GEAPRESS – Si chiama Operation Prey e si propone di combattere il commercio illegale di specie animali. Le prime due fasi si sono concluse nei mesi di settembre ed ottobre. Decine di tigri, sia vive che già macellate, assieme ad altre specie protette. Una dozzina gli arresti.

I paesi interessati sono stati Bangladesh, Laos, Birmania, Tailandia e Vietnam. Ora un successivo intervento, il terzo, che ha riguardato Indonesia e Malesia. Oltre alla tigri sequestrate, anche pangolini, serpenti protetti ed altri animali cacciati illegalmente.

Un sistema di azioni, quello dell’Operation Prey, mirate a coinvolgere gli stessi paesi. Un’esperienza, comunicano dall’INTERPOL, che verrà ulteriormente rafforzata in una successiva sessione di approfondimento che si terrà in Nepal.

Secondo David Higgins, direttore del Programma crimini ambientali dell’Interpol “con la crescente coesione all’interno della comunità internazionale delle esigenze di conservazione delle tigri, ma anche leopardi delle nevi ed altri grandi felini asiatici, l’INTERPOL potrà sostenere i paesi membri nel rafforzamento delle stesse azioni”.

Ostentazione come status symbol e presunte proprietà medicinali. Queste le principali cause che hanno ormai portato sull’orlo dell’estinzione i grandi felini. Per evitare il perpetrarsi di un processo che sembra irreversibile, l’Interpol chiede di potenziare quelle azioni, innanzi tutto economiche, che consentano di abbattere la domanda di tali animali e spezzare la catena criminale dei trafficanti.

Operation Prey è parte del Progetto Predator, sostenuto dall’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID) e il Dipartimento britannico per gli Affari e Ambiente, Food and Rural (DEFRA).

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