GEAPRESS – Sono molto più allarmanti, rispetto alle cifre già preoccupanti diffuse appena poche settimane addietro, i dati sulla morte delle tigri in India. Secondo l’Autorità Nazionale per della Conservazione della Tigre (NTCA) sarebbero ben 48 i decessi dei quali si è avuta certa notizia nei primi mesi del 2012. Si è così quasi raggiunta la cifra dell’intero 2011 (52 animali deceduti) e del 2010 (56 animali deceduti).

Poco meno della metà di tali rinvenimenti è avvenuto nei Parchi nazionali di Corbet, nello Stato dell’Uttarakhand, e del Tadoba Tiger Reserve nello Stato di Maharashtra. Di almeno 19 animali è stata accertata l’uccisione da parte dei cacciatori di frodo. Secondo le autorità indiane, questo dato potrebbe essere sottostimato dal momento in cui, in quel paese, è carente il sistema informativo che riguarda sia le determinazioni delle cause di morte che la gestione complessiva dei dati. Per tale motivo, già durante la stesura dei referti post mortem, è stato disposta la presenza un funzionario dell’NTCA.

In India vivono circa la metà delle poco più di 3000 tigri rimaste al mondo. Ogni animale ucciso rappresenta un concreto passo verso l’estinzione. Le autorità indiane sono convinte che il principale mercato, che viene rifornito dai bracconieri, sia quello dell’estremo oriente. La medicina tradizionale costituisce, infatti, la principale fetta di una richiesta che ha già fatto sviluppare in Cina, veri e propri allevamenti di tigri. Sarebbe la panacea contro il bracconaggio. La Cina ha importato tigri da zoo occidentali, italiani compresi. Sebbene non sia certa la destinazione di questi animali, appare chiaro come inviare le tigri in un paese dove è forte la richiesta di ossa (ovvero il principale ingrediente utilizzato nella preparazione dei prodotti medicinali) non può che considerarsi ad alto rischio.

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