GEAPRESS – Li avevano spruzzati con aromi di pepe e tabacco. Poi il tutto era stato rinchiuso in due casse metalliche contenti l’indicazione “avocado”. 255 chilogrammi di avorio stavano così per essere inviati, dall’aeroporto internazionale di Nairobi, a Kuala Lampur, in Malesia. Da qui, da una delle mille vie che risalgono la penisola indocinese, i 65 pezzi di avorio, in buona parte zanne ancora sane, sarebbero probabilmente arrivate in Cina. Il volo, comunque avrebbe fatto scalo a Doha nel Qatar.

Ad intervenire la polizia di Nairobi che sta ora cercando i mittenti del carico, sfuggiti all’arresto.

Proprio nei giorni scorsi, però, due cittadini del Kenya sono stati arrestati perché sorpresi in possesso di carne di zebra. L’udienza è fissata per il prossimo 23 settembre e i due bracconieri, con permesso di caccia per il trofeo ma senza saper dimostrare la provenienza della carne, sono per ora in stato di libertà dietro pagamento di una forte cauzione.

Sorprende ancora una volta il deciso dislivello esistente tra le pene alle quali vanno in contro i bracconieri di molti paesi, se paragonate a quelle che dovrebbero punire i nostrani trasgressori. Per i bracconieri italici la legge sulla caccia prevede solo reati di mera contravvenzione e previsioni di arresto di gran lunga inferiori alla soglia di punibilità. Reati, in buona parte, soggetti ad oblazione. Si paga qualcosina, ed è cancellato tutto. Se poi il bracconiere è anche un cacciatore, per inspiegabile concessione della legge sulla caccia, non può essere contestato il furto al patrimonio indisponibile dello Stato. Difficilissimo, poi, che si arrivi, per un reato venatorio, al ritiro della licenza. Occorrono, in alcuni casi, due condanne per bracconaggio, entrambe divenute definitive. E’ questo il caso, dell’abbattimento di una specie protetta.

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