GEAPRESS – Decine di migliaia di uccelli tropicali, alcuni dei quali appartenenti a specie molto rare, sono stati in questi anni contrabbandati grazie alla compiacenza delle autorità delle Isole Salomone. Il paese, uno dei più poveri al mondo e con una situazione politica decisamente traballante, è già noto per le catture dei delfini in mare da destinare ai delfinari. Secondo il Governo locale gli “studi” avrebbero consentito la cattura di cinquanta delfini in un anno. Secondo il South Pacific Whale Research Consortium, una organizzazione non-profit specializzata nello studio e protezione dei cetacei, dovevano invece essere non più di uno ogni cinquanta anni.

Ora il commercio illegale degli uccelli attuato con uno escamotage piuttosto grossolano e già noto, in altri paesi, per il contrabbando dei rettili. Le autorità locali, infatti, dichiaravano come nati in cattività animali in realtà provenienti dalla natura, specie quella della Papua Nuova Guinea. I principali importatori sono Singapore, Taiwan e Giappone ma non mancano commercianti europei come danesi, olandesi e portoghesi. Tutti paesi della UE e, pertanto, una volta acquisita la spedizione da un porto autorizzato, facilmente commerciabili negli Stati membri. La certificazione CITES, ovvero quella che dovrebbe attestare la regolarità degli animali, riportava la nascita in cattività. Nelle Isole Salomone, però, non vi sono le strutture di riferimento.

Lori mentogiallo, arcobaleno e cardinale, più il Cacatua di Salomon, ed altre specie come gli uccelli del Paradiso, venivano tutti dichiarati come nati in cattività. Un totale minimo stimato in oltre 50.000 volatili in dieci anni.

Purtroppo la Convenzione di Washington, consente il commercio di specie anche molto rare e sull’orlo dell’estinzione se dichiarate nate in cattività. In tal maniera, ad esempio, in Europa (Italia compresa) sono stati importati scimpanzé e finanche gorilla. Di fatto si è venuta a creare una possibile via di contrabbando grazie alla compiacenza di alcuni paesi. Lo scopo iniziale, però, era quello di fornire una alternativa al prelievo in natura, ovvero immettere nel mercato internazionale animali nati in cattività sperando di soffocare così gli interessi dei contrabbandieri. Soluzione criticata, sia per l’impossibilità di verificare le condizioni di benessere degli animali, ma anche perché la caccia di frodo non è mai terminata. Anzi, ha trovato un nuovo canale proprio nei falsi allevamenti, utili a riciclare i furti di natura.

Valga ora l’esempio delle Isole Salomone che sono arrivate a certificare pure la nascita in cattività di 76 uccelli del paradiso, appartenenti a più specie, quando è nota l’estrema difficoltà della riproduzione in gabbia. Ad aggravare la situazione c’è anche il fatto che le Isole Salomone importano a sua volta da paesi dove forte è il sospetto che le lobby dei commercianti di animali incidono decisamente sull’atteggiamento delle autorità che dovrebbero vigilare sul rispetto della Convenzione di Washington.

Tra gli animali commerciati anche il raro Pappagallo di Pesquet, il Lori garrulo, il Cacatua occhiazzurri ed il Cacatua bianco. Erano anche loro dichiarati come nati in cattività. Il tutto è ora denunciato in dettagliato dossier prodotto dall’Ufficio Traffic, struttura alla quale aderisce il WWF.

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