La moda dell’esotico si basa sulla parcellizzazione all’interno delle case del massaggio diffuso da decenni dall’industria della cattività. In primis zoo e acquari aperti al pubblico. Milioni di persone, inizialmente soprattutto del mondo occidentale, sono divenuti acquirenti di pesci d’acquario e piccoli uccelli, successivamente anche di rettili, anfibi e finanche mammiferi. I numeri, solo per gli ultimi decenni, si possono calcolare in numerosi miliardi. Solo in Italia è stimata la vendita di poco meno di 20 milioni di pesci d’acquario, mentre la tartarughina guance rosse (ora vietata per gli stessi motivi sanitari delle altre tutt’ora vendute) è stata commerciata in un milione di individui l’anno.

Il motivo per cui il mercato ha raggiunto alti livelli di saturazione (peraltro solo per alcune specie di animali) mantenuti più o meno costantemente negli anni, è molto semplice. Buona parte di questi animali muore già nei primi giorni di prigionia tra le mura domestiche. Senza considerare quelli morti durante la cattura o il trasporto. Provate ad immaginare l’iguana verde. Gli individui che si rinvengono in ogni angolo d’Italia sono individui adulti, in alcuni casi lunghi anche un metro e mezzo. Si tratta di alcune decine di individui, ma i neonati venduti ormai da almeno 15 anni, sono decine di migliaia. Il venditore fornisce la piccola iguana, incassa il modico prezzo e (non potendo noi credere che gli acquirenti siano dei crudeli torturatori di animali) probabilmente non dice che nel giro di pochi anni (ammesso che campino) il proprietario si ritroverà con un lucertolone lungo quasi due metri e che non avrà più di bisogno di una teca di vetro in una stanza, ma dell’intera casa. La realtà è che la stragrande maggioranza di questi animaletti, moriranno nel giro di poco tempo. Per questo si rinvengono solo pochi individui adulti.

Sul perché vengano tenuti tali animali in casa si è scritto molto.  Sicuramente piace averli e per questo è indubbio una passione. Ma piacere e passione non necessariamente equivalgono ad un valore positivo. Tutti, o quasi, dicono di fare scienza. Tra chi li contesta si sono azzardate megalomanie e manie esibizionistiche. Può la curiosità divenire tutt’uno con le perversioni narcisiste?

Forse no, o quantomeno non per tutti i casi. Più probabilmente la moda dell’esotico è il desiderio di avere, di possedere un animale. Ti farlo proprio e farne dipendere la sua delicata esistenza dalle proprie mani. Possono essere così collezionati, esposti in mostre pubbliche, scambiati o venduti. L’esotico in casa è comunque un vanto da mostrare, molto più stimolante di una rarissima collezione di francobolli.

Negli ultimi decenni, si è avuta una vera e propria mania dell’esotico. Le statistiche degli stessi commercianti ne fanno un vanto. In particolare la classe di animali in più veloce crescita è stata quella dei rettili. In commercio si trovano teche terrario, tutto compreso. Alle famose tartarughine acquatiche, si sono aggiunti serpenti, tartarughe di terra, gechi, lucertole. Non mancano, tra le altre classi, scarafaggi tropicali, coleotteri, scorpioni, finanche bozzoli di farfalle pronti ad aprirsi al loro arrivo. Tale espansione rappresenta, ovviamente, anche un mercato sul quale si sono specializzati medici veterinari, industrie farmaceutiche, produttori di integratori, mangimi ed accessori. Rappresentanti di questa “passione”, si vedono spesso in trasmissioni televisive, documentari, servizi giornalistici e quant’altro di indubbiamente utile anche a diffondere tale “passione”.

A cosa serve tutto ciò? Al mercato senz’altro, ma serve forse a spiegare una rapporto con gli animali impostato su canali sbagliati perché esplicitamente riferiti al possesso che in fondo è una manifestazione del possesso sulla natura, sintetizzata in microscopiche miniature da salotto che nulla o quasi hanno a che fare con la natura vera. Peccato che la natura in scatola spesso è una natura morta o comunque proibita. I sequestri del Corpo Forestale sono numerosi sia in dogana che in casa.