GEAPRESS – Un anello più basso della stessa catena, il Corpo Forestale dello Stato l’aveva rintracciato lo scorso agosto a Massa Marittima (vedi articolo GeaPress). Figlio, anche un poco cresciutello, di una facoltosa famiglia di albergatori, si dava all’allevamento e commercio di tartarughe protette. Prelevate in natura da bande di trafficanti che agiscono in Sicilia e Sardegna.

Dietro questa operazione ve ne era però un’altra a sua volta conseguita ad una spedizione di tartarughe probabilmente sbarcata a Genova e facente capo ad un signora di Savona, presso la cui abitazione il Corpo Forestale dello Stato, lo scorso maggio, ha sequestrato animali e soprattutto un ricco materiale informatico. Oggi, invece, la notizia del Decreto Penale di Condanna.

Tutto gravita attorno a inserzioni via internet ma anche annunci nei giornali. Poi, dalle indagini del Servizio Cites Territoriale di Genova del Corpo Forestale dello Stato, la conferma che la stessa signora di Savona si stava preparando alla vendita, fissando gli appuntamenti presso la TartaExpo, tenutasi lo scorso maggio a Milano. Alla mostra mercato, risultata del tutto estranea alla vicenda, la signora, però, non c’è mai arrivata anche se il Corpo Forestale dello Stato tiene a precisare come ancora troppo spesso, questi eventi siano occasione di vendite illecite di rettili in via d’estinzione. La perquisizione domiciliare l’ha bloccata prima. Diciassette testuggini appartenenti a specie protette e l’archivio informatico. La signora, prendeva ordinazioni e smistava.

Un traffico illecito che non tiene conto del fatto che ad essere smerciati sono animali vivi. Le stesse operazioni di polizia hanno evidenziato come spesso le tartarughe vengono inviate all’interno di pacchi postali. Per evitare che gli spedizionieri, come è successo, possano accorgersi di qualcosa, gli animali vengono avvolti in un nastro adesivo.

Un sistema molto articolato di appassionati, una vera e propria “organizzazione”, secondo la Forestale, formata da varie persone dedite all’allevamento e alla vendita totalmente illegale. Se la Sicilia e la Sardegna rappresentano i luoghi di provenienza, per questa particolare indagine in  Toscana e la Lombardia sono stati individuati altri componenti dell’organizzazione, ma anche molti acquirenti. Persone che a buon prezzo acquistano tra le trenta e le cinquanta euro per singolo animale e che poi, in alcuni casi, avevano a loro volta costituito altri nodi oppure allevamenti che proponevano alla vendita via internet.

Una frontiera difficile, quella del web, per la quale la Forestale si è attrezzata con una speciale unità di indagine denominata Wildlife Web Crime Unit. Personale specializzato che si occupa di scandagliare le inserzioni e tracciare gli indirizzi di rete per risalire ai responsabili sul territorio nazionale o all’estero.

Ma chi sono i fornitori? Secondo la Forestale vi è anche un commercio spicciolo, costituito da centinaia di tartarughe che arrivano dall’estero in piccoli numeri. I porti di partenza sono soprattutto l’Albania, il Montenegro e la Tunisia. Quelli di arrivo sono invece quasi tutti gli approdi italiani che accolgono traghetti dai paesi interessati. Ricorrente, la città di Palermo. Dagli interventi svolti negli ultimi anni, si evince come nella provincia del capoluogo siciliano, risiede uno dei nodi del più elevato grande traffico delle tartarughe.

Sicilia e Sardegna, poco più di un anno addietro, furono trovate collegate negli interessi di una banda palermitana.

Stessa indagine o sovrapposizione di interessi? Nulla, per l’operazione di Savona, può ancora supporsi. Del resto esistono altri rami del commercio illegale, probabilmente disgiunti dal primo, che fanno capo ad elementi emiliani e che agiscono procacciando direttamente animali dalla Sardegna.

Alcuni anni addietro, però, venne fermato in un mercatino rionale cittadino della Palermo bene, un venditore extracomunitario che proponeva alla vendita Testudo hermanni, specie tutelata dalla legge. Dall’esame degli animali si riscontrò però che appartenevano alla sottospecie nordafricana. Non venne detto nulla, perché da quel caso si aprì un ulteriore filone di indagini che si intrecciò con una strana storia di SUV rubati spediti in nord Africa. Gli stessi trafficanti di grossi autoveicoli rubati, importavano dalla Tunisia proprio le tartarughe. Poco tempo dopo l’intervento nel mercatino rionale, nel traghetto Tunisi – Palermo, furono trovate ben 1400 tartarughe. Uno dei sequestri più grandi mai avvenuto in Italia. Un giro superiore e sicuramente molto ramificato.

Gli stessi elementi criminali vennero poi rintracciati poco più di un anno addietro in Gallura. L’intervento congiunto dell’Ufficio delle Dogane e della Forestale, portò alla scoperta di una banda ben organizzata con sicure sedi di affiliazione in Calabria e Campania. Dalla Campania, veniva curata la vendita via internet. Ai trafficanti palermitani vennero trovati i biglietti di viaggio relativi a successive spedizioni programmate per la Sardegna. Si ebbe anche traccia di spedizioni in Giappone. Il sospetto era che potesse trattarsi di un sistema di rifornimento del famoso brodo, localmente apprezzato e ben pagato. Il Corpo Forestale dello Stato, a seguito di questa operazione e su mandato della Procura della Repubblica di Tempio Pausania, eseguì decine di perquisizioni domiciliari presso le case degli appassionati destinatari. Numerose regioni del centro nord, specie Toscana, Lombardia ed Emilia Romagna, risultarono coinvolte. Un filone dell’indagine portò alla scoperta di un terrarista toscano il quale, oltre che alle tartarughe, si era riempito la casa di armi illegalmente detenute.

A dirigere quella che ora potrebbe apparire come il ramo ligure dell’inchiesta è la Procura della Repubblica di Savona. Il giro di affari stimato dagli investigatori, solo per questo ramo, risulta di decine di migliaia di euro. Alla signora di Savona è stato contestato un Decreto Penale di Condanna di 42.500 euro. L’ammenda massima prevista, informa la Forestale, è di 75.000 euro.

Di nullo significato, invece, le previsioni di arresto. Varrebbero solo nel caso di particolari pregiudicati. Sono cioè ben al di sotto della soglia di punibilità. Purtroppo la previsione di sola natura contravvenzionale, come rilevato in altre operazioni di polizia, non è di grande stimolo per le indagini. Se anche i reati in violazione della Convenzione di Washington (quella sul commercio di specie rare) fossero “delitti” e non “contravvenzioni”, sarebbe quasi automatico, considerata l’entità del fenomeno, la contestazione di quella che appare essere in maniera fin troppo evidente come una vera e propria associazione a delinquere. Purtroppo, però, solo con i reati in violazione della Convenzione di Washington, è tutto più difficile. E pensare che il traffico di animali esotici o comunque tutelati dalla Convenzione di Washington (come nel caso delle testuggini italiane), secondo gli organi di polizia sia nazionali che internazionali, è paragonabile a quello di armi e droga. Per combatterlo, in Italia si usano le contravvenzioni. . .

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