GEAPRESS – A distanza di pochissimi giorni dagli ultimi due sequestri (vedi articolo GeaPress) un nuovo ingente ritrovamento di avorio è avvenuto all’aeroporto di Nairobi, in Kenya. Così come recentemente successo in Cameroon e Gabon, anche in Kenya è scattato l’arresto per i bracconieri (…. a differenza dell’Italia dove si potrebbero estinguere, sparandogli, tutte le specie rare e pagare una piccola somma). Si tratta di due cittadini di Singapore provenienti dal Malawi e diretti in Tailandia. Avevano nascosto ben novantadue chilogrammi di avorio all’interno di quattro valige. Secondo le stime dell’ Ufficio Traffic del WWF nel mondo si riesce a sequestrare circa il 10% dell’avorio contrabbandato. Dato, questo, che preoccupa enormemente i protezionisti di tutti il mondo alla luce del fatto che, per la specie africana, il numero di elefanti è calato in venti anni da oltre due milioni a circa cinquecentomila.
Quest’ultimo dato non può che essere approssimativo alla luce dei forti dubbi che si nutrono sull’attendibilità di alcuni censimenti compiuti ad esempio in Zimbabwe e Zambia. In questi paesi, gli improbabili “esorbitanti” branchi di elefanti vengono, ancora oggi, finiti legalmente a fucilate. L’avorio così ricavato, unitamente a quello sequestrato, viene però molto spesso autorizzato per la vendita dagli Uffici della Convenzione di Washington (CITES) sul commercio di flora e fauna minacciata di estinzione. Sono proprio questi stock a permettere , tramite facile contraffazione della documentazione, il commercio dell’avorio illegale, frutto, cioè, di atti di bracconaggio.

L’esempio più recente è proprio l’ultimo sequestro avvenuto a Nairobi. Le autorità hanno dichiarato che sebbene i due trafficanti provenivano dal Malawi, nulla si può dire sulla reale provenienza dell’avorio. Nel Malawi, infatti, dal 1980 al 2007 il numero degli elefanti è sceso da 4500 a soli 185. Dopo il 2007, però, l’immissione nel mercato di avorio legale proveniente dal Malawi, ha comportato una sensibile recrudescenza del bracconaggio. Quest’ultimo fenomeno è purtroppo comune in tutti i paesi africani interessati alla scia di avorio che si alimenta fondamentalmente sulle autorizzazioni CITES rilasciate per l’avorio sequestrato o proveniente dalle cosiddette “cacce di selezione”, (… come quelle dello Zimbabwe e dello Zambia). Basterebbe, invece, distruggere tutto l’avorio sequestrato ed invece, considerato il perverso sistema venutosi a creare, l’aliquota del 10% di cui sopra, sembra quasi una tangente da pagare al commercio legale che di fatto garantisce quello illegale.

Solo nello scorso settembre furono sequestrati a Nairobi zanne equivalenti a 657 elefanti. Provenivano dall’Etiopia ed erano dirette proprio in Tailandia. Il motivo per il quale il sud est asiatico è al centro di una delle tappe fondamentali dei trafficanti di avorio è semplice. La Tailandia, a differenza di Singapore, ha una sua industria di intagliatori. Tale attività non sembra conoscere alcuna crisi, mentre la recente autorizzazione fornita, sempre dalla Convenzione di Washington, alla Cina per potere importare l’avorio, ha complicato ulteriormente le cose. In Tailandia vi è una legislazione molto permissiva e l’industria legale di intagliatori può usare facili escamotage per riciclare l’avorio illegale.

Gli altri terminali di questo infame commercio sono alcuni paesi arabi che utilizzano, comunque, quelli del sud est asiatico come tappe intermedie di un lungo viaggio che sta portando gli elefanti (soprattutto africani ma anche asiatici) ad una …. legale estinzione. Solo all’ aeroporto di Bangkok quest’anno sono state sequestrate circa quattro tonnellate e mezzo di avorio. A febbraio avvenne il sequestro di 239 zanne pari a circa due tonnellate, in aprile una tonnellata e quattrocento chilogrammi, in luglio altre 117 zanne per un totale di 765 tonnellate ed infine, penultimo, ad agosto con sedici pezzi di avorio di circa novanta chilogrammi. Di questo passo l’elefante lo vedremo solo nei cartoni animati o detenuti negli zoo dagli inutili programmi di difesa delle specie in via di estinzione. (GEAPRESS – Riproduzione vietata senza citare la fonte).