pitoni
GEAPRESS – Iguane, pitoni, boa constrictor. C’è da giurare che anche  per questa estate non mancheranno ritrovamenti di rettili abbandonati o fuggiti da qualche incauto detentore. Spesso creduti come nati in cattività, in realtà molti di questi animali provengono dalla vita selvatica oppure da “allevamenti” esteri che però in più occasioni sono stati accusati di ricliclare fauna prelevata in natura. Che dire poi delle condizioni di benessere? Già difficili da accettare per l’Italia ed un po’ per tutti gli animali, bisognerà fidarsi anche di un “allevamento” di serpenti centroafricano o di tartarughe tailandesi.

Sicuramente, a far fede ai dati forniti dagli Uffici della Convenzione di Washington, buona parte dei rettili italiani sono ancora importati dall’estero; anzi, il nostro paese è il nono importatore mondiale di rettili. A ciò deve aggiungersi il quantitativo di animali  transitati da  Stati membri dell’Unione Europea con il fine di essere rinchiusi nelle scatole di vetro dei nostrani “appassionati”. Spagna, Germania e Gran Bretagna sono rispettivamente terzo, quinto e decimo importatore mondiale.

E’ che dire, a proposito dei rettili, per l’importazione delle Iguane? Sempre secondo gli uffici della Convenzione di Washington, in soli dieci anni anni in Italia sono state importate oltre 135.000 iguane. Nel 1999 se ne importavano circa 2000, ma il boom dei terraristi ha fatto esplodere in appena quattro anni il totale importato a ben 30.000. Negli ultimi anni l’importazione  si è attestata intorno ai 10.000 individui. Non è un caso che il principale paese dal quale l’Italia ha importato  rettili è il Salvador, ovvero il numero uno tra gli esportatori mondiali  di iguane. Sempre secondo gli uffici Cites, il Salvador ha esportato in dieci anni oltre cinque milioni di iguane.

L’Italia è inoltre il quinto importatore mondiale dei 280.000 Pitoni reali smerciati dal solo Ghana ed in appena quattro anni. Non tranquillizza il fatto che al secondo, terzo e quarto posto dell’infelice classifica, vi sono altri paesi della UE dai quali transitano molti dei pitoni che si smerciano poi nel nostro paese.

Quarti, invece, nella classifica degli importatori di Pitoni reali importati dal Togo, ovvero il paese che  registra la percentuale più bassa di quelli nati in cattività: appena lo 0,1 % su 145.000. Seguono, poi, altri quattro paesi della UE che compaiono tra i primi sei importatori mondiali.

Stendiamo velo pietoso sulla pericolosità. Basti considerare che tra le specie non considerate tali dalla legislazione italiana vi è il Pitone moluro. Esposto in zoo, circhi e venduto tranquillamente nei negozi di animali per le case degli “appassionati”,  non smette mai di crescere potendo per questo presentare seri problemi di contenimento. Sui possibili pericoli collegati alla sua detenzione, esperti di fama internazionale si sono più volte espressi (vedi articolo GeaPress ).

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