favorire l’attività dei bracconieri di fauna selvatica. Sono diffusi in tutto il paese ma una regione particolarmente ambita, sia dai cacciatori di frodo locali che stranieri, è quella di Belum-Temengor, quasi al confine con la Tailandia.

Dai pangolini alla tigre. Nulla sfugge alle bramosie dei mercanti di ossa e di carne. Per quest’ultimi, la preda preferita è il pangolino, utilizzato anche per le sue scaglie e per la costruzione di oggetti ornamentali. La tigre, invece, è noto bottino per la medicina tradizionale orientale. Nulla viene disperso, neanche le ossa. Anzi soprattutto queste, spolpate dai poveri animali che, sempre più, secondo il WWF, rimangono bloccati nei lacci dei bracconieri. Né più né meno come quelli utilizzati dai nostrani bracconieri che in ogni angolo d’Italia perseguitano cinghiali ed altri ungulati.

In tre anni, ben 142 trappole sono state disarmate dalle squadre del WWF che operano in Malesia. Oltre 400 animali, ivi compresi elefanti, sono stati trovati intrappolati e già orrendamente mutilati. Tirando il cappio, costruito con un robusto filo di acciaio, nel tentativo di fuggire, gli animali approfondiscono sempre più la ferita, potendo così arrivare alla totale amputazione dell’arto.

Secondo il WWF è proprio la tigre la preda più ambita. Solo nel mese di agosto ben dodici trappole sono state rinvenute nella regione di Belum-Temengor. Ed ora proprio la coincidenza di due ricorrenze molto seguite nel paese. 

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