GEAPRESS – Un Pitone che scappa in Friuli, un Boa che si perde nelle campagne di Alessandria, grosse Iguane che spuntano un po’ ovunque, fino all’allarme Crotalo in questi giorni riapparso nella pineta di Ostia (RM) che in maniera preoccupante ritorna a parlare di serpenti a sonagli.

Eppure con l’esclusione del Crotalo e di non molti altri invendibili perché pericolosi, i negozi di animali italiani continuano a sfornare animali esotici e rettili in particolare. Molti di questi possiamo ritrovarli finanche nel balcone di casa, come capitato ad una signora romana le cui piante esposte al sole sono state in questi giorni apprezzate da un Boa che ha ringraziato per il disturbo lasciandole in dono la vecchia pelle.

A GeaPress sono pervenuti numerosi commenti, alcuni molto vivaci, altri sicuramente particolareggiati tanto da essere girati alle autorità competenti. Non sono tutti contro la terraristica, e nel complesso rappresentano un segnale di come l’argomento “terrario” riceva ancora molta attenzione. Pro e, molto di più, contro.

Un tema, quindi, da approfondire sia per le ripercussioni sul benessere degli animali detenuti in casa, che sotto il profilo del depauperamento della fauna selvatica, ed esotica in particolare. Abbiamo intervistato un erpetologo di sicura esperienza, autore di numerose pubblicazioni sia di carattere scientifico che divulgativo. Il dott. Vincenzo Ferri (nella foto) è un naturalista, dal 1985 ricercatore in campo erpetologico e teriologico, esperto in conservazione della piccola fauna selvatica e degli habitat, con particolare riguardo alla gestione delle aree naturali e seminaturali. Il Dott. Ferri è stato fondatore, co-fondatore e promotore della nascita di associazioni naturalistiche a carattere scientifico tra cui l’Associazione “Emys”, il Centro Studi Erpetologici “Emys”, la Societas Herpetologica Italica. Il dott. Ferri ha inoltre progettato numerosi programmi regionali e nazionali dedicati alla conservazione di specie o di gruppi minacciati di vertebrati. Tutt’oggi ne coordina, sotto il profilo scientifico, l’attività. Tra questi il Progetto Pelobates, il Progetto Emys, Progetto ROSPI-Toads Project, Progetto Arcadia, Progetto Chirotteri Abruzzo, Life “Pelobates” IT007233, Life “Monticchie” IT0390001. Dal 2006 è coordinatore del Comitato Scientifico della Stazione Sperimentale Regionale per la Conservazione degli Anfibi “Monticchie” di Somaglia, mentre dal 2008 è membro del Comitato Scientifico di I.E.N.E. Italia. Dal 2009 è membro del IUCN/SSC Tortoise and Freshwater Turtle Specialist Group.

GEAPRESS – Dott. Ferri, si sente molto parlare dei danni che la terraristica arrecherebbe alle popolazioni selvatiche di animali.
Dott. FERRI – Guardi, se non le dispiace, in tema di terraristica, prima di dirle di quella di oggi, mi piacerebbe raccontarle cosa ha combinato nel recente passato.

GEAPRESS – Prego
Dott. FERRI – Sarebbe forse il caso che i terraristi, prima di acquistare Pitoni e Boa si ricordassero cosa è successo, ad esempio al Cervone. Quando i Boa costavano ancora troppo o forse non erano ancora arrivati sul mercato, è stato il Cervone a pagarne le spese. Per trovarne ancora, devi spingerti in Basilicata o in Puglia. Io abito nel Lazio e continuo a girare parecchio. Eppure in sette anni ho rinvenuto solo tre Cervoni, di cui due morti. In Italia, tutt’oggi, non si riesce ad imporre alcuna seria regolamentazione, finanche nei casi più appariscenti, basti pensare al paese di Cucullo, in Abruzzo, dove si svolge la festa dei serpari. Gli animali, dopo la festa, dovrebbero essere liberati, ma la cosa mi lascia molto perplesso. Non si sa bene non solo dove vanno a finire, probabilmente conservati, ma neanche da dove arrivano. Ma tornando alla terraristica. Ci siamo forse scordati della Vipera ursinii? Certo, ora è vietata detenerla, è un animale pericoloso, è inoltre protetta da importanti disposizioni. Ma prima? Piccola, bellina, velenosa ma non troppo. Ne abbiamo esportate chissà quante nei mercati del nord est europeo. Ma non negli anni 50, ma solo fino ad un ventennio addietro. Secondo lei per cosa veniva catturata? Ora la Vipera ursinii, tranne che in poche località, è divenuta molto rara. Per non parlare del Colubro leopardino, altro antico mito della terraristica italiana. Finché non è arrivata l’Elaphe guttata, è stata lui la vittima. I terraristi dimenticano queste storie, ma io quello che scrivevo allora, trovo che sia validissimo ancora oggi.

GEAPRESS – Cosa è ancora valido?
Dott. FERRI – Lei saprà che sono stato tra i promotori della Societas Erpetologica Italica e le dico pure che il mio approccio non è quello animalista, basti considerare, a questo proposito, l’inutile polemica sulla salmonella e le testuggini neonate. Si è dimostrato che se il batterio contamina pericolosamente l’acqua, la causa non è la piccola testuggine. Proviamo a vedere se l’acqua è cambiata spesso o è correttamente depurata. Proviamo ad immaginare cosa succede al mangime lasciato a decomporsi in acqua. Poi, quando l’animaletto cresce non piace più ai bambini e si deve levare l’ingombro.

GEAPRESS – Infatti si trovano anche nelle vasche dei giardini pubblici e non si sa più dove metterle.
Dott. FERRI – Non solo ne hanno passate tante ma si è detto pure che sta facendo estinguere la nostra testuggine europea, l’Emys orbicularis, quando magari si era estinta già da parecchio in alcune aree per altre cause.

GEAPRESS – Ci stava dicendo, sul documento …
Dott. FERRI – In quella sede, io ed i miei colleghi, distinguemmo più tipologie detentive. Vi sono gli allevamenti amatoriali, ossia la “terraristica” in senso stretto, sorretta da motivazioni estetiche o ludiche. Sono comunque motivazioni non immediatamente recepibili come scientifiche. E’ un allevamento fine a se stesso. Vi sono poi le motivazioni scientifiche, ad esempio gli studi con fini conservazionistici. Lo scopo è la salvaguardia e la riproduzione finalizzata alla liberazione in natura. Ora, al di là di quello che ognuno di noi può pensare sui singoli aspetti che ho richiamato, il mio pensiero sulla terraristica rimane quello espresso nel documento, ossia che buona parte, se non la maggioranza, di anfibi e rettili sono prelevati in natura. Sebbene a volte di difficile quantificazione, l’impatto della terraristica sotto il profilo della conservazione, non può essere sottaciuto.

GEAPRESS – Ma nel suo documento cosa si diceva sugli animali nati in cattività?
Dott. FERRI – Vorrei precisare che il documento era di più autori. Si diceva che, salvo rari casi, almeno per l’Italia, la riproduzione in cattività riguardava in genere solo individui da più generazioni allevati…

GEAPRESS – Ma di questo aspetto i terraristi ne fanno grande difesa.
Dott FERRI – Si infatti, dovremmo andare a vedere quali manie si sono sviluppate. Tante varietà di allevamento, i serpenti albini o quelli non so come, insomma cose che di scientifico non hanno niente e sulle cui “passioni” che generano ci sarebbe da riflettere. Sicuramente prospettano vendite, mercatini etc…

GEAPRESS – Ma vi saranno delle disposizioni sul mantenimento in casa…
Dott. FERRI – In Italia? Credo proprio di no. In Svizzera vi è un patentino e del personale abilitato controlla le condizioni di benessere. In Italia basta invece guardare il rettilario del Bioparco di Roma, figuriamoci dentro le case. Vi sono disposizioni regionali, molto blande e comunque a parte generici richiami al benessere, chi controlla poi? Nella mia regione si è fatta tanta pubblicità su una legge esotici. Vorrei capire a che serve, poi.

GEAPRESS – Proviamo a mettere un attimo da parte le condizioni di benessere e guardiamo solo alle possibilità di allevarli, per fini amatoriali, in cattività per poi farli riprodurre.
Dott FERRI – Vale quanto già le ho detto, sia sui numeri che sulle manie. In realtà va molto di moda richiamare gli allevamenti soprattutto dei paesi di origine. Le farms, i ranch. Io li ho visti.

GEAPRESS – Se già Italia vi è un impossibile dibattito sulle condizioni di benessere nei nostrani allevamenti,  immagino in un paese magari del terzo mondo.
Dott. FERRI – Appunto. Avrà un significato se a chiudere sono stati alcuni degli Stati Uniti, si immagini altrove. Ho visto un centro finanziato dallo Stato in Ecuador. Avevano dei problemi con i Boa sequestrati. Sa come erano messi i Boa? Dentro gabbiette per galline, avevano tutti il muso spaccato a forza di sfregarsi sulla rete. Le ferite si erano infettate. Dovevano essere liberati perchè sequestrati ai trafficanti. Ed era un centro controllato. Non le dico le farms. E poi di cosa stiamo parlando? Bisognerebbe vedere le percentuali di animali nati in cattività e di quelli allevati in cattività, ovvero prelevati spesso neonati in natura se non addirittura nell’uovo e portati negli allevamenti. Sa cosa succede, ad esempio, dove si allevano Varani? Si trovano aree naturali con soli maschi ed altre con sole femmine. Questo perché vengono prese in natura femmine gravide, ed una volta che non servono più vengono buttate in altri luoghi rispetto a quello dei prelievi. La realtà è che farli nascere in cattività non è affatto semplice. Se già non lo è da noi, figuriamoci nei paesi di origine, che hanno interesse ad esportare.

GEAPRESS – Si, infatti vi sono molte polemiche sull’attendibilità delle quote di esportazione, peraltro valide solo per alcune specie. Ad ogni modo i dati degli uffici della Convenzione di Washington che riferiscono di animali allevati in cattività e di quelli nati ed allevati in cattività, mostrano una evidente sproporzione.
Dott. FERRI – Si, ma guardi che l’esempio dei Varani era di una struttura autorizzata. Era un ranch, ammassi di animali per allevamento…

GEAPRESS – Una operazione di zootecnia …
Dott. FERRI – Si, ma i Varani arrivavano dalla natura.

GEAPRESS . Ritornando in Italia. Una volta cresciuti? Lei ha fatto l’esempio delle testuggini. Ma gli altri? Ad esempio le Iguane? Quelle che si trovano abbandonate da noi, sono in genere di grandi dimensioni.
Dott. FERRI – Certo, chi si tiene in casa un animale molto reattivo e che raggiunge il metro e mezzo. L’Iguana è un animale particolare, per non parlare di Boa e Pitoni. Almeno il Boa adulto è largo quanto un braccio, ma l’ha visto cosa è un Pitone moluro di qualche metro? E’ largo come una coscia. Guardi che in Florida il problema principale di convivenza con gli animali selvatici, non è con l’alligatore. Con quelli si è imparato a convivere. Il problema principale sono i Pitoni scappati ai terraristi e ormai naturalizzati. Guardi che la Florida ha temperature simili a quelle di molte parti del sud Italia. Finora siamo stati fortunati.

GEAPRESS – Sono costrittori …
Dott. FERRI – Basta che l’animale, messo sul collo, avverta il calore e può iniziare a stringere. Eppure li vendiamo tranquillamente. Il Pitone moluro è uno dei casi più gravi.

GEAPRESS – Negli Stati Uniti, il Pitone moluro come altri serpenti, si sta pensando di vietarli.
Dott. FERRI – Si mentre noi continuiamo ad importarli ed allevarli in casa. Sono animali che possono diventare molto pericolosi.

GEAPRESS – Ma non riconoscono il padrone?
Dott. Ferri – Guardi quante volte ho sentito dire che una certa piccola testuggine segue il suo padrone. Le assicuro che se volessi riuscirei a farmi seguire anche non avendola mai vista prima.

GEAPRESS – Ma non provano emozioni? O riconoscere il padrone?
Dott. Ferri – I rettili? Forse i padroni, chissà che emozioni poi. Ma il rettile, è bene ricordarlo, ha un cervello primitivo. In sintesi è un cervello di un animale che agisce d’istinto. Chi sostiene diversamente dovrebbe leggersi cosa significa talamo o ipotalamo. Là ci fermiamo. Siamo praticamente a livello di causa-effetto. Ripeto, se un moluro ha bisogno di calore e coincide che viene messo attorno al collo, può stringere.

GEAPRESS – Ma allora ….
dott. FERRI – Guardi io non dico che in cattività non possono stare, ma la cattività che c’è in Italia, poi quella dei terraristi …. Ad ogni modo gli animali vanno apprezzati e studiati nel loro ambiente. Io ancora lo faccio e non ho iniziato ieri.

GEAPRESS – Impariamo a vederli in natura?
Dott. FERRI – Si, senz’altro preferibile. Poi guardi i terraristi hanno un veloce ricambio. Se non fosse per quello, non sarebbero poi neanche tanti. Sono in genere ragazzi molto giovani. Poi arrivano altri pensieri. Qualcuno continua, può darsi che diventi un lavoro. Mi creda, per studiare e apprezzare i rettili, bisogna andare in campagna, camminare e faticare. Io non ho mai smesso.

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